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Lubrano narratore e gli slittamenti del desiderio

In questo momento davvero effervescente e produttivo del suo percorso letterario Carmine Lubrano, oltre ai fascicoli di grande formato di “Terra del Fuoco”, tra i quali quello particolarmente impegnativo dell’antologia sull’Avanguardia permanente, ha pubblicato anche un suo testo di narrativa: ’O ciuccio ca vola, il romanzo di AnnArosa, sempre siglato dal Lab-Oratorio Poietico. E sempre accompagnato dalla impaginazione più eccentrica che si possa immaginare, che alterna parole e immagini, collages, caratteri diversi, spaziature e quant’altro cui l’estro dell’autore ci ha abituati. Romanzo, dice il frontespizio ed effettivamente il testo è scritto in prosa, sebbene subisca spesso la tentazione di andare a capo come la poesia e sia di certo fortemente imparentato allo stile poetico dell’autore. “Romanzo sperimentale”, rivendica Lubrano tenendo a distinguersi dai «contemporanei tutti attenti a confezionare “leggibili” insulse brodaglie illeggibili». Romanzo “anomalo”, dunque, e scrittura al confine dei generi. Continua a leggere Lubrano narratore e gli slittamenti del desiderio

Riconoscere Giuliani

Alfredo Giuliani è acquisito alla storia letteraria soprattutto per la sua introduzione alla antologia dei Novissimi, che costituisce una pietra miliare (e forse ancora una “pietra d’inciampo”) nella evoluzione della poesia italiana, posta com’è nel bel mezzo del Novecento. Introduzione, ma si dovrebbe dire al plurale “introduzioni”, perché la sua firma compare avanti a tutte le edizioni successive al 1961, comprese quelle della traduzione in lingua inglese. Segno che, di quel piccolo manipolo di cinque autori (gli altri, per chi fosse proprio ma proprio digiuno, erano Balestrini, Pagliarani, Porta e Sanguineti), era lui il baricentro delle diverse posizioni, un primus inter pares, ed anche – a mio parere – il critico più adatto a individuare una sorta di sensibilità comune. Come singolo autore, tuttavia, Giuliani non è molto trattato e forse la sua produzione è stata in qualche modo oscurata proprio da questa funzione di “portabandiera” che ha poi espletato anche in altre occasioni, ad esempio nell’incontro palermitano che apriva la stagione del Gruppo 63, era lui che – dopo il breve saluto di Luciano Anceschi – riceveva il compito di avviare il dibattito, definendone l’“orizzonte problematico”. Continua a leggere Riconoscere Giuliani

Pensare il verso

Di fronte a una poesia nuova il critico si trova in imbarazzo, cerca di attaccarsi a qualche precedente, si attacca al metodo che però lo aiuta relativamente perché – soprattutto in mancanza di segnali immediatamente riconoscibili (tipo il metro, la rima e simili) – non sa bene a quale livello testuale sia da dare la precedenza. Insomma, tira un po’ a indovinare. Nel caso di Antonio Francesco Perozzi, l’idea sulla quale provo a scommettere è che ciò che contraddistingue i suoi testi sia il fatto che ogni verso è attentamente pensato. Di solito, per i poeti è invalsa la concezione dell’ispirazione, ed è vero che ispirazione c’è sempre, è il qualcosa che viene in mente all’improvviso. Tuttavia un conto è affermare, come si fa a partire da Platone, che si è ricevuta la parola da un’entità superiore che suggerisce (con un “soffio” impalpabile) quel che si deve dire e un altro conto, del tutto contrario, è che ciò che viene in mente arrivi sulla carta appunto attraverso un filtro mentale.
Questa seconda ipotesi si verificava nel precedente Essere e significare e mi sembra ancora valida per la nuova raccolta di Perozzi Lo spettro visibile, che esce per i tipi di Arcipelago Itaca. Tutto quello che vi si può rintracciare, sia di procedimenti sul significante (come alcuni accapo e qualche scomposizione di parola), sia di particolari usi del lessico, sia di tracce del vissuto personale, come eventi, occasioni e ricordi, tutto ciò e altro ancora viene rifunzionalizzato e, per così dire, concettualizzato nel verso.
Pensare il verso: che poi vale anche nell’altro senso, direzionale, della tendenza implicita che sottende l’espressione. Continua a leggere Pensare il verso

