Pier Luigi Ferro, studioso molto esperto di autori otto e novecenteschi (si è occupato, tra gli altri, di Gian Pietro Lucini), ha curato per le edizioni Diana la ristampa dei versi di Profezia di Mario Morasso. L’autore è un po’ dimenticato, ma non ignoto, lo si ricorda soprattutto per gli scritti propositivi in lode della macchina che a inizio secolo hanno anticipato di poco la “tecnolatria” futurista. Con una lunga e dettagliata introduzione, accompagnata da un altrettanto ingente apparato di note, Pier Luigi Ferro ricostruisce assai bene sia l’itinerario dell’autore sul declino del secolo XIX, con la sua attività di giornalista politicamente schierato a destra, sia il contesto dell’epoca caratterizzato dalle istanze nazionaliste e imperialiste, e da un revanchismo borghese antisocialista di fondo. L’«Egoarchia» di Morasso – un individualismo vagamente anarchico ispirato a Stirner e Nietzsche – si può mettere a confronto con il superomismo d’annunziano, avendo ugualmente la pretesa di costruirsi una figura di Vate.
Se i libri morassiani di primo Novecento, come L’imperialismo artistico (1903) o La nuova arma (la macchina) (1905) sono raramente ristampati seppur talvolta citati, Pier Luigi Ferro ci dà qui un esempio del Morasso poeta, ancora più sconosciuto del saggista. E dunque eccoci a leggere Profezia, testo pubblicato in rivista tra il 1899 e il 1900, poi in volume nel 1902. Continua a leggere Un altro Vate
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Dedicato ad Anceschi
Nelle giornate scorse del 16 e 17 febbraio si è svolto presso l’università di Roma “Sapienza”, un convegno dedicato a Luciano Anceschi, organizzato da Cecilia Bello Minciacchi sotto il titolo Anceschi e i Novissimi. Il convegno, oltre a Barbara Anceschi in rappresentanza del “verri”, ha ospitato alcuni studiosi di Bologna, allievi diretti e indiretti del maestro (Niva Lorenzini, Francesco Carbognin, Stefano Colangelo) per discutere insieme a giovani ricercatori (Giulia Siquini, Antonio D’Ambrosio, Sara Gregori e Samuele Maffei). Un intreccio di interessi e di prospettive che ha portato ad illuminare e illustrare il percorso dell’attività critica anceschiana, i suoi risvolti metodologici e militanti, il suo lavoro nelle riviste e nelle antologie, con particolare riguardo a quella dei Novissimi, dai lui promossa, e al confronto con la tendenza del Gruppo 63. Continua a leggere Dedicato ad Anceschi
I seminari della LUNA, Introduzione all’allegoria
Sotto al titolo Allegorismi è iniziato un nuovo ciclo di seminari della LUNA, che proseguirà nei prossimi mesi. Per introdurre le varie questioni relative a un argomento piuttosto “spinoso”, il primo seminario è servito da introduzione alla nozione di allegoria. Dopo essere stata a lungo bistrattata ed esclusa dalle estetiche idealiste e dall’idea intuitiva dell’arte, l’allegoria è oggi tornata in auge, anche grazie alla diffusione del pensiero di Walter Benjamin. Questo ha risolto ogni problema? Tutt’altro. Perché l’allegoria vista dappertutto perde qualsiasi qualità differenziale e qualsiasi tendenza alternativa.
Chi volesse seguire il seminario può farlo a questo link:
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Avanguardia permanente e sabotaggio barocco
Dal Lab-Oratorio Poietico di Carmine Lubrano è uscito, con data gennaio 2023, un nuovo quaderno sulla Avanguardia permanente intitolato Il sabotaggio barocco. In proposito, ricevo e pubblico volentieri questo intervento di Giulia Savino.
Amor Osa il trobar clus con la maraviglia della parola più bella
Amor Osa il sabotaggio barocco e da Leporeo ai Neapolitani
in vulva burrea ( Villa per Burri ) in verbarebus e la Sibilla
dall’antro : “ Jatevenne ! … “ disse
E se qualche anno fa Muzzioli scriveva : “ Lubrano si fa in tre
per l’Avanguardia “, per il nuovo anno , ecco che Lubrano si fa
in quattro e sempre per l’Avanguardia e con i botti ed i fuochi
pirotecnici , le lave incandescenti delle sue pubblicazioni :
e così il quarto volume del Lab-Oratorio
“L’Avanguardia Permanente”, dal titolo :“ il sabotaggio barocco”
scritta stampata in giallo paglierino, che campeggia in alto di
una copertina sontuosa e sensuale, calda ed accogliente e bella ,
bella assai ( bella come la rivista – TERRA del FUOCO – che
Marzio Pieri ci diceva : la più bella ).
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Amendola sulla “poesia sonora”
Ricevo e pubblico volentieri questo nuovo intervento di Antonio Amendola.
POESIA SONORA E FORMA-CANZONE
Entrambe queste due pratiche della voce hanno molte analogie pur rispettando una vocazione d’avanguardia la prima, e invece popolare la seconda. Si caratterizzano dal primo momento per una connessione che attraversa la voce la scrittura e la musica. come elementi che possono sedimentare nuove possibilità. La poesia-sonora si può realizzare anche attraverso un concetto una parola oppure una stratificazione di-versificata che attraversa una musica sperimentale o di improvvisazione, connotandosi per un feedback costante tra i tre elementi. Continua a leggere Amendola sulla “poesia sonora”
Giorgio Moio va “al fronte”
Poesia visiva e poesia lineare si possono disporre in un chiasma. Da un lato la poesia visiva utilizza come materiali parole e lettere incentivandone il valore grafico e magari ritagliandole come materiali visivi tra gli altri da assemblare in collage; dall’altro lato la poesia lineare può non esserlo poi tanto – lineare, dico – e spostare le sue linee in modo da occupare diverse posizioni, lasciare spazi bianchi, operare sui caratteri, e così via. Entrambe le operazioni sono unite dall’intenzione di strappare il lettore dalla consueta e abitudinaria percezione del linguaggio.
Di un simile chiasma approfitta da par suo Giorgio Moio nella recente pubblicazione di Testo al fronte, edito da Bertoni sul finire dell’anno appena terminato. E l’affrontamento cui allude il titolo è realizzato per l’appunto mediante l’alternanza di poesia visiva e poesia lineare che – con le interferenze che si sono dette – si danno il cambio rispettivamente alle pagine pari e a quelle dispari. Continua a leggere Giorgio Moio va “al fronte”