Annuncio l’uscita del mio nuovo libro, Brecht con Benjamin, pubblicato dall’editore Odradek. È un lavoro teorico spinto da due esigenze convergenti. La prima: mi sono reso conto che la mia lettura di Walter Benjamin, iniziata negli anni Settanta del Novecento, è sempre stata una lettura brechtiana di Benjamin (quindi incentrata su L’autore come produttore, L’opera d’arte, ecc.), mentre oggi l’esegesi benjaminiana è tutta rivolta dall’altra parte, a enfatizzare la “teologia” contro il “materialismo storico” (per usare i termini della famosa prima tesi). Ho ritenuto allora necessario rovesciare la prospettiva e provare a fare, nel momento in cui tornavo a riflettere sui miei temi fondanti (come è giusto fare al termine di un percorso), una lettura benjaminiana di Brecht. Per questo, non Brecht e Benjamin, ma Brecht con Benjamin, l’autore accompagnato dal suo critico, come era per altro avvenuto nei momenti migliori del loro rapporto interpersonale.
E orientati entrambi, però, dalla seconda esigenza. Mentre la ricerca della connessione Brecht-Benjamin ha per forza di cose un che di storico e anche di nostalgico (vedi cosa erano capaci di pensare quei due in tempi ancor più bui dei nostri…), la seconda esigenza è nata dall’emergenza del presente. Le ultime direzioni della teoria letteraria, infatti, sorrette da scientificità neurologiche, si sono puntate sull’empatia e l’immedesimazione, esaltandone gli effetti benefici. La lettura ingenua ne viene completamente sdoganata e incomprensibile diventa quel testo (del tipo dell’avanguardia) che rinuncia all’immedesimazione o all’immersione del lettore per produrre invece contraccolpi di sorpresa e distorsione. Mi sono detto che la risposta a queste tesi, non a caso provenienti dall’America e perfettamente in linea con le scelte di mercato, era già tutta nello straniamento di Brecht, principalmente teatrale, ma estendibile su più livelli. Ripercorrere alcuni testi brechtiani insieme ai commenti benjaminiani – oggi assai trascurati – mi è parsa la cosa migliore da fare per guadagnare un punto di vista alternativo. Un nutrimento indispensabile: non a caso la metafora del valore nutrizionale ha un certo sviluppo nei due autori, a contrastare la nozione del gusto e del piacere immediato. Continua a leggere È uscito “Brecht con Benjamin”!
Archivi categoria: Le uscite
Mecozzi e il maestro
Gianmarco Mecozzi è autore assai raro nel panorama letterario attuale. Come poeta non disdegna il tono satirico-polemico, di sapore brechtiano, mentre come narratore ha dato prove di umoristica e parodistica fantascienza. Si è inoltre dedicato al teatro e da questa esperienza deriva il suo ultimo libro Il maestro. A fuoco i teatri, pubblicato dalle edizioni Momo.
È un libro principalmente di testimonianza che racconta una delle più significative vicende del nostro teatro di avanguardia, protagonista Carlo Quartucci (che è il “maestro”, appunto) con Carla Tatò e il Teatr’Arteria, un grande progetto “incendiario” (vedi il sottotitolo di “fuoco”) dentro il teatro e fuori del teatro, perché lo spazio performativo-artistico viene allargato e intriso per intero dall’istanza rivoluzionaria.
