Archivi categoria: Senza categoria

VOCE & PAROLA

Parte “in presenza” il 22 novembre prossimo una nuova iniziativa in collaborazione con il Teatro di Porta Portese. Il titolo della serie di incontri è Voce & Parola e il sottotitolo recita: Percorsi nella poesia anomala novecentesca. Il progetto nasce dal tentativo presentare, senza spettacolarità e con mezzi minimi – la voce sola, in buona sostanza –  i testi della poesia novecentesca di tendenza, impegnata sul linguaggio e puntata sulla sorpresa e l’innovazione: avanguardia, sperimentalismo, ricerca, scegliete il termine che più vi aggrada. Puntare sulla “messa in voce” non significa, come oggi si pensa, scavalcare la mediazione della critica: la riflessione critica sarà a monte e ogni lettura scaturirà da una precisa scelta interpretativa e da una “scrittura della voce”, che verrà accompagnata dalle necessarie coordinate.
Ad ogni tappa verrà affrontato un singolo autore. Ma l’incontro inaugurale, dato il suo carattere d’apertura, avrà una struttura antologica e, sotto il titolo Dissonanze , presenterà testi di vari autori e autrici, accomunati dall’esperienza dell’esilio, dello straniamento e della controffensiva in versi. Vedere qui la locandina  con tutte le indicazioni per partecipare. Continua a leggere VOCE & PAROLA

Antonio Amendola, “Variegata”

Antonio Amendola affida la sua nuova opera, dal titolo Variegata, al sito di “Critica integrale”, che già offre altri suoi testi nella sezione dei pdf “Scaricabili”. È anche questa una sperimentazione attiva sui versanti del visivo e del sonoro: del visivo, perché la parola viene messa in evidenza come immagine, soprattutto grazie ai grandi caratteri maiuscoli, e la pagina stessa è percorsa da spaziature e da separazioni (le righe di puntini). Tale aspetto visuale, che colpisce davvero, come suol dirsi, “al primo sguardo”, è in realtà nello stesso una indicazione performativa per la lettura a voce, una sorta di spartito. Particolarmente rilevante è, nel testo, il lavoro sui significanti (che unisce o separa anche il corpo della parola), il gioco verbale e la pulsione ritmica che rimanda all’immagine del treno («la suggestione delle rotaie suggerisce il movimento») e del resto un suo testo precedente s’intitolava, non a caso, Il trenorale. Continua a leggere Antonio Amendola, “Variegata”

Salutando Giorgio

Abbiamo cominciato insieme, all’inizio degli anni ’70 del Novecento. Io e Giorgio Patrizi eravamo freschi di laurea e ci trovammo in un nutrito gruppo che Walter Pedullà aveva riunito con l’intento di fare una rivista con i giovani. Molti abbandonarono via via e restammo in pochi a proseguire il progetto autonomamente: furono i “Quaderni di critica” (titolo brechtiano e non crociano, si badi). Le nuove avanguardie erano appena trascorse e c’era la spinta propulsiva del Sessantotto. La nostra idea di tenere insieme sperimentazione linguistica e impegno politico era comunque abbastanza rara a quei tempi (1973: cinquant’anni fa esatti) e ci aiutava a portarla avanti il pensiero eterodosso di un altro Walter, Benjamin, appena allora conosciuto. Eravamo assertori del lavoro collettivo, convinti che solo nel confronto e nello scambio si potesse produrre davvero. In quel numero “in attesa di autorizzazione” Giorgio si occupò di Balestrini andando a indagare con molta precisione i meccanismi poetici nella correlazione delle forme e dei materiali, dei significanti e dei significati, della logica interna e del senso politico.

Continua a leggere Salutando Giorgio

Mari&Monti.4

Edoardo Cacciatore

La discorde assemblea

ll mare ci espone al suo massimo esempio
Il moto soffermo in cerca di un dove
In cui concentrarsi esaurito lo scempio
Di itti frementi con foga commuove
L’ammasso in comune in procinto di farsi
Discorde assemblea del tutto incapace
Di stendere accordi pacifici — sparsi
Sussulti a rimando in cui l’ira tace
La smossa sequenza agitata su a galla
Sofferma si ostenta ma inquieto è il ristagno
Già ovunque rioscilla ed a sprazzi sfarfalla
Di brano in brano rescisso compagno
Sì il centro elargisce arcicolma accoglienza
Ma accoglie ed augura buona partenza.

(La puntura dell’assillo, 1986)

26/08/2023

Mari&Monti.3

Dino Campana

Immagini del viaggio e della montagna

Pare la donna che siede pallida giovine ancora
Sopra dell’erta ultima presso la casa antica:
Avanti a lei incerte si snodano le valli
Verso le solitudini alte de gli orizzonti:
La gentile canuta il cuculo sente a cantare.
E il semplice cuore provato negli anni

A le melodie della terra
Ascolta quieto: le note
Giungon, continue ambigue come in un velo di seta.
Da selve oscure il torrente
Sorte ed in torpidi gorghi la chiostra di rocce
Lambe ed involge aereo cilestrino…
E il cuculo cola più lento due note velate
Nel silenzio azzurrino Continua a leggere Mari&Monti.3

Mari&Monti.2

EUGENIO MONTALE

Falsetto

Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un’avventura più lontana
l’intento viso che assembra
l’arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t’avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell’elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d’incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t’impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.
L’acqua’ è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu!
Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T’alzi e t’avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s’incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t’abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

(Ossi di seppia, 1925)