Di fronte a una poesia nuova il critico si trova in imbarazzo, cerca di attaccarsi a qualche precedente, si attacca al metodo che però lo aiuta relativamente perché – soprattutto in mancanza di segnali immediatamente riconoscibili (tipo il metro, la rima e simili) – non sa bene a quale livello testuale sia da dare la precedenza. Insomma, tira un po’ a indovinare. Nel caso di Antonio Francesco Perozzi, l’idea sulla quale provo a scommettere è che ciò che contraddistingue i suoi testi sia il fatto che ogni verso è attentamente pensato. Di solito, per i poeti è invalsa la concezione dell’ispirazione, ed è vero che ispirazione c’è sempre, è il qualcosa che viene in mente all’improvviso. Tuttavia un conto è affermare, come si fa a partire da Platone, che si è ricevuta la parola da un’entità superiore che suggerisce (con un “soffio” impalpabile) quel che si deve dire e un altro conto, del tutto contrario, è che ciò che viene in mente arrivi sulla carta appunto attraverso un filtro mentale.
Questa seconda ipotesi si verificava nel precedente Essere e significare e mi sembra ancora valida per la nuova raccolta di Perozzi Lo spettro visibile, che esce per i tipi di Arcipelago Itaca. Tutto quello che vi si può rintracciare, sia di procedimenti sul significante (come alcuni accapo e qualche scomposizione di parola), sia di particolari usi del lessico, sia di tracce del vissuto personale, come eventi, occasioni e ricordi, tutto ciò e altro ancora viene rifunzionalizzato e, per così dire, concettualizzato nel verso.
Pensare il verso: che poi vale anche nell’altro senso, direzionale, della tendenza implicita che sottende l’espressione. Continua a leggere Pensare il verso
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Ritorna la LUNA con “Critica della critica”
Riprende la LUNA con un nuovo ciclo di seminari, intitolato “Critica della critica”. Molte voci si sono levate sia in passato che di recente sulla crisi della critica, ma è inutile associarsi alle lamentele e ai piagnistei del “non ci sono più i grandi critici di una volta”… Meglio andare a vedere da vicino e a discutere – come cerchiamo di fare nei nostri seminari – su come articolare al meglio la strumentazione critica in questa fase di grande confusione. Si è pensato, perciò, di adottare una prospettiva simile a quella del fascicolo Comparare la critica e cioè andare a confrontare i critici e i loro metodi alle prese con il medesimo oggetto. L’autore scelto per il confronto è stato Eugenio Montale sia per la sua collocazione cronologica di centro-Novecento, sia per l’apprezzamento da destra e da sinistra (ugualmente centrale, si potrebbe dire). Gli autori principali da analizzare in quanto significativi per i 5 incontri previsti nel corso dell’anno 2022, saranno: Gianfranco Contini, D’Arco Silvio Avalle, Stefano Agosti, Fausto Curi, Romano Luperini. È previsto poi un incontro con Cecilia Bello Minciacchi sul tema della metodologia critica, in particolare della poesia. E in appendice si terrà una discussione – piuttosto nuova e originale – sul trattamento di Montale nei principali libri scolastici.
Il primo seminario partirà alla fine di maggio, ancora a distanza; le date verranno di mano in mano specificate nella sezione Appuntamenti insieme al link per il collegamento. A tutti gli interessati verranno inviati materiali utili per la discussione. Continua a leggere Ritorna la LUNA con “Critica della critica”
Modernità e dissonanza
A fondamento dell’estetica classica c’è la repressione del discordante: basta vedere l’attacco dell’Ars poetica di Orazio e il suo rifiuto dei mostri, la testa umana sul collo di un cavallo o la donna con la coda di pesce. Sarebbero congiunzioni inconseguenti e disdicevoli, modi orribili e destinati al ridicolo (“sapreste, amici, trattenere le risa?”). Sarebbero improprietà, anomalie, accoppiamenti non conformi; séguiti che non consuonano con quanto li precede.
Per un sacco di tempo – e, c’è da scommetterlo, ancora oggi – l’armonia è assurta a valore estetico preminente, accompagnata dalle sue consorelle proporzione, parallelismo, simmetria. In esse c’è la promessa della ripetizione e il piacere del ritrovamento regolare dell’identico che esorcizza il timore della perdita (vedi anche, in Freud, il bambino con quel rocchetto che va e che torna). Il ritmo elementare di tensione e distensione, simile al respiro, al battito del cuore. Effettivamente, pare che il nostro stesso corpo coincida con questa funzione di alternanza confermativa.
