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Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Volentieri pubblico un nuovo intervento inviatomi da Antonino Contiliano che ringrazio per la sua preziosa collaborazione.

Configurazione bolscevica militante
la poesia

Se l’arte ha un rapporto con la verità, e questa è configurazione testuale sempre finita e in divenire, allora anche la sua verità, come fatto proprio (singolare) dell’arte, delle regole e degli elementi dell’insieme che gli sono propri (irriducibile ad altre verità: scientifiche, politiche, amorose), è infinità immanente evenemenziale (non c’è la Verità di cui una verità è incarnazione). Infinità di forme finite (l’infinito a partire dal finito e non viceversa), la verità dell’arte e della poesia (il fare, il poiein) inoltre, legata al divenire evenemenziale non strutturato, è simultaneamente coestensiva al fare stesso dell’arte. È impossibile – scrive Alan Badiou – «affermare che l’opera d’arte sia al contempo una verità e l’evento che la origina. […] In linea di principio, un’opera d’arte non è un evento, ma un fatto dell’arte, ciò di cui la procedura artistica è intessuta. Un’opera d’arte non è nemmeno una verità. Continua a leggere Contiliano: Configurazione bolscevica militante

Seminario sul romanzo anomalo

Il ciclo di seminari della LUNA dedicato al romanzo anomalo si è concluso con una seduta volta a tirare le somme dei precedenti incontri e a discutere in generale il problema di una narrativa “non allineata”, sia nell’ambito della storia del romanzo che a proposito dell’interrogativo sulla situazione attuale della letteratura.
Chi volesse ascoltare l’intero dibattito lo trova caricato qui:

https://youtu.be/vwWxx6M01ts

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C’è empatia ed empatia

Negli ultimi tempi nella teoria della critica letteraria circola con frequenza quello che chiamerei il “teorema dell’empatia”. In realtà non si tratta di una tesi solo letteraria, ma di un indirizzo agganciato a una proposizione in generale progressista. Comunque, in sintesi, il teorema dell’empatia dice: i comportamenti violenti e intolleranti che manifestano un rifiuto dell’altro sono dovuti a una carenza di empatia. Se ci si mette nei panni del diverso-da-noi non si può più desiderare di eliminarlo. L’empatia – che è iscritta nel cervello umano nei cosiddetti “neuroni specchio” – è dunque prosociale, incentivarla vuol dire produrre un incremento di agire morale. A controprova, mancanti di empatia sono gli autistici e gli automi (si veda anche la fantascienza di Philip Dick dove, per scoprire gli androidi, si controlla per l’appunto l’empatia). Corollario letterario del teorema: la letteratura e in particolare la narrativa è una scuola di empatia; infatti con l’immedesimazione nel personaggio ci addestra a entrare dentro un altro e a provare le sue stesse emozioni e tale ginnastica mentale può favorire l’aumento dell’empatia generale e quindi il miglioramento delle relazioni umane.
Mi pare che questa tesi, rafforzata di solito dalle ricerche statistiche legate alle neuroscienze (e ai “neuroni specchio” come accennavo) vada considerata con attenzione nei pro e nei contro, non fosse altro che per il motivo che toglie molto spazio alla critica. Continua a leggere C’è empatia ed empatia

Brecht, Me-ti

Che ci sia un certo “ritorno a Brecht” è attestato da vari sintomi, non solo dalle riprese teatrali, ma anche dalle occasioni di riflessioni critiche come il convegno molto qualificato tenutosi lo scorso giugno a Roma. Ora, una ottima edizione de L’orma, ripropone il Me-ti. Libro delle svolte, ormai introvabile nella vecchia edizione Einaudi, conservando in gran parte la traduzione di Cesare Cases, ma mettendo a punto il testo sull’ultima edizione tedesca, con ordinamento rivisto, brani inediti e aggiunta di apparati conclusivi. Continua a leggere Brecht, Me-ti