Archivi categoria: Polis/polemos

Come rappresentare?

Per carità, non ho nessuna intenzione di orientare o influenzare il voto del referendum, e neppure fare esternazioni su come voterò. Le ragioni del No sono state  perorate ad abundantiam da fior di intellettuali.  Né voglio stare a pensare alle conseguenze del voto sul governo e neppure a “in che compagnia ti trovi!”; so che non convincerei nessuno in più, ma vorrei soltanto affrontare un ragionamento sul problema della rappresentanza perché credo che non sia poi così distante da quello della rappresentazione, che è il problema principe della critica letteraria e artistica. In fondo, in entrambi i casi, si tratta di rispondere allo stesso interrogativo: come rappresentare? come deve essere il modo giusto? A questa domanda, sul piano politico mi sembra molto riduttivo rispondere puntando semplicemente sulla riduzione del numero dei rappresentanti. Sarebbe come sostenere che, per una giusta rappresentazione letteraria è sufficiente diminuire il numero delle parole, perché così si diranno, in proporzione, meno stupidaggini… Continua a leggere Come rappresentare?

Il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio

Se dovessi dire quali sono i dogmi che reggono il nostro attuale assetto sociale ‒ parlo di noi Italia, ma non solo ‒ direi: il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio.
Il modello ferroviario o anche la teoria del treno. Intanto questa immagine indica un percorso che una volta intrapreso non può essere cambiato, deve seguire per forza il binario prefissato, pena il rovinoso deragliamento (per cui la politica si riduce a gestione, al vedere chi guida meglio il treno). La teoria del treno si fonda su questo assunto: i vagoni non vanno da nessuna parte senza la motrice. Quindi, bisogna curare essenzialmente la motrice, tutti gli sforzi vanno fatti nella sua manutenzione, in modo che vada sempre più veloce; i vagoni verranno di per sé, trainati dietro.

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Grandi retori ignoranti

Sembra impossibile dover fare lezione di retorica ai grandi comunicatori del nostro tempo, che dovrebbero esserne ferratissimi, re di parlantina come sono nei media, loro, i sovrani del verbo sovranista.
Ma tant’è. E quindi, per non fare “brutta figura”, rimandiamoli a studiare le figure, quelle come la sineddoche e la metonimia, che a quanto pare non sanno che siano. Continua a leggere Grandi retori ignoranti

Migranti e marziani

Tra le ovvietà che di solito si dicono a proposito dei migranti, che so, “non possiamo accoglierli tutti”, “aiutiamoli a casa loro”, “ospitateli nelle vostre ville, se vi piacciono tanto”, una che mi irrita assai è l’espressione “migranti economici”. I migranti economici sarebbero quelli che non hanno diritto di asilo, perché le motivazioni del loro migrare sarebbero soltanto la miseria e la fame. Mossi da queste ragioni non decisive e  non giustificate (che diamine: anche qui da noi ci sono i derelitti e i morti di fame…), verrebbero nel nostro paese con intenti subdoli mescolandosi agli autentici profughi. Cioè: si giocherebbero i già scarsi e sudati risparmi, si sottoporrebbero a viaggi improbi, metterebbero ad alto rischio l’integrità e incolumità personale sapendo di poter probabilmente annegare in prossimità della meta, tutto questo al solo scopo malvagio di turbare i nostri sonni e di gravare sul nostro fragile assetto sociale?

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Stanotte tutto è lecito

LA CADUTA DEL “MURO” IN UNA PAGINA DI MAURO PONZI

Nell’anniversario della caduta del “muro di Berlino”, riporto la pagina scritta da Mauro Ponzi nella parte finale del suo romanzo Sociologia del paradiso. È un modo per ricordare Mauro a un mese dalla sua scomparsa, in attesa di altre iniziative in preparazione che trattino della sua opera di saggista, germanista, narratore e poeta.

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La favola dei porti chiusi

C’era un’altra volta, in un reame che non saprei, un ministro molto preoccupato che nessuno entrasse nel suo paese. E poiché gli pareva che molte facce strane arrivassero via mare, decise un bel giorno di chiudere i porti. Fece costruire all’uopo dei grandi cancelli, in modo che l’acqua potesse passare ma non le barche degli odiosi invasori.

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