Ritorna la LUNA con “Critica della critica”

Riprende la LUNA con un nuovo ciclo di seminari, intitolato “Critica della critica”. Molte voci si sono levate sia in passato che di recente sulla crisi della critica, ma è inutile associarsi alle lamentele e ai piagnistei del “non ci sono più i grandi critici di una volta”… Meglio andare a vedere da vicino e a discutere – come cerchiamo di fare nei nostri seminari – su come articolare al meglio la strumentazione critica in questa fase di grande confusione. Si è pensato, perciò, di adottare una prospettiva simile a quella del fascicolo Comparare la critica e cioè andare a confrontare i critici e i loro metodi alle prese con il medesimo oggetto. L’autore scelto per il confronto è stato Eugenio Montale sia per la sua collocazione cronologica di centro-Novecento, sia per l’apprezzamento da destra e da sinistra (ugualmente centrale, si potrebbe dire). Gli autori principali da analizzare in quanto significativi per i 5 incontri previsti nel corso dell’anno 2022, saranno: Gianfranco Contini, D’Arco Silvio Avalle, Stefano Agosti, Fausto Curi, Romano Luperini. È previsto poi un incontro con Cecilia Bello Minciacchi sul tema della metodologia critica, in particolare della poesia. E in appendice si terrà una discussione – piuttosto nuova e originale – sul trattamento di Montale nei principali libri scolastici.
Il primo seminario partirà alla fine di maggio, ancora a distanza; le date verranno di mano in mano specificate nella sezione Appuntamenti insieme al link per il collegamento. A tutti gli interessati verranno inviati materiali utili per la discussione. Continua a leggere Ritorna la LUNA con “Critica della critica”

Modernità e dissonanza

A fondamento dell’estetica classica c’è la repressione del discordante: basta vedere l’attacco dell’Ars poetica di Orazio e il suo rifiuto dei mostri, la testa umana sul collo di un cavallo o la donna con la coda di pesce. Sarebbero congiunzioni inconseguenti e disdicevoli, modi orribili e destinati al ridicolo (“sapreste, amici, trattenere le risa?”). Sarebbero improprietà, anomalie, accoppiamenti non conformi; séguiti che non consuonano con quanto li precede.
Per un sacco di tempo – e, c’è da scommetterlo, ancora oggi – l’armonia è assurta a valore estetico preminente, accompagnata dalle sue consorelle proporzione, parallelismo, simmetria. In esse c’è la promessa della ripetizione e il piacere del ritrovamento regolare dell’identico che esorcizza il timore della perdita (vedi anche, in Freud, il bambino con quel rocchetto che va e che torna). Il ritmo elementare di tensione e distensione, simile al respiro, al battito del cuore. Effettivamente, pare che il nostro stesso corpo coincida con questa funzione di alternanza confermativa.
Dunque la dissonanza è esclusa? Sarebbe soltanto un passo falso, un’aritmia, una stonatura, una patologia insomma nell’universalmente umano dell’armonia? Continua a leggere Modernità e dissonanza

Figura per figura

Bocca mia taccio (SilvanaEditoriale) non è un libro illustrato. È piuttosto un libro “a quattro mani” che alterna opere figurative di Paolo Canevari e testi poetici di Luca Succhiarelli, in una pubblicazione di grande cura ed eleganza. Va dunque considerato nel suo intreccio interartistico e in quella sorta di chiasma che si determina tra una figurazione che tende ad esprimere significati attraverso forme e colori e un discorso che, dal canto suo, sorpassa la comunicazione banale con trasgressioni espressive del codice dato, compreso il codice usualmente considerato come poetico.
Entrambi gli autori, per altro, presentano nel libro le diverse tappe del loro percorso; di qui una scansione graduale che segue i “passi” di una storia interna, le tappe di una duplice ricerca di soluzioni al problema dell’espressione. Continua a leggere Figura per figura