Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Volentieri pubblico un nuovo intervento inviatomi da Antonino Contiliano che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Configurazione bolscevica militante
la poesia

Se l’arte ha un rapporto con la verità, e questa è configurazione testuale sempre finita e in divenire, allora anche la sua verità, come fatto proprio (singolare) dell’arte, delle regole e degli elementi dell’insieme che gli sono propri (irriducibile ad altre verità: scientifiche, politiche, amorose), è infinità immanente evenemenziale (non c’è la Verità di cui una verità è incarnazione). Infinità di forme finite (l’infinito a partire dal finito e non viceversa), la verità dell’arte e della poesia (il fare, il poiein) inoltre, legata al divenire evenemenziale non strutturato, è simultaneamente coestensiva al fare stesso dell’arte. È impossibile – scrive Alan Badiou – «affermare che l’opera d’arte sia al contempo una verità e l’evento che la origina. […] In linea di principio, un’opera d’arte non è un evento, ma un fatto dell’arte, ciò di cui la procedura artistica è intessuta. Un’opera d’arte non è nemmeno una verità.

Una verità è infatti una procedura artistica inaugurata da un evento. Una procedura di tal sorta è composta esclusivamente di opere, ma non si manifesta – in quanto infinita – in nessuna di esse. L’opera è dunque l’istanza locale, o il punto differenziale, di una verità» che si configura testualmente in loco (Alan Badiou, Arte e filosofia, in Inestetica, Mimesis, 2007, p. 33). Una configurazione. Una configurazione, l’opera, come insieme di elementi determinati che, localizzati in una situazione d’essere generale (generico) delle cose, è indagine, inchiesta (procedura). Una procedura linguistico-semiotica, simbolica, che, soggetto militante in situazione, non si chiude mai in forme finite ultime (esplora nuove invenzioni).
Militante – ancora Badiou – perché «esplorazione febbrile degli effetti di un nuovo teorema» (L’essere e l’evento – traduzione di Giovanni Scibilia –, il melangolo, 1995, p. 331) e delle procedure di indagine generiche che l’articolano quale lavoro militante di un soggetto diagonale in una situazione evenemenziale (fuori dal sapere codificato). L’esplorazione febbrile degli effetti, per esempio, della «precipitazione cubista del duo Braque-Picasso nel 1912-1913 (effetto di un intervento retroattivo sull’evento Cézanne), l’attività di S. Paolo, o quella dei militanti di una Organizzazione Politica» (Ibidem). Una esplorazione – ancora Badiou – che oltre a toccare il rapporto tra finito e infinito della verità molteplice, rivisita il problema del soggetto nelle situazioni evenemenziali. Non è, il soggetto, né una sostanza, né una coscienza, né un punto vuoto, né organizzazione di un senso dell’esperienza, né una invariante della presentazione, né un risultato, né una origine (e il suo enunciato è aleatorio). Il soggetto infatti «è raro per il fatto che la procedura generica è una diagonale della situazione […] È lo statuto locale della procedura, una configurazione eccedente della situazione» (Alan Badiou, L’essere e l’evento, cit., p. 392) ma finita.

La sua forma finita (e limitata dai termini che la espongono nel tempo e nello spazio localizzati) è pertanto una procedura discreta, molteplice. In analogia con la serie di numeri (secondo la logica delle classi o degli insiemi, partendo dall’insieme vuoto, generico) si ripete continuamente (all’infinito) tutte le volte che un evento richiede una nuova configurazione artistica e una nuova nominazione che la precedente non giustifica (il sapere dato è sempre bucato da un vuoto: l’innovazione radicale, sovversiva, ribelle, rivoluzionaria gli si sottrae). Una rivoluzione permanente deve continuamente reinventare il rapporto tra astrazione generale (atemporale) e contingenza storica (temporale). Concetti e percetti non stanno sempre dentro il modello di un sistema formale e del suo linguaggio già codificato. L’essere generale/generico del concetto, per esempio, di uomo (l’umanità) deve fare sempre i conti con gli individui particolari che vivono e sono in relazione mutevole gli-uni-con-gli-altri (nella società – la generale-generica unità del molteplice – i bisogni di ciascuno e tutti hanno pari diritti, valore e dinamicità: libertà e eguaglianza non sono privilegi (la classica dicotomia marxiana di uomo politico e civile, la divisione classista del modello capitalistico). L’uomo è un essere generico specifico (qualità di genere); e gli uomini allo stato sociale (generale) sono sia questa parte comune generica che singola individualità in relazione d’eguaglianza con gli altri, un’“associazione di uomini liberi” (Karl Marx, Il Capitale).

