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C’è empatia ed empatia

Negli ultimi tempi nella teoria della critica letteraria circola con frequenza quello che chiamerei il “teorema dell’empatia”. In realtà non si tratta di una tesi solo letteraria, ma di un indirizzo agganciato a una proposizione in generale progressista. Comunque, in sintesi, il teorema dell’empatia dice: i comportamenti violenti e intolleranti che manifestano un rifiuto dell’altro sono dovuti a una carenza di empatia. Se ci si mette nei panni del diverso-da-noi non si può più desiderare di eliminarlo. L’empatia – che è iscritta nel cervello umano nei cosiddetti “neuroni specchio” – è dunque prosociale, incentivarla vuol dire produrre un incremento di agire morale. A controprova, mancanti di empatia sono gli autistici e gli automi (si veda anche la fantascienza di Philip Dick dove, per scoprire gli androidi, si controlla per l’appunto l’empatia). Corollario letterario del teorema: la letteratura e in particolare la narrativa è una scuola di empatia; infatti con l’immedesimazione nel personaggio ci addestra a entrare dentro un altro e a provare le sue stesse emozioni e tale ginnastica mentale può favorire l’aumento dell’empatia generale e quindi il miglioramento delle relazioni umane.
Mi pare che questa tesi, rafforzata di solito dalle ricerche statistiche legate alle neuroscienze (e ai “neuroni specchio” come accennavo) vada considerata con attenzione nei pro e nei contro, non fosse altro che per il motivo che toglie molto spazio alla critica. Continua a leggere C’è empatia ed empatia

Eagleton, il senso giusto dello “spirito”

La parola “spirito” ha diversi significati: da quello propriamente “spirituale”, idealistico e immateriale, al fantasma dello “spiritismo”, al tasso alcoolico che si misura in gradi e infine alla battuta umoristica, “fare dello spirito”. È in questo senso che Terry Eagleton è un critico “spiritoso”. Del resto, avendo le sue radici intellettuali nel marxismo il suo non poteva certo essere uno “spirito” contrapposto alla materia. È però uno spirito contrapposto alla seriosità dogmatica: anche all’interno della tradizione marxista, Eagleton ha privilegiato il lato comico di Brecht rispetto alla maggioranza malinconica dei marxisti occidentali. La stessa “rivoluzione socialista” dovrebbe essere «un’epopea senza eroi, una poesia degli Unmensch, dei “senza nome” che non si rifanno a un’eroica “virilità” ma colgono la loro condizione come il rovesciamento di ogni virilità e di ogni eroismo», assomigliante più all’allegria della commedia che alla cupezza della tragedia.
Questa strategia di alleggerimento è confermata da un libro recente, pubblicato da il Saggiatore e tradotto in italiano con il titolo Breve storia della risata. Continua a leggere Eagleton, il senso giusto dello “spirito”