Archivi categoria: Le uscite

Dal Lab-Oratorio di Carmine Lubrano

Oltre a un grande quaderno sulla Avanguardia permanente. Il sabotaggio barocco, che ospita interventi di Paolo Allegrezza, Francesco Aprile, Gaetano delli Santi, Giovanni Fontana, Sandro Sproccati, il sottoscritto e naturalmente l’autore-editore Carmine Lubrano, il Lab-Oratorio di “Terra del Fuoco” ha pubblicato altri due libri di rilievo: il saggio di Francesco Aprile, “Terza ondata”. Ieri e oggi: contesti e pratiche, e soprattutto un nuovo libro di poesie di Lubrano stesso, Yakamoz, smisturata maraviglia.
Quello di Lubrano è davvero un “poema interminabile” (come si legge a un certo punto, «questo libro che non sa ultimarsi mai»). Complice l’impaginazione, non si è mai del tutto sicuri se ci si trovi in un nuovo componimento o in una ulteriore sezione o continuazione. In ogni caso, sia come sia, il testo è sostenuto e continuamente ravvivato da una spinta inesausta, per così dire, erotico-verbale e dal ritmo di una affabulazione trascinante. Gli assicurano continuità concatenazioni associative di significato e di suono: le rime e le paronomasie liberamente dislocate (tipo: «un garbuglio congelato in pieno luglio / scompiglio a più non posso fesso nel fosso»). Continua a leggere Dal Lab-Oratorio di Carmine Lubrano

Un altro Vate

Pier Luigi Ferro, studioso molto esperto di autori otto e novecenteschi (si è occupato, tra gli altri, di Gian Pietro Lucini), ha curato per le edizioni Diana la ristampa dei versi di Profezia di Mario Morasso. L’autore è un po’ dimenticato, ma non ignoto, lo si ricorda soprattutto per gli scritti propositivi in lode della macchina che a inizio secolo hanno anticipato di poco la “tecnolatria” futurista. Con una lunga e dettagliata introduzione, accompagnata da un altrettanto ingente apparato di note, Pier Luigi Ferro ricostruisce assai bene sia l’itinerario dell’autore sul declino del secolo XIX, con la sua attività di giornalista politicamente schierato a destra, sia il contesto dell’epoca caratterizzato dalle istanze nazionaliste e imperialiste, e da un revanchismo borghese antisocialista di fondo. L’«Egoarchia» di Morasso – un individualismo vagamente anarchico ispirato a Stirner e Nietzsche – si può mettere a confronto con il superomismo d’annunziano, avendo ugualmente la pretesa di costruirsi una figura di Vate.
Se i libri morassiani di primo Novecento, come L’imperialismo artistico (1903) o La nuova arma (la macchina) (1905) sono raramente ristampati seppur talvolta citati, Pier Luigi Ferro ci dà qui un esempio del Morasso poeta, ancora più sconosciuto del saggista. E dunque eccoci a leggere Profezia, testo pubblicato in rivista tra il 1899 e il 1900, poi in volume nel 1902. Continua a leggere Un altro Vate

Nughette, il portento del frammento

Ha qualcosa che non va il romanzo contemporaneo italiano. Non è soltanto l’assenza endemica dello stile (che Luigi Matt, con pazienza certosina, ci ha mostrato non essere poi così totale e ha aggiunto che anche il “senza stile” è uno stile…) o i tempi brevi della produzione stagionale che spinge a mettere in campo effimeri successi; più in generale si può ipotizzare che il romanzo soffra di essere rimasto l’unico genere letterario riconosciuto dal mercato e da ciò che resta del cosiddetto “grande pubblico” e questa privilegiata solitudine lo ha portato a perdere ricerca e complessità, come succede ai tipi troppo egocentrici.
Di ricerca s’intende Renato Barilli che, nelle iniziative di “RicercaBo” ha presentato le Nughette e le ha anche introdotte su cartaceo, compresa la recente edizione complessiva uscita nella veste raffinata delle edizioni ae (affinità elettive) di Valentina Conti. Dimenticavo l’autore: l’autore, nonché inventore del genere “nughetta” è Leonardo Canella, pittore e critico d’arte. E le “nughette” cosa sono? Il termine deriva dal classico nugae, inezie, cose di poco conto. Trattasi di prose brevi, neanche una pagina e mai oltre. Ed ecco che la narrazione, impantanata nel banale quando pretende la forma grande e sostenuta del romanzo, sembra recuperare una insolita vitalità. Portento del frammento! Continua a leggere Nughette, il portento del frammento

