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La “poesia ibrida” secondo Cuccaroni

Sappiamo bene che l’ibrido era assolutamente da evitare nell’estetica classica; teste l’Orazio dell’Ars poetica, netto nel condannare i mostri composti di doppia natura come la sirena, una donna che, scandalosamente, desinit in piscem.
Senonché l’estetica moderna ha cambiato completamente parere e soprattutto nelle teorie postcoloniali ha accolto l’ibrido come l’unica possibilità di recuperare l’originario cancellato dalla storia repressiva. Contaminare la lingua dei colonizzatori, giocare con essa a entrare-uscire, deformarla con le espressioni native: l’ibridità diventa così una forma di rivendicazione e di protesta.
L’ibrido, dunque, virato in positivo può diventare lo stigma valorizzatore di tutte le poetiche della mescolanza. E non a caso Valerio Cuccaroni ne ha fatto la formula del suo La poesia ibrida (edito da Biblion) che tocca gli esperimenti multimediali, anzi più precisamente intermediali, dalla poesia visiva alla videopoesia, dalla poesia elettronica fino al Poetry Jockey. Continua a leggere La “poesia ibrida” secondo Cuccaroni

Cosa ci insegna Balestrini

Percorrendo in tutta la sua estensione l’opera in versi e in prosa di Nanni Balestrini, Cecilia Bello Minciacchi ci offre con il suo voluminoso studio Come agisce Nanni Balestrini (editore Carocci) un ritratto davvero completo di un autore di punta nel novero della neoavanguardia. Poco propenso a esporsi in sede teorica – tanto che di suo si può annoverare solo quel contributo originario, Linguaggio e opposizione, compreso nella antologia dei Novissimi – Balestrini è stato invece presentissimo nel lavoro organizzativo, fino al punto che si potrebbe affermare che senza di lui forse il Gruppo 63 non sarebbe esistito… Va da sé che questa reticenza non significa affatto mancanza di consapevolezza autoriale; al contrario l’opera balestriniana dimostra una eccezionale qualità di autocontrollo, una notevole dose di competenza letteraria nella svariata messe delle citazioni e degli imprestiti, con in più l’accortezza di rilasciare sornionamente all’interno del testo tracce e indicazioni del suo fare, vere e proprie istruzioni preliminari (che poi è, paradossalmente, il titolo di uno dei suoi ultimi testi).
Questo è il libro giusto per conoscere a fondo Balestrini in tutti i suoi risvolti. Continua a leggere Cosa ci insegna Balestrini

Il testacoda dell’avanguardia

Uno degli standard con cui viene di solito considerata l’avanguardia è l’esasperata ricerca del “nuovo”. Che sarebbe poi anche un criterio generale di valutazione estetica (l’originalità). Tuttavia, questo motivo non è più tanto centrale nelle avanguardie “sperimentali” del secondo Novecento, e in fondo ancora prima, per esempio nel surrealismo. Nel surrealismo il problema non è tanto distanziare la tradizione – come nei futuristi – quanto attraversarla e contrapporle l’anti-canone degli scrittori cancellati perché trasgressivi. Insomma, la costruzione di una alternativa letteraria non può essere semplicemente liquidatoria (nel qual caso si rischia un plateale “ritorno del rimosso”), ma comporta un necessario atteggiamento critico nei confronti del passato.
Su questo mi ha fatto riflettere il libro di Marco Berisso, Documenti sulla neoavanguardia (edizioni del verri), uscito appena in tempo per rientrare nell’anno anniversario del Gruppo 63. Berisso da esperto medievista oltreché autore in proprio, si occupa di tre autori, Nanni Balestrini, Corrado Costa e Edoardo Sanguineti, mostrando come in ciascuno in modi diversi la tradizione continui ad essere considerata e in particolare quella delle origini letterarie. La prima impressione è stata di un rischio: rimettere questi autori eterodossi nel solco della lirica. Oppure di archiviarli storicamente attraverso l’omaggio della filologia. Tuttavia, l’apparato solido e convincente della ricerca compiuta da Berisso spinge a considerare il libro con più attenzione. Continua a leggere Il testacoda dell’avanguardia