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Inediti d’estate: Michele Fianco

Come tutti gli anni, anche in questo settimo, “Critica integrale” in piena canicola va in vacanza, ma non lascia i suoi lettori in crisi d’astinenza. Questa volta lo spazio di agosto verrà riempito dagli inediti di autori vicini al blog. Si incomincia con

Michele Fianco

Preàfasi
Così, quasi come preàfasi, scrivere piano per poi poter dire a te cosa? Talmente vasta la prospettiva, che supera gli angoli massimi concepiti, e non viene in a tempo più vicino ai saluti che alle albe; e disegnerò allora appena qualche linea perché tu possa avvicinarti, poiché non lo chiedi, qualche linea che ha preso evidenza solamente in ultimo, vista l’inseguibilità dei momenti, l’inconsecutività delle esistenze; e ogni cosa nata in un fragilionesimo di istante, mi proverò a renderla più visibile, più pacifica, più lenta; allora, tenta di contar le cose: conta l’ospite, il prototipo, il differire, il levare, e l’errore che si cerca, e la sostituzione di specie, conta almeno queste poche cose, se puoi e se proprio vuoi; e mi auguro non ti sembri un’inutile didascalia quel che vado a dire, nel modo in cui lo vado a dire, che poi lo sai, non mi appartiene, né mi è appartenuto mai. Dici, scrivere ancora, ma per poi definire cosa? I fatti, i fatti, la cronaca, e le adesioni, e i manifesti, figuriamoci, allagano i pensieri; le parole se non hai cura ed esperienza, rendono riconosciuta ogni cosa, quando a noi chiama a sé quel che è irriconosciuto, ancora imparlato, invece. E allora lascio qui, sopra l’ultima frase, qualcosa che scivoli via l’inerzia, visto che a chiedere non insisti; lascio qui l’idea di poche memorabili parole, e considerale pure i nostri accenti, i nostri incontri, i nostri infantili ridere, se puoi e, sempre, se proprio vuoi.

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L’ospite
L’ospite, l’ospite avrebbe avuto così, quale inclinazione prima, chi alle abitudini, al codificato, camminava accanto, e l’idea di esser ospite come fosse indossata da sempre, ogni istante, per decadere così l’acquisito, il confinabile, l’appartenere, l’appartenere… Che l’occasione più imprevedibile, o anche la più semplice – dove traslocherà l’ospite non sapeva e non avrebbe saputo –, di appartamento in appartamento, negli appuntamenti sempre meno definiti nei luoghi, negli orarii, o negli incontri più fondi – attenzione! – l’ospite sarà dentro il momento più del momento, e non avrebbe lasciato mai parole dietro di sé, come a dire “gli anni più inconcepibili della mia vita”, se in quegli anni inconcepibili vi fossero stati, come vi erano stati, altri incontri, altre esistenze e ogni cosa da non coinvolgere, da tener da conto, da non sporcare.
O anche l’ospite, in definizione alternativa e limitata: non dar mai merito, mai soddisfazione alla vita, e questo a salvaguardia di una presunta degnità, a salvaguardia di una presunta interità.

Prototipo o fuga?
E continuando, prototipo o fuga? Il prototipo lasciava lì, evidentemente, giusto un quesito da articolare in risposta: prototipo o fuga? Arriverebbero a un certo punto a esser confusi, probabilmente. Una certa intenzionalità, se proprio, forse… “Mi penso di aver scritto, ideato, realizzato solamente prototipi, ma non qualcosa che necessariamente non c’era e poi vi è stato, ma qualcosa che l’avvio, il sistema, la motivazione potevano esser prototìpici”. Ma allora, il fuoco spostato di volta in volta – quel che un prototipo naturalmente fa – può significare una fuga, una non insistenza, colpevole, debole, flebile, secondo quel che si assume come idea di forte. “E l’insistenza del prototìpico, allora? Non sarebbe più una fuga, ma al limite un impianto di fughe, una teoria di fughe”. Ne deriverebbe, al fine, il prototipo come antidoto al definito, al dimostrabile, al rintracciabile, per arrivare, in ultimo, alla dimenticabilità di chi ha scritto, ideato, realizzato quel qualcosa, allo scordarsene affatto. Per forza.

