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Cinquant’anni dopo: “Quaderni di critica”

Il 7 marzo 1973 usciva il primo volume del gruppo “Quaderni di critica”. All’epoca, il gruppo era formato da Filippo Bettini, Stefano Giovanardi, Massimiliano Mancini, Aldo Mastropasqua, Giorgio Patrizi, Mauro Ponzi e l’aggiunta del sottoscritto. Marcello Carlino sarebbe entrato nella redazione poco dopo. Per festeggiare l’anniversario ripubblico qui l’editoriale del primo numero.

EDITORIALE

Esprimiamo subito due (ovvi) postulati: primo, l’intenzione di dar vita ad una rivista è sempre (né potrebbe essere altrimenti) una intenzione politica; secondo, è necessario, perché quest’intenzione si realizzi compiutamente, che la scelta dei campi d’intervento e degli strumenti sia il più possibile rigorosa e il meno possibile «contaminata», pena l’insignificanza o (che è peggio: cioè reazionario) la tautologia. Operare nello specifico significa per noi essenzialmente reperire e dosare gli strumenti attinenti alla crescita del processo rivoluzionario: ma che proprio per questo devono rispondere a criteri di massima efficienza e capacità euristica, applicandosi ad universi riconoscibili e totalmente omogenei (riconoscibili, ogni volta che si renda necessaria una verifica, come quelli che con meno mediazioni agli strumenti stessi hanno dato origine). Continua a leggere Cinquant’anni dopo: “Quaderni di critica”

Dedicato ad Anceschi

Nelle giornate scorse del 16 e 17 febbraio si è svolto presso l’università di Roma “Sapienza”, un convegno dedicato a Luciano Anceschi, organizzato da Cecilia Bello Minciacchi sotto il titolo Anceschi e i Novissimi. Il convegno, oltre a Barbara Anceschi in rappresentanza del “verri”, ha ospitato alcuni studiosi di Bologna, allievi diretti e indiretti del maestro (Niva Lorenzini, Francesco Carbognin, Stefano Colangelo) per discutere insieme a giovani ricercatori (Giulia Siquini, Antonio D’Ambrosio, Sara Gregori e Samuele Maffei). Un intreccio di interessi e di prospettive che ha portato ad illuminare e illustrare il percorso dell’attività critica anceschiana, i suoi risvolti metodologici e militanti, il suo lavoro nelle riviste e nelle antologie, con particolare riguardo a quella dei Novissimi, dai lui promossa, e al confronto con la tendenza del Gruppo 63. Continua a leggere Dedicato ad Anceschi

I seminari della LUNA, Introduzione all’allegoria

Sotto al titolo Allegorismi è iniziato un nuovo ciclo di seminari della LUNA, che proseguirà nei prossimi mesi. Per introdurre le varie questioni relative a un argomento piuttosto “spinoso”, il primo seminario è servito da introduzione alla nozione di allegoria. Dopo essere stata a lungo bistrattata ed esclusa dalle estetiche idealiste e dall’idea intuitiva dell’arte, l’allegoria è oggi tornata in auge, anche grazie alla diffusione del pensiero di Walter Benjamin. Questo ha risolto ogni problema? Tutt’altro. Perché l’allegoria vista dappertutto perde qualsiasi qualità differenziale e qualsiasi tendenza alternativa.
Chi volesse seguire il seminario può farlo a questo link:

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Chiusura dell’anno manganelliano

All’egregio direttore del blog, ammesso che ce ne sia uno, non saprei, ai miei tempi tale roba inesisteva, e anche “egregio”, perché egregio? egregio in cosa? Comunque sia, avrei forse il dovere di ringraziarla di avermi intitolato addirittura un intero giro planetario, e in fondo lei avrà pensato che non fossi alieno dalle cerimonie, dato che la “cerimonialità” in letteratura mi è sempre piaciuta, lo ammetto, insieme alla retorica, all’ossimoro, e perfino alla perenta allegoria. E invece no, al posto di render grazie e a costo d’essere scortese ed ingrato, io protesto con tutta la timida e roca voce rimastami. Al massimo avrei potuto permettere una “scommemorazione”! Lei non capisce, non può capire. Nel luogo in cui mi trovo attualmente e che è esattamente come lo descrissi in alcune delle mie carte patologicamente corrotte e menzognere con una certa, è vero, preveggenza, qui nei dintorni del nulla, intendo, nelle tenebre, insomma, il “riverito nome”, per dir così, è quasi completamente scomparso, quindi sentirselo ritirare in ballo, mi creda, non può che causare uno spiacevole fastidio postumo. Eh, sì, il nome, quella bestiolina bastarda che ci segue accanita, sospettosa, talvolta ilare, bu!, a cuccia! pussa via! Continua a leggere Chiusura dell’anno manganelliano

Dedicato a Pagliarani

Nei giorni scorsi, 24 e 25 novembre, nei locali romani della Casa dello scrittore, sono state dedicate a Elio Pagliarani (a dieci anni dalla scomparsa) due giornate fitte di testimonianze, letture e interventi critici. Riporto qui il mio contributo.

PERCHÉ PAGLIARANI
Un avvicinamento in nove passi

PRIMO PASSO. Ho prediletto Pagliarani fin dall’inizio, ai tempi della mia tesi di laurea sulla “poesia sperimentale”. Ero già allora fortemente brechtizzato e tra i Novissimi Pagliarani era evidentemente quello che mostrava con più immediatezza una istanza politica. Ho dovuto leggere attentamente Adorno per capire come la “separatezza” degli altri fosse un’altra modalità di contestazione. Nello stesso tempo, però, non mi è mai sembrato giusto separare Pagliarani dall’area sperimentale del Gruppo 63: non mi pareva fuori, semmai all’ala sinistra del movimento. Continua a leggere Dedicato a Pagliarani

D’Ambrosio esagerato a Bookcity

L’editore milanese Fabio D’Ambrosio è in campo ormai da vari anni e ha al suo attivo diverse pubblicazioni di autori dei quali “Critica integrale” si è occupata variamente quali Gaetano delli Santi, Franco Falasca e Carmine Lubrano, nonché il sottoscritto. Si può affermare che D’Ambrosio sia uno dei pochi autentici editori rimasti, per due buoni motivi:
1) Ha scelto una politica editoriale. E precisamente in una linea di avanguardia. Non sto qui a ripetere e a riprendere il dibattito su questo termine discussissimo (il superlativo, per quanto brutto, ci vuole); lascio parlare lui, dal suo sito ufficiale, quando dice che «l’avanguardia, ORA, è la necessaria risposta alla catastrofe della modernità» ed «è gesto di comunicazione sociale e analisi critica». Ripeta pure il pensiero unico che la direzione è “sbagliata” , sarebbe in ogni caso eroico e ormai singolare un editore che procede con l’idea di trovare e se possibile formare il suo pubblico, invece di inseguire le mode e le previsioni di rientro.
2) I suoi libri sono sempre molto accurati e hanno sempre un intervento grafico che accompagna sulla stessa lunghezza d’onda la tendenza “divergente” del testo scritto.
Recentemente, Fabio D’ambrosio ha aperto uno spazio a Milano: si chiama “Oltre i ponti”, non solo perché si trova in zona Quarto Oggiaro, di là dalla ferrovia, ma soprattutto per significare l’oltranza, anche rispetto a tutte le mediazioni moderate (i ponti…).
In occasione delle manifestazioni milanesi di Bookcity, D’Ambrosio presenterà nel suo “cantiere” una fitta serie di incontri e diverse nuove pubblicazioni. Continua a leggere D’Ambrosio esagerato a Bookcity