Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Michele Fianco e i “meravigliosi”

Un nuovo libro di Michele Fianco appare con il titolo I meravigliosi, dall’editore Arcipelago Itaca. È un libro diverso dal solito, in quanto legato a una precisa esperienza compiuta dall’autore come supplente in una scuola. Di solito, l’attività del supplente non è un gran che: ci si sente comunque supplementari e si stenta ad ingranare con alunni abituati a modalità diverse. Supplenza=supplizio, lo dice anche l’omofonia. E invece qui tutto è andato meglio, anzi è andato al meglio. Tanto che da quei mesi meravigliosi trascorsi in classe è venuto fuori questo libro.
Non aspettatevi però un racconto rievocativo e neppure una galleria di tipi simpatici o di bozzetti di vita vissuta. Michele Fianco resta fedele a se stesso e quindi al suo stile (o tono come preferisco chiamarlo) che è fondamentalmente anti-realistico. O, per essere più precisi, di un realismo radicale, convinto che la realtà più autentica stia nelle pieghe del vissuto e non nel suo primo piano “normale”. Continua a leggere Michele Fianco e i “meravigliosi”

Di ricoveri e ristori

Una volta le cose andavano diversamente. C’era un viandante, lacero, affamato, con le suole delle scarpe consunte per il lungo cammino, stanche le membra e corrose dalle intemperie incontrate lungo la strada, il quale finalmente, magari in seguito ad una fortuita deviazione dalla via maestra, per sbaglio o per caso, trovava scampo e per l’appunto un ricovero: sia pure di fortuna, sia pure costituito soltanto da due assi in croce e un tettuccio, oppure magari – che scialo! – construtto di muri tirati su alla buona e con dentro se non un letto, almeno un giaciglio di paglia pulita e asciutta dove, in termini esatti, ricoverare le stanche membra. Di ricovero, appunto, si trattava. E possibilmente di ristoro, significante non solo il buon sonno, che è – come sul dirsi – ristoratore, però anche una qualche cibaria sommaria ed essenziale che lo rimettesse in forze, il suddetto viandante, in grado di riprendere con lena il cammino, il giorno dopo, con il sole spuntato dopo il di molto maltempo, per le vie curve del mondo rotondo. Così un tempo si favoleggiava di ricoveri e ristori. Erano un soccorso povero per i più poveri. Continua a leggere Di ricoveri e ristori

Sperimentalismo spontaneo?

Sperimentalismo spontaneo è un ossimoro, perché a rigore lo sperimentalismo dovrebbe essere programmato e discendere da precisi presupposti teorici. Tuttavia è possibile che all’atto di una scrittura mossa da nient’altro che da una esigenza espressiva, l’autore/autrice si renda conto che, proprio per essere fedele alla sua istanza interiore, il linguaggio risulta insoddisfacente. O, per meglio, dire, sono le conformazioni codificate dei sentimenti e degli stati d’animo, amore e odio, allegria e tristezza, a non ricoprire adeguatamente quanto viene percepito come proprio. Quegli standard che vengono buoni quando si tratta di comunicare per ricevere corresponsione o aiuto o quant’altro, risultano falsificanti quando invece si tratta di concentrare l’affezione in un genere di comunicazione che dovrebbe essere dotata di una forza pari alla istanza che la determina. In questi casi, allora, l’autore/autrice, per ottemperare al proprio imperativo, deve torcere in qualche modo il linguaggio comune ed ecco che il risultato finale, sulla pagina, appare incredibilmente vicino a una manipolazione di tipo sperimentale.
Questa lunga premessa per segnalare la raccolta di Roberta Sirignano, Sogno la direttiva, pubblicata or ora da RPlibri, con una pagina introduttiva di Antonio Bux, che è anche il direttore della collana. Continua a leggere Sperimentalismo spontaneo?

Seminario su Petrolio di Pasolini

Tra le vie del romanzo anomalo, questa volta il seminario ha affrontato Petrolio, il testo incompiuto di Pier Paolo Pasolini. Un romanzo non-romanzo, rimasto allo stato di abbozzo, ma molto probabilmente affetto nel suo dna dal demone della dispersione. Il dibattito si è soffermato soprattutto sulle questioni della frammentarietà, dell’allegorismo e della metaletterarietà. Chi volesse ascoltare la discussione, trova qui la registrazione:

https://www.youtube.com/watch?v=wUpgz4XbJuA

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Lamberto Pignotti interviene su rivista e mostra dello Studio Varroni

Ricevo e pubblico volentieri un contributo di Lamberto Pignotti su una nuova rivista e una nuova mostra dello Studio Varroni.

Ritratti di autoritratti

Anno 1, numero 1, 1 gennaio 2021, “Senza titolo”, “Ritratti di autoritratti”, Immagini e Parole, rivista semestrale. Ideazione, progetto grafico e impaginazione di Piero Varroni… È il primo numero di una ponderosa rivista (cm. 33×25) di carta patinata? È una antologia di autori che si esprimono eterograficamente per «immagini e parole»? È il catalogo di un raffinato collezionista di opere eccentriche?
Macché… È una pubblicazione che scompiglia i riflessi condizionati del lettore abituale. «Ritratti e autoritratti, nel tema di questo numero – fa dire Piero Varroni in terza persona – sono gli estremi di un racconto: da una parte gli autori ai quali si è chiesto di rappresentare se stessi, mediante immagini e testi in cui maggiormente si riconoscono, per descriversi come artisti poeti e scrittori; dall’altra la rappresentazione-ritratto, concentrata in quattro pagine per ognuno, ottenuta con il materiale ricevuto, ricomponendo alcune tessere, a volte stravolgendo le priorità per crearne delle nuove, svelando lati ignoti all’autore stesso, lavorando sulle consonanze e sulle divergenze: una riscrittura con nuove prospettive di senso, provando a esplorare l’inesplorato, a togliere i vincoli dell’autoreferenzialità all’autoritratto e renderlo narrativo, conferendogli concettualmente le fattezze del ritratto. Il florilegio è qui, affidato alla carta della rivista, sotto i vostri occhi». Gli autori coinvolti in questo ricercato gioco di rispecchiamenti, in questa spericolata mise en abîme, sono J. M. Calleja, Gea Casolari, Klaus Dencker, Elmerindo Fiore, Giovanni Fontana, Anna Guillot, Lamberto Pignotti, Franca Rovigatti, Carlo Sperduti, Sergio Zuccaro. Continua a leggere Lamberto Pignotti interviene su rivista e mostra dello Studio Varroni

Vita e opinioni del signor De Calambris 3

Gli capitò di recarsi in una lontana città che gli era affatto sconosciuta e di doversi recare nel prenotato albergo sito nel Corso. Domandò informazioni ma, gliel’avessero date confuse o lui non avesse ben compreso la locale parlata, si ritrovò sempre più distante dalla meta prevista. Infine, si avvicinò a un gruppo di giovani assembrati e ripeté la solita domanda: “dov’è il Corso?”. Gli venne indicata un’aula. Fu così che non ebbe mai albergo, ma in compenso conseguì una laurea.

09/05/2021