Ma se questa egualelibertà è oppressa, elusa, da un potere (il capitalismo & affini) che – come classe – organizza, governa e persegue discriminazioni e sfruttamenti, dividendo l’umanità in “G 20” (paesi/individui ricchi) e “Last 20” (paesi/individui poveri), non c’è rivolta (ribellione, sovversione, etc.) che basti! Rivoluzione permanente, come invenzione permanente è il mondo. E la verità dell’arte (parresia) con le forme specifiche, non ultima la poesia (il fare poesia), non ha bisogno di partiti e di ortodossia essendo un fatto dell’arte stessa e delle procedure. E sebbene possa essere una procedura di verità ad incipit individuale, gli effetti dell’arte e della poesia però concernono il collettivo (come quelli della scienza e della politica), sicché è l’arte che ci costringe, direbbe Albert Camus «ad essere combattenti» (L’uomo in rivolta, 1951). Oggi ancora soggetti combattenti di egualelibertà nella società dei regimi del comando e del controllo politici di classe del capitalismo elettro-informatizzato automatizzato (rappresentativo o meno sia il governo della società). Non si può essere artisti e poeti senza essere soggetti combattenti, militanti d’avanguardia, eretici e bolscevichi (rivoluzione comunista: una verità-arte-poesia bolscevica).

Certamente non è del vecchio schema storicistico dell’ortodossia del partito che qui si ha nostalgia. Ma se il vecchio schema – quello che riconosceva la verità solamente del partito: verità esterna all’arte e alla poesia – è fallito, non per questo non è possibile un nuovo schema. Uno schema avanguardistico di verità artistica parresiasta e, mentore Michel Foucault, alternativo. È lo schema possibile della verità di per sé al tempo stesso immanente e singolare come procedura molteplice di una verità infinita (Alain Badiou, L’essere e l’evento/1995 e Inestetica/2007). E qui la parresia della verità artistica – che gli è propria – non esterna né la catarsi greca di Aristotele. Qui la verità è solo verosimiglianza e coinvolge prevalentemente l’immaginazione, non il logos (pensiero e pathos nella verità poietica “singolare” dell’Inestetica sono invece simultanei e coesistenti). Quanto utile perché la sua parresia evidente inclini (educhi) un soggetto sociale a non dimenticare la sua originaria istanza cooperativa! Un soggetto non coincide con un singolo individuo: anche quando vive e lavora in un sistema che divide è coesistente con il suo essere socio-relazione generale (il suo essere generico, ma essere universale). E la verità parresiasta dell’arte-poesia – come evento non nominato nelle vecchie forme – è tale da spingere, al combattimento, alla rivolta. E perché non alla rivoluzione comunista, se di rivoluzioni comunque si nutre la forma sociopolitica del modello capitalistico (oggi, quelle di generazione industriale smart phone dell’Intelligenza Artificiale, AI)! Perché no una rivoluzione bolscevica come se fosse un nuovo teorema? Il deducibile-induzione complesso di un’assiomatizzazione che – come si procede nella teoria dei modelli e nel “montaggio” formale degli enunciati – coniuga, implicandole, coesistenti sia la coerenza e dimostrabilità (concetti sintattici) che, insieme, le realizzabilità e la verità (concetti semantici) di una teoria. Un postulato cioè a partire da un termine generale, o, seppure difficilmente definibile (il termine insieme), da un insieme primitivo: l’insieme che, nel caso, è nominato arte/poesia (del resto, nella stessa logica matematica, lo stesso concetto di insieme non è affatto univoco, né privo di conflitti paradossali).
Un occhio all’evoluzione delle ricerche e delle ipotesi, anche in questo campo di verità si registrano verità evenemenziali bolsceviche. E se l’assunto, nel mondo della creatività artistico-poetico, non può essere dimostrato come un teorema di stretta logica matematica (il dominio della deduzione formalizzata), tuttavia, qui, è il caso di ricordare di una rottura evenemenziale eretica di non poco conto sul piano delle verità in divenire. È proprio dal mondo matematico (anni 1925 e 1963 del XX secolo), infatti, che viene un attacco bolscevico alla teoria deterministica e naturalistica dell’aritmetica e della teoria delle classi (il 1963, tanto per una casuale coincidenza, è anche la nascita irruente in Italia di una rivolta linguistico-avanguardista nel mondo dell’arte e della poesia. Ne ricordiamo alcuni: il Gruppo 63, I novissimi; il Gruppo Beta; il Gruppo Antigruppo siciliano).
Per il 1925 il riferimento è al modello della logica intuizionista (la logica che non esclude il tertium datur della verità, o verità polivalente, probabilistica, approssimativa). Il procedimento logico-matematico che ammette qualche contraddizione possibile, quello che nel 1925 il logicista inglese Frank Plumpton Ramsey dichiarò rappresentare una «significativa “vendetta” di Brouwer nei confronti del cantorismo […] una “minaccia bolscevica”» (Maria Luisa Dalla  Chiara Scabia, Recenti mutamenti di prospettiva nella problematica fondazionale, in Logica, Oscar Studio Mondadori, 1979, p. 103). Un attacco rivoluzionario per la logica oggettiva e deterministica della teoria classico-insiemistica con i suoi principi di “comprensione” ed “estensione” (la logica aristotelica della bivalenza e della non contraddizione con le sue assunzioni di realismo).
Per il 1963 il riferimento è alla logica dell’insieme generico (un insieme, questo, mai determinabile definitivamente) e del metodo del forcing/costrizione. Gli esiti dell’invenzione rivoluzionaria del matematico americano Paul Cohen.
Due individuazioni teorico-metodologiche (le citate nel campo delle procedure teoriche della logica matematica) che hanno messo a soqquadro i vecchi schemi teorico-pratici della verità insiemistico-classica (naturalismo e determinismo). E, non per inciso, neppure estranee alla logica dell’affermazione epistemica. La logica cioè che pone un’ulteriore possibilità costruttiva proposizionale, e oltre la dicotomia V-ero/F-also. Nella logica epistemica un enunciato non è vero infatti in quanto oggettivo e completo; ma è tale (vero) perché io so, conosco, credo (è cioè il vero compatibile con le conoscenze probabili, o approssimate e costrette-forcing). Nel nostro caso è l’enunciato in versi della verità-poesia (genere in divenire). La poesia che, come un insieme generico (di per sé vuoto), non gode dunque di qualità predicative o attributi come proprietà reificate (naturalizzate, deterministe, riduzioniste). L’evoluzione storica delle forme testuali e dei motivi che la realizzano non hanno bisogno di altra autorità! C’è sempre una potenza degli eventi del vuoto che sconvolge le certezze naturalizzate (alienazione feticizzata, ricordando Karl Marx, e non solo). Il vuoto sottrae certezze al sapere dato e richiede nuove e inventive nominazione delle cose e degli eventi che si testualizzano. La nuova configurazione non per questo però esaurisce il vuoto e gli eventi casuali. Saturata è solo la precedente, o quella che (totalmente) vorrebbe tutto/i catturato/i nella/dalla rete degli interessi capitalistici dominanti. Sia pure la configurazione della rete degli attuali algoritmi del capitalismo dei flussi informatizzati, o del deep learning (l’algoritmo definitivo dell’iterazione-combinatoria binaria – 0 1 –, gli automi robotici autocreativi e autonomi), o del soft power processuale (persuadere, convincere, condividere, etc.). La rete degli individualismi competitivi che presuppone la non esistenza dell’essere sociale dell’uomo: ognuno è un prosumer e un individualista dedito alla concorrenza vita mea/morte tua. Vilipendio dell’egualelibertà di ciascuno e tutti.

