Archivi categoria: Polis/polemos

Di ricoveri e ristori

Una volta le cose andavano diversamente. C’era un viandante, lacero, affamato, con le suole delle scarpe consunte per il lungo cammino, stanche le membra e corrose dalle intemperie incontrate lungo la strada, il quale finalmente, magari in seguito ad una fortuita deviazione dalla via maestra, per sbaglio o per caso, trovava scampo e per l’appunto un ricovero: sia pure di fortuna, sia pure costituito soltanto da due assi in croce e un tettuccio, oppure magari – che scialo! – construtto di muri tirati su alla buona e con dentro se non un letto, almeno un giaciglio di paglia pulita e asciutta dove, in termini esatti, ricoverare le stanche membra. Di ricovero, appunto, si trattava. E possibilmente di ristoro, significante non solo il buon sonno, che è – come sul dirsi – ristoratore, però anche una qualche cibaria sommaria ed essenziale che lo rimettesse in forze, il suddetto viandante, in grado di riprendere con lena il cammino, il giorno dopo, con il sole spuntato dopo il di molto maltempo, per le vie curve del mondo rotondo. Così un tempo si favoleggiava di ricoveri e ristori. Erano un soccorso povero per i più poveri. Continua a leggere Di ricoveri e ristori

Corone, ovvero la contemporaneità del non contemporaneo

Mary Shelley non è autrice soltanto del famoso Frankestein, modello di scrittura allegorica e fortunatissima invenzione di un personaggio, la creatura, che abita frequentemente la cultura di massa prendendo a prestito il nome del suo creatore; ha anche scritto più tardi, nel 1826, The Last Man, una distopia fantascientifica dove l’umanità viene sterminata dalla peste. La data fissata per l’estinzione totale è verso la fine del XXI secolo e quindi potremmo stare tranquilli ancora un poco e accontentarci provvisoriamente dei nostri virus e relativi vaccini.
Ma se ricordo questo romanzo semisconosciuto non è tanto per riportarlo alla realtà epidemica odierna; mi è ritornato in mente per un altro diversissimo motivo, all’atto della dipartita del Principe Consorte, cui la stampa anche fuori i confini inglesi ha dato grande rilievo. Ora, un aspetto che mi aveva sorpreso nella fantasia shelleyana è che, nella sua proiezione verso il futuro che avanza più o meno di due secoli e mezzo, la nostra autrice descrive, prima ancora della letale pestilenza, una Inghilterra che ha detronizzato di re e che discute animatamente sulla configurazione della repubblica. Anche se il candidato antimonarchico verrà sconfitto nella votazione della camera, il testo gli dà modo di sostenere una tesi semplice e chiara:

Mise a confronto lo spirito regio e quello repubblicano: dimostrò come l’uno tendesse a rendere schiave le menti degli uomini, mentre tutte le istituzioni dell’altro servivano a risvegliare anche nel più meschino tra noi qualcosa di grande e buono. Continua a leggere Corone, ovvero la contemporaneità del non contemporaneo

Intecchito

“Intecchito” è una parola quasi inesistente. Io l’ho usata una volta, ma sbagliando la grafia ho scritto “intechito” (forse per analogia con “incotechito”). “Intecchito” con due “c” risulta essere di origine popolare toscana, ma è assente da quasi tutti i dizionari, anche i più voluminosi ed esimi. Indica l’atteggiamento di una persona irrigidita con il collo un po’ rientrato nelle scapole, i movimenti impacciati. Che di recente un premier si sia presentato in modo da richiamarmi alla mente questo termine così poco frequente, merita qualche riflessione. Dopo tanti personaggi “sciolti”, piacioni e desiderosi di apparire alla mano, a bucare come suol dirsi il dio video magari raccontando barzellette o dispensando battutine con qualche bell’ammicco, sembrava ormai passata in contrassegno dell’epoca nostra la figura del politico disinvolto. E invece… Continua a leggere Intecchito

Viva la statistica!

VIVA LA STATISTICA! Lo diceva Leopardi nel suo Dialogo di Tristano e di un amico, davvero lungimirante, tanto che quando parla del “secolo”, ci sembra proprio che sia il nostro. Sentiamolo:

Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in paese di zoppi. E questi buoni ragazzi vogliono fare in ogni cosa quello che negli altri tempi hanno fatto gli uomini, e farlo appunto da ragazzi, così ad un tratto, senza altre fatiche preparatorie. Anzi vogliono che il grado al quale è pervenuta la civiltà, e che l’indole del tempo presente e futuro, assolvano essi e loro successori in perpetuo da ogni necessità di sudori e fatiche lunghe per divenire atti alle cose. Mi diceva, pochi giorni sono, un mio amico, uomo di maneggi e di faccende, che anche la mediocrità è divenuta rarissima; quasi tutti sono inetti, quasi tutti insufficienti a quegli uffici o a quegli esercizi a cui necessità o fortuna o elezione gli ha destinati. In ciò mi pare che consista in parte la differenza ch’è da questo agli altri secoli. In tutti gli altri, come in questo, il grande è stato rarissimo; ma negli altri la mediocrità ha tenuto il campo; in questo la nullità. Onde è tale il romore e la confusione, volendo tutti esser tutto, che non si fa nessuna attenzione ai pochi grandi che pure credo che vi sieno; ai quali, nell’immensa moltitudine de’ concorrenti, non è più possibile di aprirsi una via. E così, mentre tutti gl’infimi si credono illustri, l’oscurità e la nullità dell’esito diviene il fato comune e degl’infimi e de’ sommi. Ma viva la statistica! vivano le scienze economiche, morali e politiche, le enciclopedie portatili, i manuali, e le tante belle creazioni del nostro secolo! Continua a leggere Viva la statistica!

Esecutivo?

Si sente spesso recriminare di questo o quel presidente del Consiglio che non è uscito dalle urne. Ma come? Nelle urne eleggiamo i rappresentanti nelle camere; a loro tocca poi nominare (fiduciare) il governo. Che si sia imposta gradualmente, a partire dal berlusconismo, con il nome del cosiddetto “candidato premier” messo sulla scheda, una sorta di “costituzione di fatto”, non toglie che questo uso conduca verso una sovrapposizione di poteri. Continua a leggere Esecutivo?

Come rappresentare?

Per carità, non ho nessuna intenzione di orientare o influenzare il voto del referendum, e neppure fare esternazioni su come voterò. Le ragioni del No sono state  perorate ad abundantiam da fior di intellettuali.  Né voglio stare a pensare alle conseguenze del voto sul governo e neppure a “in che compagnia ti trovi!”; so che non convincerei nessuno in più, ma vorrei soltanto affrontare un ragionamento sul problema della rappresentanza perché credo che non sia poi così distante da quello della rappresentazione, che è il problema principe della critica letteraria e artistica. In fondo, in entrambi i casi, si tratta di rispondere allo stesso interrogativo: come rappresentare? come deve essere il modo giusto? A questa domanda, sul piano politico mi sembra molto riduttivo rispondere puntando semplicemente sulla riduzione del numero dei rappresentanti. Sarebbe come sostenere che, per una giusta rappresentazione letteraria è sufficiente diminuire il numero delle parole, perché così si diranno, in proporzione, meno stupidaggini… Continua a leggere Come rappresentare?