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Pignotti su “Finzioni” di Giorgio Moio

Lamberto Pignotti riserva a “Critica integrale” la sua recensione al recente libro di Giorgio Moio.

Per Giorgio Moio, Finzioni – Interviste fantasma

«Se lo avessi voluto dire, l’avrei detto», disse André Breton a chi gli aveva chiesto di cosa trattasse una sua poesia surrealista. Bene. Giorgio Moio glielo fa dire.
«Di cosa si tratta?… Niente meno che di ritrovare il segreto di un linguaggio i cui elementi cessano di comportarsi come relitti alla superficie di un mare morto».
È una delle risposte falsamente autentiche e autenticamente apocrife che Moio, nelle sue Finzioni. Interviste fantasma fa dare a 49 personaggi gustosamente piluccati fra le più eterogenei delle categorie: letteratura, arte, filosofia, teatro, musica, politica… Continua a leggere Pignotti su “Finzioni” di Giorgio Moio

Amendola: Voce pre-verbale/verbale/post-verbale

Collaboratore assiduo di Critica integrale, Antonio Amendola prosegue con questo articolo la sua ricerca sulla voce e la poesia sonora. 

Voce pre-verbale/verbale/post-verbale

Scrivendo queste “pillole” sulla vocalità in rapporto alla scrittura mi sono accorto che parlare della voce è un non-gesto, un movimento da verso lo spazio circostante una rappresentazione della voce, una simulazione del gesto-vocale-muto e non la voce stessa che produce il corpo con le sue fluttuazioni, imperfezioni, interferenze. Continua a leggere Amendola: Voce pre-verbale/verbale/post-verbale

Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Volentieri pubblico un nuovo intervento inviatomi da Antonino Contiliano che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Configurazione bolscevica militante
la poesia

Se l’arte ha un rapporto con la verità, e questa è configurazione testuale sempre finita e in divenire, allora anche la sua verità, come fatto proprio (singolare) dell’arte, delle regole e degli elementi dell’insieme che gli sono propri (irriducibile ad altre verità: scientifiche, politiche, amorose), è infinità immanente evenemenziale (non c’è la Verità di cui una verità è incarnazione). Infinità di forme finite (l’infinito a partire dal finito e non viceversa), la verità dell’arte e della poesia (il fare, il poiein) inoltre, legata al divenire evenemenziale non strutturato, è simultaneamente coestensiva al fare stesso dell’arte. È impossibile – scrive Alan Badiou – «affermare che l’opera d’arte sia al contempo una verità e l’evento che la origina. […] In linea di principio, un’opera d’arte non è un evento, ma un fatto dell’arte, ciò di cui la procedura artistica è intessuta. Un’opera d’arte non è nemmeno una verità. Continua a leggere Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Pignotti molto prima

In merito al recente dibattito sulla “fine della critica” suscitato sul “Venerdì” di “Repubblica”, la cosa migliore mi è parsa l’idea di riprendere un intervento di una trentina di anni fa: come dire, “ve ne accorgete solo adesso?” Era il 1993 e il Premio Feronia al suo secondo anno di attività, nel mentre premiava Sanguineti per la poesia, delli Santi per la narrativa, Adonis e Zach insieme come autori stranieri, decideva di non assegnare il premio per la critica militante. Le motivazioni erano espresse a chiare lettere da questo articolo di Lamberto Pignotti su “Paese Sera”, che qui ripubblico con molto piacere con il consenso dell’autore.

IL GIUDIZIO DI REGIME
Manca in Italia la figura del critico militante

Ma quel personaggio che per abitudine viene chiamato “critico militante” esiste veramente o no?
Forse per esistere nel nostro paesaggio dovrà aspettare che qualcuno lo raffiguri, come è successo alla nebbia di Londra che, come ha detto Oscar Wilde, non c’era prima che Whistler la dipingesse…
Sta di fatto che il critico militante, quel critico che dovrebbe tempestivamente pronunciarsi sulle opere letterarie degne di una qualche attenzione che via via vengon pubblicate, appare a prima vista, qui in Italia, sempre più nebbioso. Poi, sforzandosi ben bene gli occhi, egli si rivela trasparente, e di fatto inesistente. Continua a leggere Pignotti molto prima

Monodia e polifonia, un articolo di Antonio Amendola

Da Antonio Amendola, uno dei collaboratori più assidui di “Critica integrale”, ricevo e volentieri pubblico questo articolo.