Nello stesso tempo, il libro ha un suo forte tenore stilistico: sulla spinta ritmica dei tre puntini di sospensione, la scrittura di Mecozzi incalza e s’impenna, deraglia e trascina, contagia entusiasmo e si fa teatro essa stessa nel dialogo-conflitto con un lettore ormai impigrito. In questo modo l’insegnamento del “maestro” non resta lettera morta, ma si trasmette fin dentro le modalità del racconto che lo rievoca. Continua a leggere Mecozzi e il maestro
Alvino in versi
Gualberto Alvino è critico letterario raffinato e estremamente rigoroso (con toni perentori da “plausi e botte“), linguista provetto nonché scrittore interessantissimo in prosa di romanzo (vedi l’articolo inserito nella sezione Autori) e in poesia. In versi ha appena pubblicato la raccolta Rethorica novissima, per le edizioni romane “Il ramo e la foglia”. È una poesia di forte tenore espressionista e plurilinguista, fondata sulla tensione tra i materiali intellettuali, che sono soprattutto gli strumenti filologici del critico (come la retorica, ricordata dal titolo) e i materiali della vita, densi a loro volta di tensioni emotive e psicologiche. Se ne determina un impasto di rara forza stilistica, condotto secondo un’andatura ritmica irregolare che qui si estrinseca anche nelle forme brevissime dell’epigramma. Continua a leggere Alvino in versi
Il convegno su Ballerini
È uscito il volume degli atti del convegno su Ballerini tenutosi a Pescara nel maggio 2019. Il libro, intitolato Il remo di Ulisse, saggi sulla poesia e la poetica di Luigi Ballerini è curato da Ugo Perolino che era stato l’organizzatore dell’incontro. L’editore è Marsilio.
Ballerini, esordiente a ridosso degli anni della neoavanguardia (è stato anche segretario di Pagliarani) è un esempio significativo di poesia “di ricerca” che è andata avanti senza retromarce anche negli anni del riflusso e della confusione poetica. Avvantaggiato dalla sua postazione defilata in USA (dove ha insegnato per tanti anni), Ballerini è autore di complessa struttura e di sfida al senso comune, di straordinaria inventiva spesso ironica tra associazioni sorprendenti e citazioni spiazzanti, innestate su una sintassi apparentemente discorsiva.
Più volte citato in “Critica integrale” si può anche ascoltare la sua voce nel seminario della LUNA a lui dedicato. Continua a leggere Il convegno su Ballerini
Malacoda, nuovo numero
È in rete il nuovo numero della rivista “Malacoda”, che già più volte ho segnalato da questa postazione, essendone anche tra i collaboratori assidui. Questo è il terzo numero del VII anno della “Webzine di lotta letteraria e culturale, per una riforma intellettuale e morale”, come recita l’intestazione. Bisogna dare atto al direttore Mario Quattrucci di avere perseguito, ormai in un arco di tempo piuttosto lungo, una iniziativa aliena dalle mode e, si può ben dirlo, controcorrente. Il taglio di questa rivista, che si adatta alla rete, sì, ospitando contributi meno lunghi della misura del “saggio” propria di una rivista cartacea, ma più lunghi e impegnativi di un semplice articolo da blog, nello stesso tempo mantiene l’idea del periodico novecentesco, basato su “numeri” complessivi editati a distanza di tempo (non un sito con pubblicazioni random). Un indubbio segnale di resistenza. Continua a leggere Malacoda, nuovo numero
Sperimentalismo spontaneo?
Sperimentalismo spontaneo è un ossimoro, perché a rigore lo sperimentalismo dovrebbe essere programmato e discendere da precisi presupposti teorici. Tuttavia è possibile che all’atto di una scrittura mossa da nient’altro che da una esigenza espressiva, l’autore/autrice si renda conto che, proprio per essere fedele alla sua istanza interiore, il linguaggio risulta insoddisfacente. O, per meglio, dire, sono le conformazioni codificate dei sentimenti e degli stati d’animo, amore e odio, allegria e tristezza, a non ricoprire adeguatamente quanto viene percepito come proprio. Quegli standard che vengono buoni quando si tratta di comunicare per ricevere corresponsione o aiuto o quant’altro, risultano falsificanti quando invece si tratta di concentrare l’affezione in un genere di comunicazione che dovrebbe essere dotata di una forza pari alla istanza che la determina. In questi casi, allora, l’autore/autrice, per ottemperare al proprio imperativo, deve torcere in qualche modo il linguaggio comune ed ecco che il risultato finale, sulla pagina, appare incredibilmente vicino a una manipolazione di tipo sperimentale.
Questa lunga premessa per segnalare la raccolta di Roberta Sirignano, Sogno la direttiva, pubblicata or ora da RPlibri, con una pagina introduttiva di Antonio Bux, che è anche il direttore della collana. Continua a leggere Sperimentalismo spontaneo?