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Seminario su Hilarotragoedia di Manganelli

Proseguono i seminari sul “romanzo anomalo”. Questa volta è stata affrontata  la Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli. Un’occasione per allargare il discorso al tentativo compiuto nella neoavanguardia degli anni Sessanta di impostare il romanzo in senso sperimentale. È vero però che la prova di Manganelli risulta piuttosto a sé stante: non distrugge l’assetto discorsivo e neppure tenta di aderire al caos fenomenologico della vita percettiva, non ricorre all’onirismo, come fa Sanguineti. Manganelli rappresenta un’avanguardia rivolta all’indietro che si rivolge al grande stile del passato nei suoi eccessi (la prosa barocca); e si dà un’organizzazione non propriamente narrativa, piuttosto parodizza la forma-trattato con le sue ipotesi, i commi, le chiose del caso.
Qui di seguito la registrazione del dibattito:

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Lo dice Kafka

Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi.

Lettera a Oskar Pollak, 27/01/1904

18/04/2021

I saggi di Aldo Mastropasqua

È uscito in questi giorni, per i tipi dell’editore Lithos, il libro di saggi di Aldo Mastropasqua, con il titolo Opposizione e ricerca. Scomparso prematuramente nel dicembre 2016, Aldo aveva al suo attivo una serie di importanti saggi di critica e teoria letteraria, realizzati prima con i libri collettivi di “Quaderni di critica” e poi nella rivista “Avanguardia”, da lui diretta insieme a Francesca Bernardini. Questi saggi componevano il disegno di una disamina della letteratura dotata non solo di passione e grande ampiezza informativa, ma soprattutto di un metodo aperto e innovativo che unisce precisione filologica e tendenza politica. Opposizione e ricerca, appunto. L’unione dei diversi contributi in un unico volume dimostra la portata dello studioso e lo spessore del critico.
Il libro, già disponibile in libreria e online, spazia dalla riflessione su Walter Benjamin e la Scuola di Francoforte agli autori più eslege del Novecento quali Palazzeschi, Gadda, Sanguineti e in particolar modo Volponi (cui è dedicata una significativa sequenza di interventi), in una serie di percorsi che si diramano nel tempo con una linea comune coerente e lucida. Continua a leggere I saggi di Aldo Mastropasqua

Corone, ovvero la contemporaneità del non contemporaneo

Mary Shelley non è autrice soltanto del famoso Frankestein, modello di scrittura allegorica e fortunatissima invenzione di un personaggio, la creatura, che abita frequentemente la cultura di massa prendendo a prestito il nome del suo creatore; ha anche scritto più tardi, nel 1826, The Last Man, una distopia fantascientifica dove l’umanità viene sterminata dalla peste. La data fissata per l’estinzione totale è verso la fine del XXI secolo e quindi potremmo stare tranquilli ancora un poco e accontentarci provvisoriamente dei nostri virus e relativi vaccini.
Ma se ricordo questo romanzo semisconosciuto non è tanto per riportarlo alla realtà epidemica odierna; mi è ritornato in mente per un altro diversissimo motivo, all’atto della dipartita del Principe Consorte, cui la stampa anche fuori i confini inglesi ha dato grande rilievo. Ora, un aspetto che mi aveva sorpreso nella fantasia shelleyana è che, nella sua proiezione verso il futuro che avanza più o meno di due secoli e mezzo, la nostra autrice descrive, prima ancora della letale pestilenza, una Inghilterra che ha detronizzato di re e che discute animatamente sulla configurazione della repubblica. Anche se il candidato antimonarchico verrà sconfitto nella votazione della camera, il testo gli dà modo di sostenere una tesi semplice e chiara:

Mise a confronto lo spirito regio e quello repubblicano: dimostrò come l’uno tendesse a rendere schiave le menti degli uomini, mentre tutte le istituzioni dell’altro servivano a risvegliare anche nel più meschino tra noi qualcosa di grande e buono. Continua a leggere Corone, ovvero la contemporaneità del non contemporaneo

Rivoluzioni copernicane cercansi

Ho sempre ritenuto che l’uso del pensiero dovesse essere portato fino in fondo, cioè fino alla “rivoluzione copernicana”. Finché si pensa dentro l’orizzonte dato più che altro si rimastica pensiero d’altri. Se tu stai alle regole del gioco del tuo avversario, per forza alla fine perdi; occorre “rovesciare il tavolo”. Questo, negli anni d’oro, è stato chiamato in termini più dotti rottura epistemologica o cambio di paradigma. Effettuare questo salto significa non solo risolvere un singolo problema che altrimenti era insolubile, ma vuol dire ricostruire l’intero campo da una nuova prospettiva. Cambiare gioco.
Aggiungo subito: facile a dirsi, però… Però non solo ‒ come vado subito a mostrare ‒ la riconfigurazione è complicata, ma per di più il campo non vede l’ora di recuperare le sue conformazioni abituali (chiamiamolo senso comune). Non esistono purtroppo punti-di-non ritorno, ma alle aperture seguono le richiusure. Così è avvenuto nel campo letterario dopo lo scossone degli anni Sessanta del Novecento. Non solo si è tornati al prima, ma ad un nuovo prima tale che sia impossibile ripetere quello che allora è stato possibile… Continua a leggere Rivoluzioni copernicane cercansi

Un intervento di Antonio Amendola: la voce nella pandemia

Antonio Amendola dedica a “Critica integrale” un nuovo intervento, di nuovo sul tema della voce, a lui caro in quanto poeta sonoro. La vitalità della voce rivendicata anche in tempi di distanziamento sanitario.

LA VOCE NELLA PANDEMIA

Una pandemia si caratterizza per la direzionalità dell’evento, la percorrenza lo stesso avviene, per il fare voce, però in questo caso viene svilita e offesa in quanto essendo legata al respiro, il fiato, la parola, il canto non ha più possibilità di esprimersi liberamente, anche una mascherina che ci protegge crea un’inevitabile interferenza, perché la voce si ascolta e si vede e si guarda nello spazio, la mascherina crea un ostacolo alla visione dei materiali pre-verbali che sono costituiti di gesto e suono (riso, pianto, sbadiglio eccetera), tutto questo accade, durante questo tempo, dominato dalla paura, dalla mancanza di libertà e dal controllo mentre invece la voce, esprime essenzialmente energia e liberazione. Continua a leggere Un intervento di Antonio Amendola: la voce nella pandemia