Archivi categoria: L’aristocritico

L’autobiografo riluttante

In tutta evidenza c’è, in questi nostri tempi, una “sindrome autobiografica” che impazza nella letteratura e non solo. Essa si declina in una tendenza della narrativa per il contenuto direttamente esperito dall’autore e nella corrispondente inclinazione della indiscrezione del lettore a recepire toni di confessione e di sfogo. In tutta evidenza, la vita latita, in questi nostri tempi, per cui non resta che scriverla, sperando in tal modo di recuperare il senso mancante. Ciò soprattutto si aggrava per autori dall’età avanzata, volti indietro nostalgicamente e portati a riflettere sui fallimenti della loro propria storia (sicché autobiografismo e sconfittismo si danno frequentemente la mano con esiti alquanto penosi).
Di carattere particolare, tuttavia, è il libro autobiografico di Angelo Guglielmi, Sfido a riconoscermi (La Nave di Teseo). Non voglio dire che le sue radici avanguardistiche abbiano garantito Guglielmi dal fare come tutti gli altri, eppure non si può negare che nel suo “cadere” nell’autobiografismo ci sia qualcosa che frena e che distingue dall’andazzo generale. Continua a leggere L’autobiografo riluttante

Babbo Natale esiste? Quattro risposte positive

Sotto le feste anche l’aristocritico si lascia contagiare dall’atmosfera e abbandona la sua solita spocchiosa acrimonia (se no non si vivrebbe…). Tuttavia non riesce a stare senza ragionare. Da ciò derivano queste quattro risposte alla fatidica domanda che tutti, a un certo punto, ci siamo fatti:

BABBO NATALE ESISTE?

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Continuazioni non indispensabili

C’è in giro una gran voglia di sequel. Lo si vede dalla fortuna delle serie televisive e dal fatto che gli eroi della fiction non riescono mai a morire e vanno oltre gli stessi autori… Non si riesce a smettere (questo giro di frase non è casuale: c’è una somiglianza tra la fiction e la droga?). La cosa non è proprio nuova, basti pensare al romanzo d’appendice e ai racconti a puntate. E certamente è da mettere in conto al carattere principale della lettura ingenua che legge d’un fiato per vedere come va a finire (il nostro Calvino l’aveva ironizzata da par suo nel racconto-cornice di Se una notte d’inverno un viaggiatore). Che sia ora incentivata anche dalla tendenza delle nuove tecnologie all’affiliazione e alla fidelizzazione, può essere; di fatto, questa passione del serial reader per le continuazioni, non solo penalizza l’analisi testuale, in quanto a rigore non la si potrebbe mettere in atto prima che il testo sia del tutto finito, ma arriva a indurre a ripensamenti quegli autori che avevano lasciato il loro finale in sospeso.

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Perché combatto gli spazi tra i paragrafi

Sono molto contento di come sta andando il sito e ne sono grato particolarmente al mio “webmaster” (si dice così?) Michele Fianco, che tengo a ringraziare pubblicamente. Senza di lui non ci sarei riuscito ‒ per forza, sono nato con la macchina da scrivere e il correttore di bozze, cresciuto in un’epoca in cui il telefono a gettone pareva una diavoleria tecnologica… Ma devo dire che, nella preparazione del sito, tra le tante cose nuove che ho dovuto imparare a fare, la più difficile per me, alle somme, è stato eliminare gli spazi tra i paragrafi.
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L’ARISTOCRITICO

Mi sono sentito tirato in causa dal recente dibattito sulle élites. E non solo perché sono presenti nella classificazione indicata da Baricco almeno due categorie che mi si addicono, l’insegnate universitario e “quelli che hanno in casa più di 500 libri”. Lasciamo stare le classificazioni, con esse si rischia di finire in un coacervo assurdo sul tipo della antologia cinese immaginata umoristicamente da Borges (L’idioma analitico di John Wilkins, in Altre inquisizioni) che divide gli animali in gruppi stravaganti, ad esempio: «disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, che hanno rotto il vaso, che da lontano sembrano mosche». È troppo facile smontarle, le classificazioni: per esempio, in questo caso, dimostrare che un docente che non ha fatto carriera non è assolutamente paragonabile a un imprenditore o a “quelli che stanno nei consigli di amministrazione”.

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