Archivi categoria: Il libro del giorno

La semiotica materialista nelle ricerche di Tran Duc Thao

Tran Duc Thao (1917-1993) è un nome “esotico” ‒ si dovrebbe scrivere Trần Đức Thảo ‒ che si trova citato incidentalmente , ma finora presso di noi è stato trascurato e ignorato.
Si tratta di un filosofo vietnamita formatosi in Francia (rientrato in patria verrà perseguito come dissidente) che, interessato soprattutto al problema del linguaggio e della coscienza, passerà dalla fenomenologia al marxismo, per produrre tre importanti Ricerche sull’origine del linguaggio e della coscienza. Un libro con quel titolo era in progetto all’inizio degli anni Settanta, auspice il nostro Rossi-Landi, ma restò inedito. Meglio tardi che mai, esce adesso dall’editore Mimesis, per la cura di Jacopo D’Alonzo e Andrea D’Urso, autori rispettivamente del saggio iniziale e di quello conclusivo.
Indubbiamente già il paese d’origine dell’autore produce suggestioni e la sua provenienza da un “altrove” culturale ci promette un punto di vista straniante; in effetti l’opera di Thao serve non solo a completare il panorama di un periodo estremamente vivace e appassionato, ma anche a rimettere al centro la prospettiva della semiotica materialistica.

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BAROSSO: PER UNA LOGICA LAICA

C’è logica e logica. Anche quando parliamo di “mercato” diciamo che ha una logica, che è quella del profitto e a seguire della diminuzione dello spazio pubblico, del lavoro precario e via deducendo per li rami di quelle leggi di ferro. Poi, però, c’è la logica che vorrebbe ragionare nel miglior modo togliendo spazio agli impulsi contraddittori e alle nozioni confuse e mitiche, nonché agli assunti presunti indiscutibili come quelli di cui sopra.
Ci aiuta a districarci tra le logiche il libro di Giampaolo Barosso, pubblicato dall’editore Odradek, sotto al titolo già in sé programmatico Per una civiltà della consapevolezza e della decisione in comune. Barosso è uno strano intellettuale, davvero a tutto campo, ha lavorato perfino nell’ambito del fumetto disneyano, da cui l’immagine in evidenza,  e soprattutto ha fatto parte della Scuola Operativa Italiana ‒ come ricorda nell’introduzione Felice Accame che delucida alcune questioni sui contorni e le ortodossie di questa tendenza (altri contributi in proposito un lettore curioso li troverà nel catalogo dell’editore Odradek).

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Di Marca e il romanzo-mostro

Pippo Di Marca, uno dei principali esponenti dell’avanguardia teatrale a Roma e non solo, oltre alle straordinari esiti sul palcoscenico ha sempre tenuto d’occhio la letteratura e ospitato in più occasioni nel suo Metateatro scrittori e poeti. Sicché ora la sua prova narrativa Vite spezzate nella tempesta (edita da Fermenti) non coglie poi tanto di sorpresa. Semmai, di sorprendente c’è la dimensione dell’esperimento che si presenta davvero esagerata e “mostruosa” con le sue quasi seicento pagine e lo spessore inusuale della scrittura sempre tenuta ad un altissimo grado di tensione e di carica espressiva in un lungo tour de force che sembra non finire mai. Scrittura esuberante e in costante stato di moltiplicazione sinonimica, dove la trittologia è il minimo garantito e la polifonia è condotta fino all’esasperazione dell’“esplosione parolibera”, o meglio del “bordello di voci”.

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Gaetano Testa, il diario disidillico

Gaetano Testa ha iniziato la sua attività di prosatore nella Scuola di Palermo con Di Marco e Perriera e poi nel Gruppo 63: il suo romanzo, 5 (particolare anche nel titolo costituito da un numero) fa parte con pieno merito della stagione del romanzo sperimentale, anche se ancora attende adeguata sistemazione nei consuntivi della neoavanguardia. Testa ha poi proseguito con costanza le operazioni di una scrittura sempre anomala, in particolare con le sue edizioni di Perap (per approssimazione). Con questa sigla è uscito quest’anno il volume dal titolo al balcone sognando.
Si tratta di una sorta di diario, i cui brevi brani hanno a volte indicazione del giorno, più spesso del mese o del periodo, oppure titoli diversi. La forma-diario supporta. evidentemente, il tentativo di avvicinarsi (appunto “per approssimazione”) alla vita e al suo accadere volubile e casuale, garantendo la forte frammentarietà del testo e la sua disseminazione e continua varietà di modi. Continua a leggere Gaetano Testa, il diario disidillico →

Lubrano si fa in tre per l’avanguardia!

Con Carmine Lubrano ho collaborato attivamente negli anni Novanta, all’epoca della Terza Ondata, quando abbiamo provato a rianimare la teoria e la pratica dell’avanguardia, contrastando la resa generale alla omologazione postmoderna. Della necessità dell’avanguardia resto convinto ancora oggi – come forse avranno capito i lettori di questo sito; –  perciò mi rallegro che anche l’amico Carmine vi insista e vi dedichi con rinnovate forze ben tre libri delle sue splendide edizioni di Terra del fuoco. Il libro del giorno, questa volta, si fa in tre. E tre volumi ben assortiti: nel primo, intitolato Sono le undici e quaranta di questo santo venerdì santo. Poesia in quarantena, Lubrano presenta suoi testi, versione aggiornata all’ultima emergenza della sua poesia plurilinguista, magmatica e fluviale; il secondo, intitolato Le ragioni dell’avanguardia: la poesia di Carmine Lubrano, è dedicato al percorso poetico dell’autore e raccoglie saggi critici, dai brani fondamentali di Filippo Bettini per la Terza Ondata, a un saggio attuale, molto acuto e approfondito di Paolo Allegrezza, e poi Roberta Moscarelli, Francesco Aprile, Annalucia Cudazzo e vari altri; il terzo, infine, con interventi creativi e critici, riapre il dibattito su un’altra (possibile) Avanguardia. Continua a leggere Lubrano si fa in tre per l’avanguardia! →

Docentoidi artificiali nelle fantascuole di Lentini

Per solito la fantascienza ha immaginato prodigi tecnologici e straordinarie novità nell’ambito dei trasporti e delle telecomunicazioni (capaci di coprire distanze “astronomiche”) ed ha anche presentato un campionario sterminato nel campo della robotica (androidi e compagnia per tutti i gusti), ma poco ha pronosticato a proposito dell’istruzione, delle scuole del futuro e delle loro insegnanti. A riempire la lacuna, anzi a “supplire” (per usare un verbo adatto al ruolo docente) questa mancanza, ci ha pensato Alfonso Lentini con il suo libro di racconti Le professoresse meccaniche e altre storie di scuola, edito da Graphofeel.
Racconti separati e a sé stanti, ma attraversati tutti dallo stesso filo, cioè la proiezione dei problemi della scuola nel lontano futuro, o piuttosto nei futuri, perché ogni brano reinventa il proprio mondo, non si sa mai bene se in epoche o addirittura in pianeti diversi. Assenti le precise coordinate di spazio e tempo, sembra quasi che ogni racconto nasca come una specie di sogno (o incubo) di un professore stremato dagli scrutini…

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