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Mangatour3

Il deserto

Che il mio itinerario includesse una selva, era del tutto ovvio ma, nella mia miope pudicizia da orologiaio, non ne avevo previsto la qualità spettacolare, registica, deliberatamente scenografica; la fantasticavo più significante; e tuttavia la sua socievole garbatezza mi ha assai confortato. Tradizionale, prevedibile, la quercia oracolare; ma non la sua puttaneria, tra furba e tracotante, e la rugosa, infantile frode del ruffiano. Del gioco dei viglietti questo solo dico, che la sua impudicizia mi ha giovato non poco. Ora oltrepassati foresta, quercia, ruffiano, mi trovo, naturalmente, ai margini del deserto. Il termine “deserto” ha dell’intimidatorio, quasi fosse la controfigura del nulla; ma questo è in primo luogo il magazzino che contiene l’attrezzeria del nulla. A codesto deserto mi ri-conosco congeniale, alle sue bizze, malumori, disforie, la sua mutria stizzosamente taciturna, l’assenza di immagini che distraggono, voci che illudono, ombre allarmanti; cose che potrebbero distogliermi dalla meditazione di te, cui ora posso propormi costante deuteragonista, amore. Continua a leggere Mangatour3

Mangatour2

I sobborghi

Chiamiamoli sobborghi: non vi troverete né strade, né quartieri, né autobus, né stracci di giornali, né capsule di bevande analcooliche, né preservativi appiattiti contro il suolo, come bambini sordi sotto un bombardamento, che, quando è finito, ancora aderiscono al pavimento; non vi giocano infanti, né camminano convergenti amanti morituri; abitati, si, e non radamente: ma non cercherete famiglie, né tribù, né convegni per portici e piazze, né colloqui, se non minimi, necessari, sommessi. Forse è cielo quella piazza capovolta, quale debbono vedere i pesci dal fondo del mare in giorni di pioggia immobile; ma come scarso il mutar delle luci dall’alba al tramonto; e forse non sarà arroganza nomenclatoria catalogar di ‘erba’ quella muschiosità violacea, o ‘piante’ queste dita da vecchio stradino, che sporgono da una sabbia inospite e raschiosa. Continua a leggere Mangatour2

Mangatour1

Anche “Critica integrale” va in vacanza, ma non lascia soli i suoi lettori. In questa anno manganelliano, li invita a percorrere gli itinerari cari al nostro scrittore. Certo, i luoghi in cui ci accompagnerà il Mangatour non sono ameni, né ridenti e nemmeno tanto riposanti, eppure faranno da positivo antidoto alle banalità delle vacanze più o meno organizzate e ai loro assillanti animatori. Allora, si parte, cominciando dal preparare i bagagli.

Le valige

Scrittori e viaggiatori più competenti di me hanno scritto pagine indimenticabili sulle valigie; mi limiterò ad esporre alcuni tratti peculiari del mio rapporto con le valigie. Coloro che amano le valigie oscillano tra due diversi atteggiamenti: c’è chi desidera valigie enormi e leggere, in cui ci stia tutto, e tutto diventi leggero; altri vogliono valigie piccole e maneggevoli, che accolgano solo l’essenziale. Poiché io appartengo ad entrambe le scuole, la mia esistenza di amatore di valigie è tormentata. Che cosa è mai l’«essenziale»? Su un punto non ho dubbi: sono le forbicine. A rigore, le forbicine non esigono una vera e propria valigia; ma esse sono per così dire il centro della valigia, ciò che fa sì che una valigia sia tale, che un viaggio sia un viaggio. Senza forbicine io sono un Robinson miope che ha perso gli occhiali, o che è stato abbandonato dalla capra. Continua a leggere Mangatour1

I “Frammenti non a memoria” di Amendola su Critica integrale

“Critica integrale” presenta il nuovo libro di Antonio Amendola, Frammenti non a memoria, che può essere scaricato dalla apposita sezione (Gli scaricabili). Si tratta tecnicamente di poesia, tuttavia sarebbe più esatto affrontare il libro secondo la chiave che offre il titolo stesso, vale a dire la “frammentarietà”. Il frammento è – teste Benjamin – la caratteristica principale del testo moderno, soprattutto nella sua realizzazione radicale. Il frammento ci mette in guardia da una ricerca pura e semplice del senso: il senso lo si trova, ma, per l’appunto, fatto a brani e non rintracciabile se non nei rapporti tra le parti e facendo i conti con una eterogeneità di fondo. I frammenti ci invitano a un lavoro di ricostruzione a partire da un “mondo a pezzi”. Continua a leggere I “Frammenti non a memoria” di Amendola su Critica integrale

Per Mario

Con Mario Quattrucci se ne è andato, nella notte tra il 5 e il 6 luglio, un altro dei “piloni portanti” del nostro movimento culturale e letterario. L’ho conosciuto la prima volta come poeta, negli anni Ottanta alle presentazioni che si tenevano presso la Galleria Giulia e poi ho continuato a incontrarlo in tante e tante altre occasioni; si sarebbe trasformato, più tardi, a sorpresa, in un narratore copiosissimo, un giallista raffinato ed ironico, dietro al suo alter ego, il Commissario Marè.
L’ho conosciuto come persona correttissima e aperta, collaborando insieme in moltissime iniziative, non ultima la rivista “Malacoda” che – nel segno del diavolo dantesco delle Malebolge – ha raccolto in anni recenti tutta un’area di intellettuali e scrittori non arresi all’andazzo generale. Mario è stato, anche negli ultimi tempi pieni di acciacchi, uno straordinario stimolatore culturale; quando arrivavano le sue e-mail a chiedere articoli, non sembrava mai soddisfatto, gliene promettevi uno e ne chiedeva subito ancora altri… Continua a leggere Per Mario

Apertura dell’Anno Manganelliano

Con largo anticipo sulla data anniversaria, che cadrà a novembre, dichiaro aperto l’Anno Manganelliano. Lo faccio subito, onde precedere gli strombazzamenti e gli osanna che promulgheranno questo appena iniziato 2022 come l’Anno Pasoliniano. Certo Giorgio Manganelli è meno popolare e meno mitizzato di Pasolini, ha coperto meno generi artistici (poeta con ritegno, non è mai stato ch’io sappia regista di cinema), non è assurto per nulla a “maestro di vita”. E tuttavia molto più “corsaro” è stato nel campo della scrittura e fondamentale addirittura per le sorti, qui da noi, di quello che più volte in questo blog è stato definito “il romanzo anomalo” – che poi è come dire, essendo la finzione narrativa genere principe di un certo “immaginario collettivo”, che è stato ancor più scandaloso.
Mettersi sotto il segno di Manganelli significa allora dedicare l’anno entrante alla riflessione sugli usi e abusi della narrativa; nonché cominciare, ancora prima del 2023, a ripensare convintamente la nozione di avanguardia. Continua a leggere Apertura dell’Anno Manganelliano