La reggia del fuoco
Un grande arco roccioso, instabile, una concrescenza forse di lave rapprese ci sovrasta, di lì dobbiamo passare; l’arco ha la dolcezza ambigua di due grandi labbra, ad esso mi accosto come ad un luogo che mi chiama e mi minaccia, sarò baciato o divorato? Avanzando, provo in me un tremore non dissimile dall’amore e insieme dall’orrore; oltre l’arco, una piana; qui dimorano i fuochi. Sui due lati di una strada ruvidamente tracciata stanno regolari orifizi da cui escono lingue di fuoco, con un lieve rombo, che potrebbe essere segno di un discorso sommesso, una litania, una invocazione; quelle sottili, discrete, non minacciose lingue di fuoco hanno qualcosa del prete, del maggiordomo, del bonzo; disposte in geometrica coerenza, procedono sui due lati come due schiere di cortigiani, che forse accolgono con quel loro mormorio l’ospite atteso, forse dicono le lodi del re del fuoco, forse discorrono, oziosi come antichi, rugosi camerieri, di materia vile, sordida, effimera, come da sempre, dovunque fanno i camerieri. Continua a leggere Mangatour4