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I seminari della LUNA: Le “descrizioni” critiche di Pasolini

Per il nuovo ciclo “Approfondimenti”, i Seminari della LUNA hanno puntato sul Pasolini critico di Descrizioni di descrizioni, la raccolta di recensioni scritte per la rubrica della rivista “Tempo” negli ultimi anni dell’autore (1972-1975). È quindi un Pasolini sempre più polemico verso la situazione sociale, ma che, sul piano letterario che gli compete come recensore “seriale”, è attentissimo a discriminare valori e disvalori.
Il seminario è stato condotto da Emanuele Bucci con una lunga relazione che ha evitato la dispersione della quantità (i pezzi sfiorano il centinaio) ed ha approfondito cinque interventi-campione: quello su Calvino (Le città invisibili); quello in morte di Gadda; quelli su Gozzano e Volponi (Corporale) e l’ultimo del libro, quello su Sciascia (Todo modo).
Chi volesse seguire il seminario, può accedere da questo link:

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I difetti del critico e loro conseguenze positive

«Sono soltanto un critico» è una battuta di Iago nell’Otello. Potremmo usarla per evidenziare un difetto della figura del critico, più volte stigmatizzato nel corso della storia. In fondo Iago è un invidioso (dei successi di Cassio) fino alle estreme conseguenze che sappiamo. Ecco allora il sillogismo: Iago è invidioso; Iago dice di essere un critico; il critico è un invidioso.
Il che è una comune convinzione: il critico come scrittore fallito, o quanto meno mancato, che si vendica della sua condizione sussidiaria abbassando a suo piacere i veri scrittori “creativi”. Ha perso la “speranza dell’altezza” e quindi, per ripicca, non la concede a nessun’altro. Gli fa le pulci senza remissione. Continua a leggere I difetti del critico e loro conseguenze positive

Grazie, Walter

Un po’ alla volta, inevitabilmente, il mio mondo si spopola. Ora se ne è andato anche Walter Pedullà e il vuoto aumenta.
In attesa di rileggere, come sarà doveroso fare, i numerosi volumi della sua opera “esagerata” e tornare a riflettere sulle sue posizioni e sul suo metodo critico o forse, meglio, sul suo “passo” critico e le sue intuitive “chiavi di lettura”, preferisco dare a questo ricordo la forma di un ringraziamento.
Perché ognuna delle nostre vite ha una svolta determinata da un incontro; e l’incontro nasce da circostanze casuali che potevano esserci o non esserci e che altrimenti avrebbero portato, forse, da tutt’altra parte. Ecco: io sono in debito con Walter dell’indirizzo iniziale che, forse al di là delle sue stesse intenzioni, mi ha fatto essere quello che sono stato e sono. Continua a leggere Grazie, Walter

La critica di una volta – ma quale?

Su “la Repubblica” del 6/6/2024 è comparsa una intervista al critico americano Daniel Mendelsohn che lamentava il cattivo stato della critica letteraria attuale, ormai diffusa nella rete senza distinzioni di competenze e quindi affatto priva di autorevolezza. «Siamo invasi da critiche, o presunte tali – a domanda risponde l’intervistato, – di persone improvvisate, senza alcuna preparazione accademica. La parola chiave di questa nuova tendenza è self/auto». Non è un discorso nuovo: ma ad avermi colpito è stato il titolo della pagina, a grandi caratteri, “Non esiste più la critica di una volta”, perché mi sono chiesto: quale sarebbe la “critica di una volta”? Ho passato la mia vita di insegnante a spiegare agli studenti che c’erano sempre parecchi metodi in campo, mica uno solo, per cui volevo vederci più chiaro su quale “critica di una volta” qui vertesse il rimpianto.
Ho pensato allora di rivolgermi al libro che Mendelsohn presentava nell’intervista, Estasi e terrore, uscito alcuni mesi fa per le edizioni Einaudi, in modo da capire meglio e di confrontarmi a ragion veduta. Perché anch’io sono convinto della crisi della critica, ma forse non pensando alla stessa cosa… Continua a leggere La critica di una volta – ma quale?

Salutando Giorgio

Abbiamo cominciato insieme, all’inizio degli anni ’70 del Novecento. Io e Giorgio Patrizi eravamo freschi di laurea e ci trovammo in un nutrito gruppo che Walter Pedullà aveva riunito con l’intento di fare una rivista con i giovani. Molti abbandonarono via via e restammo in pochi a proseguire il progetto autonomamente: furono i “Quaderni di critica” (titolo brechtiano e non crociano, si badi). Le nuove avanguardie erano appena trascorse e c’era la spinta propulsiva del Sessantotto. La nostra idea di tenere insieme sperimentazione linguistica e impegno politico era comunque abbastanza rara a quei tempi (1973: cinquant’anni fa esatti) e ci aiutava a portarla avanti il pensiero eterodosso di un altro Walter, Benjamin, appena allora conosciuto. Eravamo assertori del lavoro collettivo, convinti che solo nel confronto e nello scambio si potesse produrre davvero. In quel numero “in attesa di autorizzazione” Giorgio si occupò di Balestrini andando a indagare con molta precisione i meccanismi poetici nella correlazione delle forme e dei materiali, dei significanti e dei significati, della logica interna e del senso politico.

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Giuliani ci invita al festino dei libri

Già annunciata lo scorso anno nel corso del convegno di Pescara, esce ora da Adelphi la postuma raccolta di saggi di Alfredo Giuliani, intitolata La biblioteca di Trimalcione, per la cura di Andrea Cristiani. È un grosso volume di quasi 400 pagine, già progettato dall’autore utilizzando gli articoli comparsi sui quotidiani come aggiunta e integrazione ai precedenti libri di critica, Immagini e maniere, Le droghe di Marsiglia e Autunno del Novecento.
I motivi del titolo sono spiegati dall’autore proprio nel pezzo dedicato al Satyricon: durante il vanto delle sue proprietà, Trimalcione afferma di avere tre biblioteche, un greca e una latina. Si tratta dell’errore di un arricchito così ignorante da non saper neppure contare, oppure – come preferisce intendere Giuliani – di un trasporto del «flusso logorroico» prodotto dalla «esilarante ingordigia del personaggio»? E spunta allora un analoga ingordigia nel campo della lettura: «Non sono forse così, abbuffate trimalcioniche, vuoti farciti di studiate leccornie, le nostre incessanti letture e le biblioteche personali che mettiamo insieme e sfoggiamo alla nostra mente avida di trangugiare polpa di chimere?»
Il libro è appunto un invito al “festino dei libri”, con preferenza per quelli sovrabbondanti, trasgressivi e bizzarri. Continua a leggere Giuliani ci invita al festino dei libri