Differire meglio
E quasi per naturale estenuazione, si arriverebbe infine a una differita, un differire. Come una lente il differire, la differita, da differire meglio. E, in conseguenza, condurla da semplice constatazione a vero e proprio strumento di scavo. Premessa: quel che è nuovo, novità, esperimento dilata l’idea di un tempo infinitesimale, misurabile, da infinire, lo apre fin quasi alla dismisura. Se poi incastonati – il tempo nuovo, novità, esperimento – in un tempo frenato, ad alto coefficiente di decelerazione, ecco che vengono moltiplicati per zero o restano del tutto inosservati, il tempo nuovo, novità, esperimento. “Mi penso di aver scritto, concepito, realizzato solo differite, anche lungo la linea dello spazio.” E qui si immagini una non-immersione, un “se fosse altro da qui?”, un poster sei-metri-per-tre (poniti a un centimetro / poniti a venti metri), e un designer (il dettaglio) e un urbanista (l’insieme), assieme, infine. Addivenendo, in conclusione, alla presbiopia, presbiopia, uno sguardo allontanato, a distanza, come indubitabile misura di evoluzione civile; ché da un limite fisico, minimo, logico poteva anche darsi un incremento in civiltà, sì.

Una vita “in levare”
Chiaro che ora, a questo punto, lasciato lì il levare, quale parola sospesa, lasciata lì, per intera, una vita in levare, cosa avrebbe potuto significare? Parlerei piano piano di un poco di questo, di un poco di quello, come quando dopo, solo dopo, si raccolgono via via quelle frasi che sembrano esatte a giustificare, a legittimare; e se fino a questo istante un’intuizione non ti ha ancora preso, non la troverai sicuramente nel a togliere, in ogni less is more che si possa ripetere e ripetere; e non avendo voglia, o per tema di esagerare o non avendo voglia veramente, si apre ora tutto quanto all’esigenza di una pausa, di una breve passeggiata, di una piccola rigenerazione che ti può fare uno stacco, uno stacco… Non si può, del resto, sempre, dire proprio tutto tutto.

E comanda il ginocchio
E comanda il ginocchio, e non poteva esser che così, dopo che la testa, finestre, errori messi lì, prospettive larghe di spalle, sorrisi e quant’altro. Comanda il ginocchio, dici; il mondo intiero che tu ti sfili, rientri e provi a modellare quei metodi, ma che metodi sono senza procedura, senza protocollo, dicono? Comanda chi vince, sì, ma in un inverosimile imbrunire che smette solo verso notte, questa radio continua, la radio, di cosa sia democrazia, cosa voler dire, di recuperi infiniti fin nei brindisi dell’io, ma che cade, ogni volta, il bicchiere. È che alla fine, come sempre, che tu sia il tuo mattino, primo pomeriggio o sera, vi sarà sempre una buonanotte, “buonanotte, tesoro”; e comanda il ginocchio.

da Gran riserva

08/07/2026

Michele Fianco, esce “Lì”

Michele Fianco, autore sempre più eclettico, torna in libreria (ormai in rete, ma tant’è…) con alcune piccole opere di grande spessore.
Continua nella via della prosa, dopo gli exploit di Swing (eccellente romanzo-antiromanzo) e della Confezione (vincente del premio Feronia), ora con un nuovo esperimento dal laconico titolo Lì. Scrittura fatta per frammenti, brani in parte narrativi e in parte no, tutti collegati da un “tono” stilistico (il tono-Fianco, di cui ho parlato altre volte), con riprese e ripetizioni, come del resto è naturale trattandosi di pezzi cronologicamente coevi, una sorta di diario (o pseudo-diario) dell’ultima estate.
Il libro, insieme ai volumetti fotografici di Monsieur Côté (ne dirò alla fine) è disponibile su Amazon. La scelta dell’autoedizione è comprensibile: il vantaggio della rete è che si può essere subito raggiunti saltando la mediazione editoriale che ormai presenta, anche in caso positivo, lungaggini, procrastinazioni e incertezze. Continua a leggere Michele Fianco, esce “Lì”

Michele Fianco e i “meravigliosi”