Concludiamo succintamente/schematicamente. Gli eventi che sommuovono i modelli della poesia di ieri (ne diciamo solo i nomi: si rimanda al mercato editoriale vecchio e nuovo…), individuali o di gruppo, sono quelli delle procedure sperimentali (verità in divenire: non c’è la Verità delle verità). Ma nel panorama in corso, come enumera Gilda Policastro (L’Ultima poesia), prendono il nome di Asemic writing, Cut-up, Easdropping, Flarf, Foud poetry, Googlismi, Language poetry, Loose writing, New Sentence, Prosa in prosa, Scrittura concettuale, Source code poetry, Spoken Word, Sought poem, il gruppo Gammm. Noi, qui (accanto), per non dimenticare, con l’Inestetica di Alan Badiou, piace ricordare il gruppo “Noi Rebeldía”/2010-14). Un gruppo dell’unità molteplice, come molteplice è una procedura di verità quale verità immanente e singolare della poesia in divenire (le forme non prendono nome, se prima non c’è un evento inaugurale (non auratico!). Un evento cioè casuale che costringe l’incertezza a farsi certezza po(i)etica inventiva (il metodo del forcing di Paul Cohen). Una decisione stimolata dall’insieme generico della molteplicità delle procedure della verità-poesia il cui ordine complessivo (nuovo) irrompe sulla scena storica delle invenzioni singolari. Posizioni localizzate che, pur problematicamente, non possono rimanere azioni ignorate. A testimoniare si vuole il Vladimir Vladimirovič Majakovskij del Come far versi e del suo poeta operaio del cervello (dove altri sono del ferro, del legno … degli algoritmi …), il Bertolt Brecht dello straniamento (effetto di distanza) e dell’astuzia del dir la verità (resa maneggevole) come un’arma e un’avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace e gli eteronomi di Ferdinad Pessoa con la verità molteplice della sua produzione poematica differenziale.

Marsala, febbraio 2022

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