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Intecchito

“Intecchito” è una parola quasi inesistente. Io l’ho usata una volta, ma sbagliando la grafia ho scritto “intechito” (forse per analogia con “incotechito”). “Intecchito” con due “c” risulta essere di origine popolare toscana, ma è assente da quasi tutti i dizionari, anche i più voluminosi ed esimi. Indica l’atteggiamento di una persona irrigidita con il collo un po’ rientrato nelle scapole, i movimenti impacciati. Che di recente un premier si sia presentato in modo da richiamarmi alla mente questo termine così poco frequente, merita qualche riflessione. Dopo tanti personaggi “sciolti”, piacioni e desiderosi di apparire alla mano, a bucare come suol dirsi il dio video magari raccontando barzellette o dispensando battutine con qualche bell’ammicco, sembrava ormai passata in contrassegno dell’epoca nostra la figura del politico disinvolto. E invece… Continua a leggere Intecchito

Viva la statistica!

VIVA LA STATISTICA! Lo diceva Leopardi nel suo Dialogo di Tristano e di un amico, davvero lungimirante, tanto che quando parla del “secolo”, ci sembra proprio che sia il nostro. Sentiamolo:

Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in paese di zoppi. E questi buoni ragazzi vogliono fare in ogni cosa quello che negli altri tempi hanno fatto gli uomini, e farlo appunto da ragazzi, così ad un tratto, senza altre fatiche preparatorie. Anzi vogliono che il grado al quale è pervenuta la civiltà, e che l’indole del tempo presente e futuro, assolvano essi e loro successori in perpetuo da ogni necessità di sudori e fatiche lunghe per divenire atti alle cose. Mi diceva, pochi giorni sono, un mio amico, uomo di maneggi e di faccende, che anche la mediocrità è divenuta rarissima; quasi tutti sono inetti, quasi tutti insufficienti a quegli uffici o a quegli esercizi a cui necessità o fortuna o elezione gli ha destinati. In ciò mi pare che consista in parte la differenza ch’è da questo agli altri secoli. In tutti gli altri, come in questo, il grande è stato rarissimo; ma negli altri la mediocrità ha tenuto il campo; in questo la nullità. Onde è tale il romore e la confusione, volendo tutti esser tutto, che non si fa nessuna attenzione ai pochi grandi che pure credo che vi sieno; ai quali, nell’immensa moltitudine de’ concorrenti, non è più possibile di aprirsi una via. E così, mentre tutti gl’infimi si credono illustri, l’oscurità e la nullità dell’esito diviene il fato comune e degl’infimi e de’ sommi. Ma viva la statistica! vivano le scienze economiche, morali e politiche, le enciclopedie portatili, i manuali, e le tante belle creazioni del nostro secolo! Continua a leggere Viva la statistica!

Esecutivo?

Si sente spesso recriminare di questo o quel presidente del Consiglio che non è uscito dalle urne. Ma come? Nelle urne eleggiamo i rappresentanti nelle camere; a loro tocca poi nominare (fiduciare) il governo. Che si sia imposta gradualmente, a partire dal berlusconismo, con il nome del cosiddetto “candidato premier” messo sulla scheda, una sorta di “costituzione di fatto”, non toglie che questo uso conduca verso una sovrapposizione di poteri. Continua a leggere Esecutivo?

Come rappresentare?

Per carità, non ho nessuna intenzione di orientare o influenzare il voto del referendum, e neppure fare esternazioni su come voterò. Le ragioni del No sono state  perorate ad abundantiam da fior di intellettuali.  Né voglio stare a pensare alle conseguenze del voto sul governo e neppure a “in che compagnia ti trovi!”; so che non convincerei nessuno in più, ma vorrei soltanto affrontare un ragionamento sul problema della rappresentanza perché credo che non sia poi così distante da quello della rappresentazione, che è il problema principe della critica letteraria e artistica. In fondo, in entrambi i casi, si tratta di rispondere allo stesso interrogativo: come rappresentare? come deve essere il modo giusto? A questa domanda, sul piano politico mi sembra molto riduttivo rispondere puntando semplicemente sulla riduzione del numero dei rappresentanti. Sarebbe come sostenere che, per una giusta rappresentazione letteraria è sufficiente diminuire il numero delle parole, perché così si diranno, in proporzione, meno stupidaggini… Continua a leggere Come rappresentare?

Il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio

Se dovessi dire quali sono i dogmi che reggono il nostro attuale assetto sociale ‒ parlo di noi Italia, ma non solo ‒ direi: il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio.
Il modello ferroviario o anche la teoria del treno. Intanto questa immagine indica un percorso che una volta intrapreso non può essere cambiato, deve seguire per forza il binario prefissato, pena il rovinoso deragliamento (per cui la politica si riduce a gestione, al vedere chi guida meglio il treno). La teoria del treno si fonda su questo assunto: i vagoni non vanno da nessuna parte senza la motrice. Quindi, bisogna curare essenzialmente la motrice, tutti gli sforzi vanno fatti nella sua manutenzione, in modo che vada sempre più veloce; i vagoni verranno di per sé, trainati dietro.

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Grandi retori ignoranti

Sembra impossibile dover fare lezione di retorica ai grandi comunicatori del nostro tempo, che dovrebbero esserne ferratissimi, re di parlantina come sono nei media, loro, i sovrani del verbo sovranista.
Ma tant’è. E quindi, per non fare “brutta figura”, rimandiamoli a studiare le figure, quelle come la sineddoche e la metonimia, che a quanto pare non sanno che siano. Continua a leggere Grandi retori ignoranti