Un nuovo libro di Michele Fianco appare con il titolo I meravigliosi, dall’editore Arcipelago Itaca. È un libro diverso dal solito, in quanto legato a una precisa esperienza compiuta dall’autore come supplente in una scuola. Di solito, l’attività del supplente non è un gran che: ci si sente comunque supplementari e si stenta ad ingranare con alunni abituati a modalità diverse. Supplenza=supplizio, lo dice anche l’omofonia. E invece qui tutto è andato meglio, anzi è andato al meglio. Tanto che da quei mesi meravigliosi trascorsi in classe è venuto fuori questo libro.
Non aspettatevi però un racconto rievocativo e neppure una galleria di tipi simpatici o di bozzetti di vita vissuta. Michele Fianco resta fedele a se stesso e quindi al suo stile (o tono come preferisco chiamarlo) che è fondamentalmente anti-realistico. O, per essere più precisi, di un realismo radicale, convinto che la realtà più autentica stia nelle pieghe del vissuto e non nel suo primo piano “normale”. Continua a leggere Michele Fianco e i “meravigliosi”

Il nuovo libro di Michele Fianco: Delicatisimo

Dopo aver pubblicato lo scorso anno con Aragno Un semplicissimo universo inespanso, che era il consuntivo del suo percorso poetico fino allora, rappresentato per testi esemplari, Michele Fianco ha dato alle stampe da pochissimo un nuovo libro, Delicatisimo, che vuole essere un’opera di ripartenza e di svolta. Già caratterizzato com’è da una forte originalità, Fianco prova a sperimentale una nuova “confezione”, basata su un sotterraneo modello cinematografico. Infatti il libro appena edito da Zona è presentato fin dalla copertina come un film di cui l’autore è il regista (sul frontespizio è scritto «directed by») ed è presente all’interno anche come personaggio con il suo proprio nome. Troppo facile attribuire allora al testo una matrice autobiografica e volervi andare a trovare i corrispettivi esistenziali o sentimentali. Con Fianco bisogna fare molta attenzione: il titolo stesso potrebbe riferirsi a questioni di cuore e sottili patemi, senonché proprio la sottrazione di una “s” al superlativo ‒ visto che, in qualunque modo lo si interpreti, non si tratta di un refuso ‒ sembra precisamente abbassare o comunque sfumare la “delicatezza” degli eventuali contenuti personali.

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I seminari della LUNA: incontro con Michele Fianco

Per la serie dei seminari della LUNA si è svolto un incontro con l’autore dedicato a Michele Fianco, tra le altre cose preziosissimo collaboratore di questo sito.
Il seminario, come al solito animato da diversi interventi, ha toccato molti livelli di discussione: da quello propriamente testuale sull’“architettura” di un autore che può vantare ‒ in versi o in prosa ‒ una indubbia originalità, a quello dei rapporti plurimi con le altre arti (in particolare con la musica), ai problemi vitali del tempo esistenziale e del lavoro precario, alle questioni generali sulla funzione della poesia e della possibilità di aggregazione nella tendenza.
Una parte del discorso ‒ vista la tematica complessiva dei seminari di questo periodo ‒ ha riguardato l’allegoria, sulla quale Michele Fianco ha proposto, a partire dalla sua pratica poetica, interessanti messe a punto.
Per chi volesse ascoltare o riascoltare l’incontro:

Il prossimo seminario è fissato per il 12 novembre, ore 18, ancora (ora più che mai, purtroppo) sulla piattaforma Zoom. Verterà sul Rinoceronte di Ionesco. I materiali relativi saranno forniti agli iscritti all’atto della convocazione.

30/10/2020

Michele Fianco, Un semplicissimo universo inespanso

Michele Fianco, Un semplicissimo universo inespanso, Nino Aragno editore.

Michele Fianco ci presenta, nella elegante collana “i domani” dell’editore Nino Aragno, una mappa del suo percorso di scrittura attraverso i brani più significativi, che sarebbero un po’ i suoi “classici”, seguendo la sequenza delle raccolte, alle quali ‒ attraverso la titolazione delle sezioni ‒ attribuisce una dimensione addirittura cosmica, come vedremo. È dunque l’occasione propizia per tornare a ragionare ‒ come faccio da un certo tempo ‒ sul particolare tono di questo autore (il tono-Fianco) che non si lascia facilmente catalogare né con le categorie di avanguardia e simili, ma neppure con quelle ormai comunemente invalse dell’emozione soggettiva e della lirica di ritorno.
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