MONODIA E POLIFONIA

L’origine della voce è monodia, voce unica, non stratificata, l’urlo della nascita ma anche la nascita della voce attraverso il corpo-voce, l’urlo che grida la necessità di libertà, l’urlo della voce come segnale di presenza nel territorio. La voce è comunicazione, linguaggio, presenza psichica, musica, un complesso reticolato di possibilità. Nella musica la voce nasce come monodia, un canto accompagnato da strumenti soffiati e percossi. Nelle culture etniche, sono presenti percorsi polifonici spesso legati a riti collettivi, nel canto gregoriano invece la presenza polifonica è legata da una stratificazione all’unisono con intervalli molto ravvicinati per dare possibilità alla scrittura di emergere nel suo pieno significato.
Con la nascita del contrappunto ovvero nota contro nota, assistiamo a presenze polifoniche molto complesse che spesso limitano la leggibilità della scrittura. Con la nascita del melodramma invece è presente una forte connotazione monodica subentra la dualità personaggio-interprete, e la classificazione delle voci secondo parametri di estensione, anche oggi nella musica attuale, con la forma-canzone assistiamo ad una forte presenza monodica con accompagnamento strumentale rispetto a quella polifonica. Altro caso di polifonia riguarda il canto difonico detto anche, canto armonico o diplofonico, una tecnica di emissione vocale di più suoni contemporaneamente, sfruttando le cavità sovraglottiche, presente in varie culture della musica etnica, utilizzata anche nella musica d’avanguardia, il rock e il jazz.

15/10/2021

Lamberto Pignotti interviene su rivista e mostra dello Studio Varroni

Ricevo e pubblico volentieri un contributo di Lamberto Pignotti su una nuova rivista e una nuova mostra dello Studio Varroni.

Ritratti di autoritratti

Anno 1, numero 1, 1 gennaio 2021, “Senza titolo”, “Ritratti di autoritratti”, Immagini e Parole, rivista semestrale. Ideazione, progetto grafico e impaginazione di Piero Varroni… È il primo numero di una ponderosa rivista (cm. 33×25) di carta patinata? È una antologia di autori che si esprimono eterograficamente per «immagini e parole»? È il catalogo di un raffinato collezionista di opere eccentriche?
Macché… È una pubblicazione che scompiglia i riflessi condizionati del lettore abituale. «Ritratti e autoritratti, nel tema di questo numero – fa dire Piero Varroni in terza persona – sono gli estremi di un racconto: da una parte gli autori ai quali si è chiesto di rappresentare se stessi, mediante immagini e testi in cui maggiormente si riconoscono, per descriversi come artisti poeti e scrittori; dall’altra la rappresentazione-ritratto, concentrata in quattro pagine per ognuno, ottenuta con il materiale ricevuto, ricomponendo alcune tessere, a volte stravolgendo le priorità per crearne delle nuove, svelando lati ignoti all’autore stesso, lavorando sulle consonanze e sulle divergenze: una riscrittura con nuove prospettive di senso, provando a esplorare l’inesplorato, a togliere i vincoli dell’autoreferenzialità all’autoritratto e renderlo narrativo, conferendogli concettualmente le fattezze del ritratto. Il florilegio è qui, affidato alla carta della rivista, sotto i vostri occhi». Gli autori coinvolti in questo ricercato gioco di rispecchiamenti, in questa spericolata mise en abîme, sono J. M. Calleja, Gea Casolari, Klaus Dencker, Elmerindo Fiore, Giovanni Fontana, Anna Guillot, Lamberto Pignotti, Franca Rovigatti, Carlo Sperduti, Sergio Zuccaro. Continua a leggere Lamberto Pignotti interviene su rivista e mostra dello Studio Varroni