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Lubrano si fa in tre per l’avanguardia!

Con Carmine Lubrano ho collaborato attivamente negli anni Novanta, all’epoca della Terza Ondata, quando abbiamo provato a rianimare la teoria e la pratica dell’avanguardia, contrastando la resa generale alla omologazione postmoderna. Della necessità dell’avanguardia resto convinto ancora oggi – come forse avranno capito i lettori di questo sito; –  perciò mi rallegro che anche l’amico Carmine vi insista e vi dedichi con rinnovate forze ben tre libri delle sue splendide edizioni di Terra del fuoco. Il libro del giorno, questa volta, si fa in tre. E tre volumi ben assortiti: nel primo, intitolato Sono le undici e quaranta di questo santo venerdì santo. Poesia in quarantena, Lubrano presenta suoi testi, versione aggiornata all’ultima emergenza della sua poesia plurilinguista, magmatica e fluviale; il secondo, intitolato Le ragioni dell’avanguardia: la poesia di Carmine Lubrano, è dedicato al percorso poetico dell’autore e raccoglie saggi critici, dai brani fondamentali di Filippo Bettini per la Terza Ondata, a un saggio attuale, molto acuto e approfondito di Paolo Allegrezza, e poi Roberta Moscarelli, Francesco Aprile, Annalucia Cudazzo e vari altri; il terzo, infine, con interventi creativi e critici, riapre il dibattito su un’altra (possibile) Avanguardia. Continua a leggere Lubrano si fa in tre per l’avanguardia!

Jameson e l’allegoria 3

Continua con questa terza puntata la discussione sull’allegoria a partire dal libro di Fredric Jameson, Allegory and Ideology. La prima puntata ha riguardato soprattutto la distinzione tra la personificazione (che è semplificatrice e porta a immagini stereotipate) e l’allegoria a “quattro livelli”, che è, invece, secondo Jameson, polisensa e creativa. Nella seconda puntata si è ragionato sulla differenza tra la prospettiva dell’interprete e quella del produttore del testo, quindi sulla possibilità di una tendenza allegorica. In questa terza si affronta una questione nodale in Jameson, cioè la differenza tra moderno e postmoderno.

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Moderno-postmoderno, ripensamenti e rimozioni

Il clima del postmoderno è stato favorevole alla ripresa dell’allegoria. Intanto perché, promulgando la “felice riscrittura”, un po’ come un manierismo generalizzato, poteva rimettere in campo tutte le “baroccaggini”; ma anche perché, perdendo la fiducia nella realtà, ne diventavano possibili tutti i travestimenti. “Non ci sono fatti, ma solo interpretazioni”, “sognare sapendo di sognare” e altre formule nicciane tornate di moda portavano a non disdegnare le inverosimiglianze allegoriche. Nella prospettiva della decostruzione ‒ da non confondere con il postmoderno, ma indubbiamente radicata nella sua temperie ‒ l’allegoria, insieme all’ironia, erano privilegiate come prova della instabilità dei significati. Quanto a Jameson, nel suo volumone in materia (Postmodernismo, ovvero La logica culturale del tardo capitalismo, 1991, trad. Fazi, 2007), teorizzava il passaggio da una allegoria “verticale” a una “orizzontale”, propria quest’ultima del postmoderno («le nuove strutture allegoriche sono postmoderne e non si possono esprimere senza l’allegoria del postmoderno»), attesa più che alle «etichette concettuali» alle relazioni e alla loro mobilità. Continua a leggere Jameson e l’allegoria 3

Avanguardia e utopia

Segnalo l’uscita del volume collettivo intitolato Acrobati del futuro. L’uomo nuovo delle avanguardie storiche, pubblicato da Mimesis. Il volume è curato dagli specialisti di letteratura tedesca e francese, Gabriele Guerra, Massimo Blanco e Daniela Padularosa e contiene gli atti del convegno tenuto all’Università “Sapienza” di Roma il 24-25 maggio 2018. Il libro compone, nella gamma dei diversi interventi, un quadro molto vivace delle avanguardie europee nella prima metà del Novecento. Si parla di futurismo, dadaismo, espressionismo, arrivando fino al primo Brecht e affrontando i diversi settori artistici, compresa la musica. E, come indica il titolo, cercando di delucidare il nesso tra l’avanguardia artistica e la proiezione verso il futuro, ovvero la costruzione dell’uomo nuovo. Un nesso molto importante e spesso trascurato, soprattutto dai detrattori dell’avanguardia, che la trattano come insensatezza fine a se stessa; mentre lo scatenamento verbale contiene non soltanto una tendenza polemica antiborghese, ma anche una componente utopica, libertaria e anarchica.
La pubblicazione degli atti di quel convegno è anche una buona occasione per ricordare Mauro Ponzi, che ne è stato l’ideatore e l’animatore. A tutti i partecipanti di allora Mauro manca molto.

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Seminario incontro con Sandro Sproccati

Con il seminario incontro dedicato a Sandro Sproccati in collegamento da Pontoise presso Parigi si conclude il breve ciclo di “LUNA a largo raggio” e con esso l’attività della LUNA per il suo primo trimestre. I seminari riprenderanno in settembre, dopo la pausa estiva, in modalità che verranno decise sul momento tenendo conto della situazione sanitaria, sperando di poter ritornare “in presenza”, anche se le modalità di collegamento a distanza, che hanno consentito questi “colloqui internazionali”, potranno sempre essere riprese in casi particolari.
Intanto, l’intero seminario di ieri può essere ascoltato in questa registrazione:

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Seminario 3: Le dimostrazioni della poesia

Il terzo seminario della LUNA si è svolto ieri, 6 maggio, in videoconferenza. La seduta è stata dedicata al tema delle Dimostrazioni della poesia e si è discusso se e che cosa dimostri la poesia, toccando svariati problemi generali, dall’estetica all’interpretazione, dall’empatia all’avanguardia. Il dibattito è stato ampio, impreziosito dalla partecipazione in collegamento da Luigi Ballerini da New York e di Sandro Sproccati da Pontoise (Francia). Un cast internazionale. Si può riascoltare qui l’intera riunione:

Con questo terzo seminario termina il programma previsto per questo trimestre. Tuttavia, anche per fronteggiare le difficoltà delle iniziative culturali nell’attuale situazione, non è escluso che si possano prendere altre iniziative prima della piena estate: eventuali appuntamenti (sempre in videoconferenza) verranno tempestivamente annunciati nel sito e nella sezione della LUNA.

Barilli oltre il Laocoonte

Renato Barilli, fenomenologo degli stili e critico a tutto campo, dalle arti figurative alla letteratura, dall’avanguardia al postmoderno, in un agile libretto percorre l’evoluzione artistica moderna basandosi sul rapporto tra stasi e movimento. E riparte piuttosto da lontano, dalle pagine del Laocoonte di Lessing, dove si stabilisce la differenza tra scultura e poesia, cioè tra l’opera che si dà tutta in un momento e quella che si dispiega nel tempo. Solo che, una volta posta la distinzione, la tentazione degli artisti sarà quella di avvicinarsi al confine e, alla prima occasione, di attraversarlo. Ecco allora il percorso che si apre “oltre il Laocoonte” o Per un nuovo Laocoonte, come recita il sottotitolo del libro Una mappa delle arti nell’epoca digitale, edito recentemente da Marietti, dove a essere esaminato è soprattutto il percorso delle avanguardie e dello sperimentalismo novecentesco.

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