I seminari della LUNA: Le “descrizioni” critiche di Pasolini

Per il nuovo ciclo “Approfondimenti”, i Seminari della LUNA hanno puntato sul Pasolini critico di Descrizioni di descrizioni, la raccolta di recensioni scritte per la rubrica della rivista “Tempo” negli ultimi anni dell’autore (1972-1975). È quindi un Pasolini sempre più polemico verso la situazione sociale, ma che, sul piano letterario che gli compete come recensore “seriale”, è attentissimo a discriminare valori e disvalori.
Il seminario è stato condotto da Emanuele Bucci con una lunga relazione che ha evitato la dispersione della quantità (i pezzi sfiorano il centinaio) ed ha approfondito cinque interventi-campione: quello su Calvino (Le città invisibili); quello in morte di Gadda; quelli su Gozzano e Volponi (Corporale) e l’ultimo del libro, quello su Sciascia (Todo modo).
Chi volesse seguire il seminario, può accedere da questo link:

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Sani e robusti in costituzione (2003)

Smaltita l’ebbrezza entusiasmante del NO, ho notato che in rete sono circolati giochi di parole sulla “sana e robusta” che personalmente avevo utilizzato più di venti anni fa (2003) per problemi purtroppo piuttosto simili. Lo ripubblico volentieri, anche perché mi sembra ancora per molti versi attuale, soprattutto nelle indicazioni di una costituzione “realizzata” o “adempiuta”, molto più importanti della scelta di un candidato premier (che la nostra costituzione non prevede)

SANI E ROBUSTI IN COSTITUZIONE

L’intervento pubblico di Edoardo Sanguineti nella circostanza del premio Campiello, sottolineando con forza i rischi che si corrono per la sicurezza democratica e la vita civile del nostro paese, è tale da costringere tutti a prendere posizione. Io lo faccio molto volentieri e dico subito che, per quanto mi riguarda, il silenzio non costituiva affatto “assenso” e nemmeno cautela da mene carrieristiche o prebende, quanto semplicemente era dovuto alla terribile restrizione degli spazi di intervento pubblico, sempre meno aperti e ospitali, anche dalle parti di quelli che dovrebbero essere i nostri “simili”. Continua a leggere Sani e robusti in costituzione (2003)

Il primo Bàino

La prima fase dell’opera poetica di Mariano Bàino si è svolta tra fine anni Ottanta e primi Novanta del Novecento, in una atmosfera di forte fermento, partecipando l’autore al gruppo formatosi attorno alla rivista “Baldus” e poi al dibattito e alla breve vita del Gruppo 93. Legate a quel momento “propulsivo” le sue due raccolte, Ônne ʼe terra e Fax giallo (non proprio prime: le precede Camera iperbarica, favente Spatola) sono ora riproposte dalle edizioni [dia·foria di Daniele Poletti, nel quadro del progetto di quella casa editrice (ben distinto dagli andazzi attuali) di rimettere in circolazione il più possibile di materiale letterario alternativo, delineando a largo raggio un panorama vivace di scritture anomale.
Il bi-libro di Bàino che, tra le altre cose, ripristina l’ordine cronologico di stesura delle due raccolte rispetto all’ordine di pubblicazione (Ônne ’e terra + Fax giallo), esce con il supporto di un saggio di Antonio Belfiore. Continua a leggere Il primo Bàino

Di nuovo l’allegoria

L’allegoria è da sempre un problema. Una sorta di “corpo estraneo” nel territorio delle finzioni. Già tra i greci antichi, per Platone e Aristotele (attenti a quei due!) la rappresentazione si basava sulla mimesi di azioni e personaggi umani. E sebbene proprio dalla loro lingua provenga il termine (allon agoreuo: dico altro) un senso secondo appariva, per l’appunto, secondario.
Ma, anche dopo avergli trovato un posto nella teoria letteraria, si apre tutta una serie di “bivi”, di distinzioni complicate. Infatti, come intendere il sottotesto, ovvero: simbolo o allegoria? Intuizione ispirata o collegamento intellettuale? E ancora: l’allegoria è negli occhi e nella pratica esegetica dell’interprete, oppure è dotata di proprie modalità che l’artista ha adottato consapevolmente? (Nel primo caso è dappertutto, nel secondo solo in alcuni testi). Andando avanti: che differenza c’è tra allegoria vera e propria (un’immagine strana della quale dobbiamo capire cosa indica) e personificazione (l’entità astratta che si presenta con l’iniziale maiuscola)? E poi: allegoria puntuale, concentrata in una singola figura oppure allegoria complessiva in un testo eterogeneo, frammentario, ecc. ecc.?
Tutta questa materia, intricata e soggetta a oscillazioni nel sorso della storia della letteratura e della filosofia, viene trattata nel mio volume L’allegoria che l’editrice Lithos ripropone oggi a 10 anni dalla prima in una nuova edizione ampliata , corredata dalla preziosa copertina verbovisiva di Giovanni Fontana.

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Lucini “politico”

Tra Otto e Novecento Gian Pietro Lucini è stato il nostro maggior poeta di tendenza “simbolista”, ma – attenzione – di un simbolismo pronto a integrare senza nulla perdere anche la prospettiva anarco-rivoluzionaria di taglio repubblicano e libertario. Nel suo assiduo lavoro filologico attorno all’autore, Pier Luigi Ferro ha da poco ripubblicato e restituito in volume unitario i libelli direttamente “politici” e segnatamente antimonarchici che Lucini aveva stampati “alla macchia” proteggendosi con l’anonimato o dietro l’artificioso pseudonimo di Çi-devant. Attorno al passaggio di secolo, questi “giambi roventi” come li definisce l’autore, rispondevano alla necessità di intervenire contro la repressione dei moti di protesta culminati con i fatti di Milano del maggio 1898 spenti dalle cannonate di Bava Beccaris. Risposta direttamente “antagonista” più che in altre occasioni, gestita da Lucini con vibrante acredine satirica.
L’edizione curata da Pier Luigi Ferro con una documentata introduzione e con una fitta rete di note che chiariscono fatti e personaggi della cronaca dell’epoca, ha per titolo Carmi clandestini (edizioni Diana) e comprende La Nenia del Bimbo, Il Sermone al Delfino e La Ballata di Carmen Monarchia. Continua a leggere Lucini “politico”

Tutto Pignotti

In attesa di festeggiare a breve il suo centesimo compleanno, Lamberto Pignotti ha già ricevuto un bel regalo: un ampio volume di oltre 800 pagine che racchiude la sua produzione di scritture, come si suol dire, “lineari”, edito da Mimesis e curato da Teresa Nocita sotto il titolo Opere letterarie.
Un percorso oltremodo significativo, quello del nostro autore, che attraversa il secondo Novecento e l’inizio del XXI° secolo, costeggiando sempre in modo originale avanguardia, postmoderno e oltre, con l’apporto di uno spiccato spirito di ricerca sperimentale.
Naturalmente, prima di affrontare la lettura, occorre tener presente che si tratta solo della metà del pianeta-Pignotti: l’altra metà, quella della poesia-visiva e della performance, che non poteva essere documentata qui, scorre in parallelo con le opere letterarie e mantiene con esse un contatto stretto e coerente. Non solo, ma ci sarebbe anche una cospicua terza metà (!?), costituita dall’opera critico-teorica di altrettanto spessore delle precedenti e ben connessa con loro. Continua a leggere Tutto Pignotti