Il Chisciotte di Montelli

Giancarlo Montelli è uno straordinario artista che ha già affrontato in precedenti libri illustrati, alcuni personaggi “mitici” della letteratura come Pinocchio e il Barone di Münchhausen; ora, sempre per i tipi dell’editore Odradek ha dedicato un volume di ampio formato a un altro protagonista fenomenale, Don Chisciotte, il “cavaliere della Triste Figura”. E non solo a lui, perché Montelli accompagna l’eroe cervantino con tutta la congrega dei cavalieri che lo hanno preceduto o seguito, dagli achei di Omero ai personaggi di Calvino, tanto che il libro assume propriamente il titolo di Don Chisciotte & C.

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La LUNA di settembre

Si riparte! E ripartono anche i seminari della LUNA, con un programma autunno-inverno tutto nuovo. Ripartono, però, con qualche prudenza, per questo mese almeno ancora a distanza sulla piattaforma Zoom. I successivi incontri verranno comunicati più avanti con date e modalità ancora da fissare. Ma se le modalità sono incerte e in attesa di scioglimento il programma invece è già pronto. Sarà impostato sulla riflessione intorno all’allegoria, introdotta nel primo incontro attraverso tutta una serie di confronti teorici con le nozioni concorrenti (realismo, simbolo, personificazione) e con una discussione delle teorie più recenti, ad esempio il libro di Jameson del quale mi sono occupato abbondantemente in questo sito.
La data d’inizio sarà il 29 settembre (non ho resistito al richiamo di “Seduto in quel caffè”…), ore 17. Chi volesse essere incluso tra i partecipanti può iscriversi con il modulo presente nella sezione LUNA (colonna di destra).

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Come rappresentare?

Per carità, non ho nessuna intenzione di orientare o influenzare il voto del referendum, e neppure fare esternazioni su come voterò. Le ragioni del No sono state  perorate ad abundantiam da fior di intellettuali.  Né voglio stare a pensare alle conseguenze del voto sul governo e neppure a “in che compagnia ti trovi!”; so che non convincerei nessuno in più, ma vorrei soltanto affrontare un ragionamento sul problema della rappresentanza perché credo che non sia poi così distante da quello della rappresentazione, che è il problema principe della critica letteraria e artistica. In fondo, in entrambi i casi, si tratta di rispondere allo stesso interrogativo: come rappresentare? come deve essere il modo giusto? A questa domanda, sul piano politico mi sembra molto riduttivo rispondere puntando semplicemente sulla riduzione del numero dei rappresentanti. Sarebbe come sostenere che, per una giusta rappresentazione letteraria è sufficiente diminuire il numero delle parole, perché così si diranno, in proporzione, meno stupidaggini… Continua a leggere Come rappresentare?

Di Marca e il romanzo-mostro

Pippo Di Marca, uno dei principali esponenti dell’avanguardia teatrale a Roma e non solo, oltre alle straordinari esiti sul palcoscenico ha sempre tenuto d’occhio la letteratura e ospitato in più occasioni nel suo Metateatro scrittori e poeti. Sicché ora la sua prova narrativa Vite spezzate nella tempesta (edita da Fermenti) non coglie poi tanto di sorpresa. Semmai, di sorprendente c’è la dimensione dell’esperimento che si presenta davvero esagerata e “mostruosa” con le sue quasi seicento pagine e lo spessore inusuale della scrittura sempre tenuta ad un altissimo grado di tensione e di carica espressiva in un lungo tour de force che sembra non finire mai. Scrittura esuberante e in costante stato di moltiplicazione sinonimica, dove la trittologia è il minimo garantito e la polifonia è condotta fino all’esasperazione dell’“esplosione parolibera”, o meglio del “bordello di voci”.

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Lo dice Sanguineti

Mi pare urgente fare un appello al non pianto, fare un elogio del cinema che non fa piangere. Ritornando sulla grandezza di Ejzenštejn e Dreyer, affermo a loro elogio che credo non facciano mai piangere. Quando vedo il finale di Paisà sono mille le cose che mi vengono in mente, ma sicuramente non mi viene da piangere. Mi fa pensare, mi fa capire, mi fa riflettere sulla realtà, sulle esperienze e sulla vita, ma non mi fa piangere. Che una puttana sentimentale possa piangere vedendo La passione di Giovanna d’Arco lo posso capire, ma siccome non sono una puttana sentimentale mi passa per la testa tutt’altro, e capisco che Godard è in quell’occasione di una perfidia straordinaria: mi pare sia un perfetto esempio del sublime cinismo di Godard, altro regista che non fa piangere. A suo merito, sfido chiunque a piangere guardando una qualsivoglia sequenza di Godard. Fa riflettere, fa pensare, fa ragionare, incita a ripensare la vita, la morte e il mondo. Far piangere è un crimine da reprimere, e non solo in ambito cinematografico.

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