Delli Santi, i conflitti del Barocco

Gaetano delli Santi, scrittore e artista, ha completato il suo “trittico teorico”, dopo i libri sull’Espressionismo e sul Plurilinguismo, tornando sul Barocco che aveva già affrontato nel 2006 nello splendido saggio sulla Forza generativa del Barocco. Nel nuovo approccio, ancora una volta a cura dell’editore milanese D’Ambrosio, il titolo è Conflitti del Barocco.
Si tratta di un saggio decisamente fuori del comune, che si segnala per alcuni inusuali aspetti qualificanti. Punto primo, l’esuberanza cronologica antiaccademica: dotato di una erudizione notevolissima, l’autore è però assai lontano dal procedere lineare degli storici dell’arte, nonché da qualsiasi contemplazione dei cosiddetti capolavori. È invece autore di una continua raggera di collegamenti che unisce l’operare artistico del Seicento alle prove più moderne. In buona sostanza il Barocco è interpretato come la prima avanguardia (in questo si pone sulla scia di Walter Benjamin e del suo libro che fu bocciato, non a caso, alla libera docenza). Così non ci si deve stupire di trovare Mallarmé e Giacometti accanto a Bernini e Bruno, in quanto li investe la stessa corrente propositiva ed estetica che attraversa l’intero saggio. Si rammenti che proprio Giordano Bruno era il protagonista di uno dei testi principali di delli Santi, il Fra’ Giordano Bruno redivivo (2001, anch’esso editore D’Ambrosio, realizzato poi in teatro e in film), dove la figura contestativa del grande eretico veniva attualizzata contro il potere e le sue ideologie vecchie e nuove. Continua a leggere Delli Santi, i conflitti del Barocco

Joyce giocoso in libro

Già nell’agosto 2021 “Critica integrale” – che in quel mese faceva vacanza e però intanto intratteneva i suoi lettori con qualche bubbola – aveva presentato alcune traduzioni del Joking Joyce, il Joyce poeta giocoso (la più visionata è stata La terra desolata dalle zanzare). Bene, quella proposta era solo un piccola scelta da un mio progetto più ampio di traduzione del Joyce poeta, limitatamente però ai componimenti “ludici”, di satira, parodia, nonsense e simili. Testi con contraintes di metrica e di rima: questo perché per me la traduzione deve rappresentare la sfida di riprodurre nella mia lingua gli stessi moduli dell’originale – un presupposto assurdo e impossibile che ho esposto in passato come la “follia del traduttore”. Il bello poi è, nel caso di Joyce, che i testi in questione sono per lo più occasionali, dedicati ad amici o nemici (alcuni li ho definiti “di rivalsa”), magari eseguiti sull’aria di canzoni popolari; dunque semi-dispersi e indubbiamente non elaborati per restare seriamente nella fama imperitura del classico. Tuttavia, a ben vedere, si tratta di uno spirito (detto in vari sensi, compreso l’alcolico) che circola anche nei grandi capolavori, UlyssesFinnegans Wake, e a mio parere li innerva profondamente.
Il progetto è ora libro: James Joyce, Rime parodiche e giocose, pubblicato dall’editore Lithos. Continua a leggere Joyce giocoso in libro

Palladini, un anticanone in versi

L’ultima raccolta di poesia di Marco Palladini colpisce per la sua varietà stilistica. Le modalità cambiano ad ogni lancio di dadi. Palladini ha risolto il problema dell’argomento (di cosa parlare? di cosa oggi vale la pena di parlare?), ponendo ad oggetto di ciascun testo un altro autore. E poiché l’oggetto cambia da un testo all’altro, sul filo delle dediche si svolge l’arco di diversissime soluzioni formali: c’è verso breve e verso lungo, verso rimato e verso non rimato, c’è l’acrostico, dove il nome del dedicatario guida la danza dei significanti, e c’è il prosimetro, decisamente discorsivo. Una pluralità in movimento ben descritta nella bella introduzione al libro scritta da Antonio Francesco Perozzi che evidenzia il succedersi di oltretutto di «tautogrammi», di «meccanismi di reiterazione sintattica», di «asindeti incontrollabili», di «micro-interventi sui vocaboli», e così via. Continua a leggere Palladini, un anticanone in versi