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Fine d’anno con l’Avanguardia Permanente di Carmine Lubrano

Qualche giorno fa, “Critica integrale” ha ricevuto una lettera di Giulia Savino incentrata attorno al progetto di “Avanguardia permanente” di Carmine Lubrano, il quale ha da poco pubblicato altri libri del suo Lab-Oratorio per i tipi dell’editore D’Ambrosio, tra cui anche un secondo volume dell’Innamoramentum de la sposa barocca. La lettera fa il punto – in forma di ringraziamento plurimo – su tutta una serie di iniziative rivolte allo sperimentalismo e all’avanguardia che coinvolgono editori (oltre a D’Ambrosio anche dia·foria), autori, critici e ricercatori in un intreccio di proposte e di rilanci, per cui il bilancio dell’anno in scadenza si proietta verso quello incipiente in forma di progetto propositivo nonché augurio di felice produttività.

NOTIZIE DAL FRONTE
L’AVANGUARDIA PERMANENTE

MENTRE IMPERVERSA QUESTA STRANA INSULSA BRODAGLIA
QUESTA COSA MELMOSA E PUTRESCENTE CHE MOLTI SI OSTINANO A CHIAMARE POESIA
mentre varie accozzaglie antologiche e che si professano contro
“lo sperimentalismo d’avanguardia”
L’AVANGUARDIA NON MENTE NON SI SMENTISCE NON DEMORDE E NON FALLISCE

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Siamo a Mahagonny!

È vero che per mostrare contrarietà a qualcuno lo si può imitare, metterlo in evidenza, esagerarne in caricatura il difetto. Così, per manifestare contro un potere repressivo, potremmo sfilare tutti in manette oppure stenderci per terra a mo’ di cadaveri per protesta contro una prassi mortifera, verniciarci di rosso per stigmatizzare un regime sanguinario. Per dire, ad esempio: gli operai licenziati e ignorati dalla stampa si vestono da fantasmi. D’accordo.
Tuttavia, di recente, si è visto qualcosa di strano. Cortei con le svastiche che, va bene, volevano affermare che il governo è come un inumano nazista. Però, c’è un però: tra quei manifestanti c’erano gruppi di estrema destra e allora la faccenda s’ingarbuglia, perché per loro la svastica è un simbolo da prendere in positivo e quindi dovrebbero essere contenti di un governo che hitleriano lo fosse. Come interpretare allora quella esibizione simbolica?
La risposta è semplice: sapete cos’è? Siamo Mahagonny! Continua a leggere Siamo a Mahagonny!

L’interruzione

“Critica integrale” compie due anni. Con 174 articoli pubblicati ha assolto pienamente lo scopo, che era quello di tener in attività le sinapsi del sottoscritto. Quanto alla ricezione, si sa che non è calcolabile e che il numero dei visitatori e delle visualizzazioni non conta (uno entra per curiosità pochissimi secondi, un altro per errore, un altro legge ma non condivide, un follower lo fa sperando nel contraccambio, eccetera ecceterone). Comunque, per festeggiare il secondo giro di boa, spero di far cosa gradita ripubblicando un vecchio articolo, mai più ripreso. Si tratta del pezzo uscito su “Alfabeta” 64 (settembre 1984) nella fase di preparazione del convegno sul “Senso della letteratura” che si è svolto a Palermo di lì a poco. Un convegno davvero importante i cui atti sarebbero da ripubblicare per intero e dimostrerebbero una buone dose di attualità.

L’interruzione 

Anche se la letteratura, nella sua forma scritta, è pronta a sopportare una fruizione interrotta — sguardo che si arresta pensieroso sulla riga oscura del libro, o che erra distratto altrove; mano che richiude il volume con un segno tra le pagine, o insoddisfatta lo squinterna e, al limite, lo getta lontano —, tuttavia il testo tende a costringere il proprio lettore in un insieme omogeneo, soprattutto quando punta su un coinvolgimento di tipo emotivo. Diciamo che il testo ci prende, allorché il «senso della letteratura» occupa per intero la sensibilità e la possiede mediante l’esca delle sue suggestioni. In questa attrattiva, l’interruzione è intoppo inopinato, inconveniente frustrante, mala creanza; è, davvero, l’estraneo che guasta l’atmosfera del consentimento. Continua a leggere L’interruzione

Seminario-incontro con Giovanni Fontana

Il 29 settembre (data fatidica: “Seduto in quel caffè…”) sono ripresi i seminari della LUNA con un incontro con l’autore. In questo caso – poiché andremo ad affrontare di qui alla fine dell’anno, il problema del rapporto tra l’avanguardia e le tecniche – il nostro interlocutore ideale era Giovanni Fontana, poeta sonoro, visivo, performativo nonché lineare. Con grande disponibilità Fontana, a partire da una ampia introduzione sulla storia delle sperimentazioni verbovisive, ha presentato il suo percorso, la sua poetica di poesia epigenetica e la sua multiforme e poliedrica produzione artistica.
Chi volesse seguire o riascoltare il seminario può recuperarlo con questa registrazione:

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Joking Joyce: la scoperta dei quark

Nelle notti estive, non sia mai!, ma può capitare di svegliarsi alle albe per i versi dei gabbiani. Ma che verso fanno i gabbiani? Secondo il Joking Joyce fanno “quark”.  Il nostro autore, però, non poteva prevedere che dal suo davvero illeggibile Finnegans Wake sarebbe uscito il nome di una particella della fisica subnucleare. Vedi cosa succede a giocare con le parole!

TRE QUARK PE’ O’ SEGNÙ MARCO!

Tre quark pe’ o’ Segnù Marco!
Certo che non sembrava proprio un barco
e certo ch’il su comprender non era vicino al varco
Ma o, Scricciaquila Onnipotente, non vorremmo esser giri nonché farco
per veder esto condòr gridare per la camicia allo scur’arco
e girar in caccia de su’ vestiti maculati in mezzo al parco?
Hohohoho, in muta Marco!
Tu sei il più stran pollaster vuoluto giù dell’Arca allo sbarco
e pensi d’essere gallo tu e monarco.
Orsù volier! o’ Tristy è il giovin sfrizzante primarco
che la spasserà e la passererà e l’alletterà e la sistremerà
né il piumaggio della coda mai rovinerà
e ’sto bel tipo sarà di successo e marchi carco!

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Joking Joyce: quant’è cara l’anatra

Un’altra occasione tipica della vacanza è andare al ristorante. Ma, attenzione: se ne può uscire sazi sì ma spolpati. E’ quanto è capitato al nostro Joyce giocoso con l’anatra in un fin troppo esclusivo locale parigino.

L’ANATRA PRESSATA

Cantus Plenus
Adesso Wallace ha sentito dire che Frédéric per mangiare è il posto più carino
sicché ci ha portato i Joyce a prendere un’anatra infiammabile col vino.
Gli stecchini costano una sterlina ciascuno, una ghinea ogni gran di sale
quando Wallace ha visto il conto lo stomaco gli ha fatto un gran male.

Chorus Coenatorum
Frédéric, Frédéric, Frédéric, O! in fede mia sei nefasto!
Il giro del mondo è men caro che alla Tour d’Argent un sol pasto.
Piuttosto mangerei un hot dog per strada o un pranzo per mezza piotta
che sudar tutt’acchitto nel tuo pressapolli e uscirne come un’anatra cotta. Continua a leggere Joking Joyce: quant’è cara l’anatra