In occasione del centenario della nascita dell’autore si è svolto ad Alatri il 18 ottobre 2014 un convegno sull’opera di Gianni Toti. Gli atti della giornata di studi sono ora pubblicati, per la cura di Giovanni Fontana e Silvia Moretti, dalla Associazione Gottifredo che insieme alla Casa Totiana conserva ad Alatri l’archivio di Toti.
Il titolo del volume è Multiverso Toti, in quanto l’opera di questo autore, aperto e disponibile ma al contempo restio a unirsi ai gruppi di quel nostro vulcanico “secondo Novecento”, si è sviluppata in modi originali ed eccentrici su più versanti, praticando non solo poesia e prosa con esiti da giocoliere della parola iper-carrolliano, ma anche la grafica, il cinema e soprattutto la video poesia della quale è stato un vero precursore in un’epoca che non aveva tutti gli strumenti da videomaker che abbiamo oggi. Operando talmente a largo raggio che questi studi sembrano essere ancora “iniziali”, aperture e inviti per la visita di un continente artistico tuttora da scoprire.
Il libro, aderendo a tale ramificazione plurale, è diviso in diverse sezioni.
La prima s’intitola Il corpo del significante e la lucidità acrobatica e comprende gli interventi (oltre che dello scrivente) di Chiara Portesine che indaga la “dilatazione della soggettvità” nella poesia totiana e di Marcello Carlino che ne interroga la particolare posizione di “avanguardia”.
Nella seconda sezione, Sentire rivoluzionario e spazio caosmico, Antonio Belfiore tratta della “sonorità” e Marco Palladini parte dalla sua esperienza di poetattore sui testi di Toti.
Con la terza sezione, L’occhio divergente e la parola videotronica, entriamo nei territori che Toti ha praticato extra moenia, cioè fuori della letteratura: il contributo di Massimo Raffaeli è sul cinema, quello di Sandra Lischi è sulla videoarte, un ampio saggio di Giovanni Fontana si muove “tra scritture e videoscritture” mentre José-Carlos Mariatégui rievoca l’esperienza delle “poesie computazionali”.
Viene poi la quarta sezione, Il mestiere del giornalismo, altro ambito da non sottovalutare, come dimostra la relazione di Tarcisio Tarquini.
Segue un’appendice con la cronologia dell’“Opera video”, curata da Silvia Moretti e un intervento di Daniele Poletti che è l’editore dell’opera poetica, appena completata con l’uscita del secondo volume.
Naturalmente il discorso critico si è mosso dalle grandi dimensioni (l’«utopia assoluta» di cui ha parlato Tarquini) alle questioni più specificamente tecniche come «il ‘soggetto-linguaggio’ che si candida a diventare il personaggio totiano per eccellenza» (Portesine). E poi c’è da sbrogliare il nodo dell’avanguardia, anche per dare a questo termine un nuovo e non settario orizzonte. Su questo punto si è espresso Carlino:
Nell’avanguardia di Toti la tecnica interviene da durevole propellente. Tecnica e poetica in Toti coabitano, come precisa Gazzano e come attesta la diramatissima variazione totiana sul lemma del poiein. Occorre aggiungere, nondimeno, come in opposizione ad una damnatio memoriae e ad una conse¬guente ripulsa che hanno avuto corso frequente presso gli ismi in controtendenza del Novecento, e differentemente da am¬missioni e da usi che pure l’hanno riabilitata, la tecnica in Toti ha una declinazione con uscite prossime a quelle autorizzate dalla filosofia e dalla teoria delle arti di Walter Benjamin.
Mentre Fontana ne ha ridisegnato il panorama:
Negli anni in cui il rifiuto del gesto poetico era diventato parola d’ordine dell’impegno politico e lo slogan dell’«immaginazione al potere» non offriva frutti da raccogliere, sono in pochi ad avere il coraggio della poesia. Tra questi si contavano più che altro poeti erratici come Emilio Villa o impegnati sul fronte della totalità, come Adriano Spatola e Giulia Niccolai, o del tutto in disparte, come Edoardo Cacciatore, o catturati dai loro interessi di studio, come Angelo Maria Ripellino, dichiaratamente avversati o artatamente ignorati per la verve politica, come Mario Lunetta. Gianni Toti era uno di questi. Come gli altri, aveva riconosciuto il valore delle avanguardie storiche, ma forse più di loro dimostrava un deciso attaccamento, un notevole trasporto, una passione che rivelerà in tutto il suo percorso di poligrafo d’eccellenza, sempre in prima linea sul fronte della creatività, tanto da spingersi a definire e praticare la poetronica, in grande anticipo rispetto alle ricerche videopoetiche in Italia e non solo.
La questione è da approfondire. Tuttavia se, come credo, l’unica rivoluzione rimasta possibile è quella ecologica, la letteratura che le corrisponderà non è quella di contenuti naturalistici o paesaggistici, bensì una “ecologia del linguaggio”. Su questa linea, Gianni Toti ha dato una indicazione importante, tenendo insieme i vari livelli del creativo, del ludico e dell’utopico con una espressione di felicità della pratica poetica che trascina dentro di sé l’inesauribile dialettica del ribaltamento e del negativo.
L’editore Poletti, dal canto suo, ha ribadito il carattere alternativo delle “scritture complesse” nella situazione odierna:
Le scritture complesse e sperimentali richiedono questo tipo di sacrificio, in ragione della loro matrice non consolatoria e dell’invito politico alla curiosità, perché si sottraggono continuamente e in modalità disparate alle risposte orientate verso una verità dogmatica, quella verità che non lascia scampo all’ombra per eccesso di chiarezza, ma che prospera nella povertà del codice.
E Poletti, come accennavo sopra, ha ultimato con il secondo volume la ripubblicazione nelle edizioni [dia·foria delle poesie edite, dando finalmente alla parte versificata dell’opera totiana una veste cartacea all’altezza della inventività straordinarie che la abita.
20/04/2026