Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Volentieri pubblico un nuovo intervento inviatomi da Antonino Contiliano che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Configurazione bolscevica militante
la poesia

Se l’arte ha un rapporto con la verità, e questa è configurazione testuale sempre finita e in divenire, allora anche la sua verità, come fatto proprio (singolare) dell’arte, delle regole e degli elementi dell’insieme che gli sono propri (irriducibile ad altre verità: scientifiche, politiche, amorose), è infinità immanente evenemenziale (non c’è la Verità di cui una verità è incarnazione). Infinità di forme finite (l’infinito a partire dal finito e non viceversa), la verità dell’arte e della poesia (il fare, il poiein) inoltre, legata al divenire evenemenziale non strutturato, è simultaneamente coestensiva al fare stesso dell’arte. È impossibile – scrive Alan Badiou – «affermare che l’opera d’arte sia al contempo una verità e l’evento che la origina. […] In linea di principio, un’opera d’arte non è un evento, ma un fatto dell’arte, ciò di cui la procedura artistica è intessuta. Un’opera d’arte non è nemmeno una verità. Continua a leggere Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Pignotti molto prima

In merito al recente dibattito sulla “fine della critica” suscitato sul “Venerdì” di “Repubblica”, la cosa migliore mi è parsa l’idea di riprendere un intervento di una trentina di anni fa: come dire, “ve ne accorgete solo adesso?” Era il 1993 e il Premio Feronia al suo secondo anno di attività, nel mentre premiava Sanguineti per la poesia, delli Santi per la narrativa, Adonis e Zach insieme come autori stranieri, decideva di non assegnare il premio per la critica militante. Le motivazioni erano espresse a chiare lettere da questo articolo di Lamberto Pignotti su “Paese Sera”, che qui ripubblico con molto piacere con il consenso dell’autore.

IL GIUDIZIO DI REGIME
Manca in Italia la figura del critico militante

Ma quel personaggio che per abitudine viene chiamato “critico militante” esiste veramente o no?
Forse per esistere nel nostro paesaggio dovrà aspettare che qualcuno lo raffiguri, come è successo alla nebbia di Londra che, come ha detto Oscar Wilde, non c’era prima che Whistler la dipingesse…
Sta di fatto che il critico militante, quel critico che dovrebbe tempestivamente pronunciarsi sulle opere letterarie degne di una qualche attenzione che via via vengon pubblicate, appare a prima vista, qui in Italia, sempre più nebbioso. Poi, sforzandosi ben bene gli occhi, egli si rivela trasparente, e di fatto inesistente. Continua a leggere Pignotti molto prima

Apertura dell’Anno Manganelliano

Con largo anticipo sulla data anniversaria, che cadrà a novembre, dichiaro aperto l’Anno Manganelliano. Lo faccio subito, onde precedere gli strombazzamenti e gli osanna che promulgheranno questo appena iniziato 2022 come l’Anno Pasoliniano. Certo Giorgio Manganelli è meno popolare e meno mitizzato di Pasolini, ha coperto meno generi artistici (poeta con ritegno, non è mai stato ch’io sappia regista di cinema), non è assurto per nulla a “maestro di vita”. E tuttavia molto più “corsaro” è stato nel campo della scrittura e fondamentale addirittura per le sorti, qui da noi, di quello che più volte in questo blog è stato definito “il romanzo anomalo” – che poi è come dire, essendo la finzione narrativa genere principe di un certo “immaginario collettivo”, che è stato ancor più scandaloso.
Mettersi sotto il segno di Manganelli significa allora dedicare l’anno entrante alla riflessione sugli usi e abusi della narrativa; nonché cominciare, ancora prima del 2023, a ripensare convintamente la nozione di avanguardia. Continua a leggere Apertura dell’Anno Manganelliano