Dunque la dissonanza è esclusa? Sarebbe soltanto un passo falso, un’aritmia, una stonatura, una patologia insomma nell’universalmente umano dell’armonia? Continua a leggere Modernità e dissonanza
Figura per figura
Bocca mia taccio (SilvanaEditoriale) non è un libro illustrato. È piuttosto un libro “a quattro mani” che alterna opere figurative di Paolo Canevari e testi poetici di Luca Succhiarelli, in una pubblicazione di grande cura ed eleganza. Va dunque considerato nel suo intreccio interartistico e in quella sorta di chiasma che si determina tra una figurazione che tende ad esprimere significati attraverso forme e colori e un discorso che, dal canto suo, sorpassa la comunicazione banale con trasgressioni espressive del codice dato, compreso il codice usualmente considerato come poetico.
Entrambi gli autori, per altro, presentano nel libro le diverse tappe del loro percorso; di qui una scansione graduale che segue i “passi” di una storia interna, le tappe di una duplice ricerca di soluzioni al problema dell’espressione. Continua a leggere Figura per figura
Bugliani: il trattamento politico dell’immagine naturale
Ho conosciuto Roberto Bugliani nel collettivo redazionale delle riviste di Luperini, “L’Ombra d’Argo” e poi “Allegoria”. Erano gli anni Ottanta-Novanta, densi di discussioni e di studi controcorrente, quando volevamo mettere la critica marxista migliore a confronto e in conflitto con le nuove proposte dell’ermeneutica e della decostruzione. Interscambio e dibattito che oggi ce li sogniamo…
Ritrovo ora Bugliani come autore in prosa e in versi. In prosa ha pubblicato pochi anni fa il romanzo La disciplina dell’attenzione (Link edizioni) ambientato in quella America Latina che ha ben frequentata in chiave politica e letteraria: una proposta narrativa senza indulgenze buoniste, piuttosto con una costruzione complessa e punti di distacco tra narratore e personaggio. Vorrei però soffermarmi qui soprattutto sul libro in versi, L’età detestabile, edito recentemente da Transeuropa. Il titolo potrebbe far pensare al portato della senilità, una sorta di “musa canuta” o di “stile tardo”. Invece, si afferma subito come una dichiarazione di drastica critica sociale, derivato com’è da una citazione del Don Chisciotte posta in apertura: «in un’età tanto detestabile qual è questa in cui ci troviamo oggi a vivere». Dichiarazione decisa di non-appartenenza, di estraneità non omologata. Eppure, la poesia di Bugliani non esprime semplicemente una resistenza, ma lo fa a modo suo: in particolare mi ha colpito il trattamento a cui sottopone l’immagine naturale, tanto di casa nella lirica a buon mercato. Continua a leggere Bugliani: il trattamento politico dell’immagine naturale
Ecco a voi il Benjamin di Jameson
Che Benjamin facesse parte della costellazione teorica di Frederic Jameson era chiaro fin dall’inizio della sua attività, visto il capitolo dedicatogli già in Marxismo e forma (1971). In seguito, Jameson ha ripercorso gli snodi di quel “marxismo occidentale” in odore di eresia, anche dopo aver scoperto il postmoderno, trattando di Adorno (1990), di Brecht (1998) e mettiamoci anche il saggio su Lukács nel monumentale volume Valences of the dialectic (2009). E non per caso Benjamin era stato evocato nel capitolo conclusivo dell’Inconscio politico (1981). Dato che, solo pochi anni fa, il critico americano era entrato con un importante contributo nel dibattito teorico sull’allegoria (Allegory and Ideology, 2019), non c’è da stupirsi se il passo successivo sia stato quello di affrontare direttamente l’autore che più d’ogni altro si era mosso proprio nella connessione tra allegoria e marxismo. Ed ecco allora questo The Benjamin files, pubblicato in lingua inglese nel 2020 e tradotto da pochissimo con buona prontezza da Treccani per la cura di Massimo Palma, sotto il titolo Dossier Benjamin (nell’immagine in evidenza ho estratto un particolare della copertina originale, ispirata a un poster di Gustav Klutsis). Continua a leggere Ecco a voi il Benjamin di Jameson