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Corrado Costa, le dita nel “Caffè”

Riscoprire Corrado Costa? Sì, ma si potrebbe dire che, più propriamente, si tratta di scoprirlo, perché non lo si è trattato mai completamente, malgrado abbia avuto e abbia i suoi estimatori. Costa ha sempre tenuto, già nelle neoavanguardie degli anni Sessanta, una posizione extravagante e piuttosto aliena da narcisismi di presenzialismo. Basti dire che nella prima antologia del Gruppo 63 non era neanche compreso, la sua partecipazione risulta solo nel secondo convegno, quello tenuto nella sua Reggio Emilia nel 1964. Poi nel ʼ64 lo troviamo tra i redattori di “Malebolge” che è un po’ la casa di un sottogruppo degli emiliani del “parasurrealismo” (con Spatola, Celli e altri). Alla fine del decennio collabora a “Quindici” fin dal primo numero, poi negli anni Settanta è accanto a Spatola e Niccolai nell’avventura autogestita del Mulino di Bazzano, con le edizioni Geiger e la rivista “Tam tam”. Continua a leggere Corrado Costa, le dita nel “Caffè”

Gruppo 63 a teatro

Senza bisogno di aspettare il solito anniversario (ancora lontano, cadrà nel 2013), torniamo a parlare del Gruppo 63 grazie al libro della giovane studiosa Giovanna Lo Monaco che ha compiuto una minuziosa ricerca sul versante teatrale della neoavanguardia italiana. Il libro s’intitola Dalla scrittura al gesto. Il Gruppo 63 e il teatro, ed è pubblicato da Prospero editore. Apparentemente potrebbe sembrare un argomento marginale, una ricerca di quelle che si scelgono quando il resto è stato già tutto trattato ed acclarato; ed effettivamente, se si pensa alla prima antologia del gruppo, che pure comprendeva alcuni scritti teatrali, la neoavanguardia nel suo complesso si presentava specificamente come “la nuova letteratura”. Nel convegno fondativo, il teatro era riservato per le serate, quasi fosse un momento di riposo dopo le fatiche del dibattito teorico e delle (miticamente feroci) sedute critiche sui testi. Eppure, il libro di Giovanna Lo Monaco dimostra non solo l’ampiezza del fenomeno e l’interesse per le scene di tutti i maggiori autori (da Sanguineti a Pagliarani, da Giuliani a Manganelli, Filippini, ecc.), ma anche l’intrinseca valenza teatrale dell’intero progetto delle nuove avanguardie.

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L’autobiografo riluttante

In tutta evidenza c’è, in questi nostri tempi, una “sindrome autobiografica” che impazza nella letteratura e non solo. Essa si declina in una tendenza della narrativa per il contenuto direttamente esperito dall’autore e nella corrispondente inclinazione della indiscrezione del lettore a recepire toni di confessione e di sfogo. In tutta evidenza, la vita latita, in questi nostri tempi, per cui non resta che scriverla, sperando in tal modo di recuperare il senso mancante. Ciò soprattutto si aggrava per autori dall’età avanzata, volti indietro nostalgicamente e portati a riflettere sui fallimenti della loro propria storia (sicché autobiografismo e sconfittismo si danno frequentemente la mano con esiti alquanto penosi).
Di carattere particolare, tuttavia, è il libro autobiografico di Angelo Guglielmi, Sfido a riconoscermi (La Nave di Teseo). Non voglio dire che le sue radici avanguardistiche abbiano garantito Guglielmi dal fare come tutti gli altri, eppure non si può negare che nel suo “cadere” nell’autobiografismo ci sia qualcosa che frena e che distingue dall’andazzo generale. Continua a leggere L’autobiografo riluttante

Attorno a Spatola

Sono usciti a poca distanza l’uno dall’altro vari interventi attorno alla figura di Adriano Spatola. Si tratta in realtà dei contributi relativi all’anniversario dei 30 anni dalla scomparsa dell’autore, che ‒ pronunciati a voce nel 2018 ‒ compaiono ora a stampa. Le occasioni erano state il convegno di Milano a Palazzo Sormani del 28 novembre e la mostra “Da zero a infinito” dello Studio Varroni di Roma, tra dicembre 2018 e il febbraio 2019. In attesa di accogliere e commentare l’edizione complessiva degli scritti poetici, che mi dicono prossima, vediamo intanto di fare il punto su questo piccolo, ma significativo, campione critico.

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