Fine d’anno con l’Avanguardia Permanente di Carmine Lubrano

Qualche giorno fa, “Critica integrale” ha ricevuto una lettera di Giulia Savino incentrata attorno al progetto di “Avanguardia permanente” di Carmine Lubrano, il quale ha da poco pubblicato altri libri del suo Lab-Oratorio per i tipi dell’editore D’Ambrosio, tra cui anche un secondo volume dell’Innamoramentum de la sposa barocca. La lettera fa il punto – in forma di ringraziamento plurimo – su tutta una serie di iniziative rivolte allo sperimentalismo e all’avanguardia che coinvolgono editori (oltre a D’Ambrosio anche dia·foria), autori, critici e ricercatori in un intreccio di proposte e di rilanci, per cui il bilancio dell’anno in scadenza si proietta verso quello incipiente in forma di progetto propositivo nonché augurio di felice produttività.

NOTIZIE DAL FRONTE
L’AVANGUARDIA PERMANENTE

MENTRE IMPERVERSA QUESTA STRANA INSULSA BRODAGLIA
QUESTA COSA MELMOSA E PUTRESCENTE CHE MOLTI SI OSTINANO A CHIAMARE POESIA
mentre varie accozzaglie antologiche e che si professano contro
“lo sperimentalismo d’avanguardia”
L’AVANGUARDIA NON MENTE NON SI SMENTISCE NON DEMORDE E NON FALLISCE

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Precisazioni sulla sospensione dell’incredulità

La nota formula di Samuel Coleridge della letteratura come “sospensione dell’incredulità” non è altro che un modo per indicare la convenzione della finzione. Un modo non poi tanto diverso da Aristotele quando stabiliva la differenza tra il vero e il verosimile. Significa semplicemente che non possiamo trattare la finzione letteraria allo stesso modo delle proposizioni assertive, cioè non possiamo sottoporla a verifica e magari invalidarla dopo averla commisurata alla realtà. Uno che interpreta la parte di Amleto non  può venir processato come un impostore che ruba l’identità altrui.
Cosa ovvia, per quanto abbia creato qualche problema alla pragmatica degli atti linguistici che l’ha risolta ricorrendo anch’essa a un’ipotesi “sospensiva” (Searle: «le pretese illocuzioni che costituiscono l’opera di finzione sono rese possibili da un insieme di convenzioni che sospendono l’operazione normale delle regole che correlano atti illocutivi e mondo»).
È il “come se”. Nella finzione artistico-letteraria si deve assumere come se fosse vero ciò che viene rappresentato pur sapendo che non lo è. Ma allora accettare la logica della finzione significa, in un certo senso, lasciarsi ingannare? La “sospensione dell’incredulità” corrisponde a una messa in mora della facoltà critica? In un mondo dove avremmo bisogno di recuperare criticità, ci si può interrogare se, allora, la finzione non sia diseducativa e se quella sospensione ipotizzata da Coleridge non la porti dalla parte del cosiddetto “oppio del popolo”, che oggi corrisponde all’ideologia della “società dello spettacolo”. Continua a leggere Precisazioni sulla sospensione dell’incredulità

Siamo a Mahagonny!

È vero che per mostrare contrarietà a qualcuno lo si può imitare, metterlo in evidenza, esagerarne in caricatura il difetto. Così, per manifestare contro un potere repressivo, potremmo sfilare tutti in manette oppure stenderci per terra a mo’ di cadaveri per protesta contro una prassi mortifera, verniciarci di rosso per stigmatizzare un regime sanguinario. Per dire, ad esempio: gli operai licenziati e ignorati dalla stampa si vestono da fantasmi. D’accordo.
Tuttavia, di recente, si è visto qualcosa di strano. Cortei con le svastiche che, va bene, volevano affermare che il governo è come un inumano nazista. Però, c’è un però: tra quei manifestanti c’erano gruppi di estrema destra e allora la faccenda s’ingarbuglia, perché per loro la svastica è un simbolo da prendere in positivo e quindi dovrebbero essere contenti di un governo che hitleriano lo fosse. Come interpretare allora quella esibizione simbolica?
La risposta è semplice: sapete cos’è? Siamo Mahagonny! Continua a leggere Siamo a Mahagonny!