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Politicità dello sperimentalismo: un intervento di Lamberto Pignotti

In risposta agli articoli su “Sperimentalismo” e “politicità“, ricevo questo intervento di Lambeto Pignotti, che pubblico volentieri. Che si apra il dibattito!

Non è raro, ed è anzi usuale, che quando si affrontano temi culturali e argomenti letterari in modo non proprio semplicistico e con qualche ripensamento, ci si trovi di fronte a reazioni di insofferenza o addirittura colpevolizzanti. C’è sempre qualcos’altro da fare, c’è sempre qualcosa di più impellente cui pensare. Chi se ne frega, ad esempio, della politicità della letteratura, di che cosa si intende con sperimentalismo, del giudizio di valore, del divenire dei rapporti culturali e sociali, eccetera, eccetera, dato che c’è la crisi economica galoppante, la situazione internazionale ingarbugliata, il terrorismo, la mafia, la droga, l’inquinamento, il coronavirus… Continua a leggere Politicità dello sperimentalismo: un intervento di Lamberto Pignotti

Un intervento di Antonino Contiliano sull’Infinito di Leopardi

In questi giorni gira in TV un orrendo spot con una banalissima lettura dell’Infinito. Risolleviamoci con questo saggio breve inviato da Antonino Contiliano.

E se un giorno per l’infinito leopardiano girasse “0 = ∞”, o “∞ ↔ 0”?

 

Se le grandezze evanescenti o infinitesimali della logica matematica hanno reso possibile e paradossale la scienza stessa dei numeri e della natura materiale delle cose, cui si applicano, e fino alla formula delle grandezze come «0 = ∞», è irragionevole logica estetica pensare (in analogia) di utilizzare la stessa formula concettuale per cogliere lo stesso potenziale informativo colto dal linguaggio della poesia con la logica paradossale degli stessi ossimori (preso, non preso; grande, non grande) che ne alimentano la creatività? Continua a leggere Un intervento di Antonino Contiliano sull’Infinito di Leopardi

Un contributo di Antonio Amendola: 40 da Stratos

Da Antonio Amendola (poeta sonoro, musicista, performer, ecc.) ricevo un contributo che ricorda la figura di Demetrio Stratos a 40 anni dalla scomparsa. E conferma l’importanza della sperimentazione sulla “voce”.
Segnalo che Antonio Amendola sarà domenica 29 dicembre alle ore 18 al Teatro di Porta Portese con Susy Sergiacomo e Tonino Tosto in un interessante connubio sperimentale tra le sue sonorità elettroniche e la poesia di Belli (vedi le indicazioni nella sezione appuntamenti qui a destra). Sull’autore, volendo, c’è anche una nota nella sezione Autori.

40 DA STRATOS

Un uomo si trova davanti ad un’asta con un microfono, il braccio destro è leggermente indietro, il sinistro molto allungato, tiene nella mano uno specchietto, le labbra sono quasi unite, nello sforzo di un’emissione vocale, tutto in uno splendido bianco-nero una foto che racchiude un’icona degli anni Settanta, la voce-corpo di Demetrio Stratos che interpreta un percorso tracciato da presenze molto variegate.

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Un contributo di Franco Falasca: i critici letterari

Franco Falasca, scrittore, artista e altro ancora, avendomi avuto alcune volte come critico aggiunto, mi ha spedito una interessante quadro tipologico dei critici letterari. Ogni critico potrà facilmente riconoscersi nel profilo che più gli piacerà.
Su Falasca, autore che seguo dagli inizi, ho scritto nella sezione Autori; ma soprattutto rimando alla conferenza-intervento che terrà il 19 dicembre sulla sua formula dell’Immaginazione preventiva, come indicato nella sezione Appuntamenti.

I CRITICI LETTERARI

I critici letterari si dividono (schematicamente) in: critici amici per i quali il libro è sempre ottimo anche quando non lo è, ma mai un capolavoro anche quando lo è; critici invidiosi che subdolamente ti elogiano accostandoti ad autori pessimi; critici populisti con il complesso d’inferiorità che attaccano i geni riconosciuti ma solo quelli d’avanguardia; critici dal collo corto, che non si notano tra la folla, e che per emergere sparano continue dichiarazioni apparentemente valide contro chiunque; critici squallidi per i quali ogni giudizio comporta un qualche interesse privato; critici storicisti, per i quali non sono i geni a creare la storia, ma è la storia a creare i geni; critici colti ma non critici, per i quali ogni occasione è buona per esibire la propria cultura; critici esauriti, per i quali ciò che ha deciso la maggioranza è sempre accettabile; critici ex-marxisti per i quali ciò che decide il mercato ha sempre un valore sociale che non si può ignorare; critici mondani che apprezzano solo autori mondani; critici psicanalitici per i quali ogni frase che l’autore scrive, viene usata contro di lui; critici strutturalisti, che analizzano ciò che l’autore dice e non ciò che scompostamente vorrebbe dire uscendo fuori da sé, e negano intenzioni e significati assenti che sono il pane quotidiano invece dell’altra categoria di critici, i critici creativi completamente liberi e inattendibili.

Un contributo di Nino Contiliano: “β<h2”

In questo sito personale accolgo volentieri i contributi di amici e viciniori. Inizio con questo saggio di Nino Contiliano, un eccellente poeta (per saperne di più rimando a Francesca Medaglia, Asimmetrie ibride, CFR edizioni, che ha al suo interno una significativa antologia). Negli ultimi tempi, Contiliano ha prodotto, su riviste cartacee e in rete, tutta una serie di interventi teorici che trattano di una possibile via alternativa della scrittura. Spero vengano presto raccolti in volume; sarebbe un importante stimolo al dibattito.

 “β<h2

una formula estetica come antidoto contro le anestetizzazioni emotivo-empatetiche

 

La lingua dell’arte e della poesia, scrive Jurij M.  Lotman (La struttura del testo poetico, 1976), essendo una “parola” complessa come una gerarchia di matriosche, è, come la ridotta superficie di un cervello elettronico, un mezzo economico e utile sia per conservare che per far circolare molta informazione, mentre al contempo salvaguarda un certo punto di vista intellettuale e critico. Continua a leggere Un contributo di Nino Contiliano: “β<h2”