Archivi categoria: Definizioni

Cos’è il grottesco

Come si sa, l’origine del termine “grottesco” non è strettamente letteraria. Nel Cinquecento le pitture della Domus aurea erano sepolte e si potevano ammirare facendosi calare dall’alto come in una grotta; di qui la denominazione di “grottesche” per indicare quelle decorazioni riempitive in cui vegetali, animali e esseri umani sono usati per ornamento. Questo significato originario sembrerebbe molto lontano dal nostro “grottesco” che indica una sottospecie del comico, una delle varie “fenomenologie” del riso, insieme a umorismo, ironia, sarcasmo, e così via. A guardar bene, però, il termine è più adoperato che ben definito. Mi proverò dunque a una delimitazione teorica e forse la distanza dall’origine risulterà minore di quanto non appaia a prima vista.

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La politicità della letteratura

La politicità della letteratura. Si direbbe questione accantonata, nell’attuale andazzo della produzione per il mercato, del romanzo-intrattenimento, della poesia-emozione e via digradando per i rivoli della postletteratura. Eppure, ogni tanto, saran soprassalti nel sonno inquieto della ragione, ritorna a galla questo problema, magari nella forma etica della responsabilità dello scrittore. Si parla, magari, anche soltanto di “realismo”. E allora vale la pena di tornare a riflettere perché il binomio politica-letteratura si presta facilmente ad equivoci.
Il primo problema è: quale politica? Infatti, a rigore, la letteratura potrebbe essere politicizzata da entrambi i lati dello schieramento: eppure di solito la questione viene sollevata solo sul lato sinistro, quello dell’antagonismo. Infatti, dal punto di vista dell’egemonia costituita, è meglio che la politicità passi inavvertita sotto vesti neutrali (il valore estetico, l’intrattenimento, l’emozione e quant’altro) e tocca semmai agli oppositori demistificare quell’apparente innocenza, indicandone l’intrinseco cui prodest. Continua a leggere La politicità della letteratura

Cosa s’intende con sperimentalismo

Poiché ho dedicato un piccolo archivio alle scritture sperimentali ‒ nella sezione sulla destra GLI AUTORI‒ sono tenuto a definire quale sia il criterio adottato e quindi a offrire un profilo, per quanto schematico, dello sperimentalismo.

 Il problema di nozioni come quella di “sperimentalismo” è di non dire quasi niente se la s’intende il senso lato ‒ perché, quale autore non fa “esperimenti”, prove, esperienze? ‒ e di dire troppo se la s’intende alla lettera. Alla lettera, infatti, sarebbe costituito dal rinvenimento nella letteratura di un atteggiamento simile a quello dello scienziato. In questo caso ben pochi autori potrebbero rientrarci, solo quelli che lavorano predisponendo un meccanismo a priori ed osservando come poi il testo si fa da sé in base a quello (i giochi dell’Oulipo, da noi Nanni Balestrini, ma forse neanche). Tanto più che a quei pochi tale definizione non gioverebbe che ad essere respinti con orrore da tutti i teorici dell’emozione poetica, le cui sensitive antenne non vibrerebbero nemmeno un poco di fronte a una simile operazione “a freddo”. Continua a leggere Cosa s’intende con sperimentalismo