Chiusura dell’anno manganelliano

All’egregio direttore del blog, ammesso che ce ne sia uno, non saprei, ai miei tempi tale roba inesisteva, e anche “egregio”, perché egregio? egregio in cosa? Comunque sia, avrei forse il dovere di ringraziarla di avermi intitolato addirittura un intero giro planetario, e in fondo lei avrà pensato che non fossi alieno dalle cerimonie, dato che la “cerimonialità” in letteratura mi è sempre piaciuta, lo ammetto, insieme alla retorica, all’ossimoro, e perfino alla perenta allegoria. E invece no, al posto di render grazie e a costo d’essere scortese ed ingrato, io protesto con tutta la timida e roca voce rimastami. Al massimo avrei potuto permettere una “scommemorazione”! Lei non capisce, non può capire. Nel luogo in cui mi trovo attualmente e che è esattamente come lo descrissi in alcune delle mie carte patologicamente corrotte e menzognere con una certa, è vero, preveggenza, qui nei dintorni del nulla, intendo, nelle tenebre, insomma, il “riverito nome”, per dir così, è quasi completamente scomparso, quindi sentirselo ritirare in ballo, mi creda, non può che causare uno spiacevole fastidio postumo. Eh, sì, il nome, quella bestiolina bastarda che ci segue accanita, sospettosa, talvolta ilare, bu!, a cuccia! pussa via!

Non proprio scomparso – e infatti ho detto “quasi completamente”. Il nome è rimasto anche in questi luoghi desolati e inospitali, nuvolosi ed erratici, costanti ma anche un poco stantii, ma è come uno strano copricapo che si sente di avere ma non si può vedere, in assenza di specchi. È come un solletico un po’ buffo che si avverte alla sommità della testa, ormai quasi del tutto abrasa e incalvita. E se anche, poi, qualche volta, sulla base di strane onde che si propagano nella atmosfera fuligginosa e brumosa di rito, sovviene di averlo rivestito una volta come un vessillo o un’armatura, è d’obbligo, per rigore, riderne di gusto, ma in segreto, quale cosa disdicevole dei tempi andati. Che poi l’ho sempre saputo che non esistere è difficile… Ci provai, eccome, nell’al-di-qua, ora per me di-là (sebbene in nome giusto sarebbe “nonquì”), provai, dicevo, a conseguire un onorevole anonimato, ma lo potei solo imperfettamente e, direi, per approssimazione, come metafora, accidenti agli editori, alle copertine, ai frontespizi, ai critici e adesso anche i blog ci si mettono!
Ho poi subodorato, sempre per i volatili echi o refoli mentali che in questi luoghi ancora mi raggiungono, che Lei abbia voluto privilegiarmi per contrappormi ad altro defunto, osannato odiernamente in eccesso, a suo personale giudizio. Io di questi confronti non voglio saperne un’acca, sia chiaro. Che confronto e confronto! Io a quel tale non lo vedo proprio e non si faccia gli spiritosi dicendo che è perché gli occhi si son consunti… Se ne stesse col suo spicchio d’aureola, afflitto da stizzosa bontà. Punto. È vero che nei luoghi nei quali vado errando (nel senso dell’errore, veh), le valutazioni di qualsiasi tipo non ci offendono più, né possono, tuttavia, venire subdolamente “strumentalizzato” – ecco mi raccapezzo casualmente come in un vortice improvviso di foglie la parola esatta che avevo pressoché dimenticato – ecco: “strumentalizzato” in un gioco di provocazioni degne di miglior causa, o se si vuole di risentimenti corporativi, sì, ciò decisamente mi umilia. E poi: che almeno una volta i centenari si guastassero! Volendo, mi sarebbe piaciuto molto di più venire celebrato in un anno sbagliato. La faccia finita pertanto con questa menzione sconveniente e pretestuosa che per altro non giova a nessuno, tolga le fotografie, cancelli i richiami, chiuda le chiose, ammaini le moine, zittisca le citazioni (sempre querule, quelle), e mi lasci in pace nella mia zerità, nel nebuloso mare del nulla. In fondo, del nulla io ho sempre parlato, in un modo o nell’altro, per non-luoghi e finzioni, per fantasie e figure, per ossimori e ossessioni, anche per palindromi, perché no?, sicché adesso mi sono meritato di starci comodo come fossi uno dei soci fondatori, sia pure fondatore tardivo e retroattivo, va bene, e poi ammesso e non concesso che il nulla abbia bisogno di una fondazione. Lasciamo perdere (è sempre meglio che vincere). Il posto non è poi così male. Il silenzio è discreto. Il clima mite. E poi c’è un vantaggio incommensurabile: qui dove attualmente ci troviamo, non ci sono più scarpe da allacciare! Con rispetto (ma non senza dispetto), AeB.

31/12/2022

1 commento su “Chiusura dell’anno manganelliano”

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