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Metaromanzo 1 e 2

METAROMANZO

Analogamente al metalinguaggio, che è un linguaggio che parla del linguaggio, il metaromanzo è un romanzo che parla del romanzo. E come è occorso al metalinguaggio di subire l’obiezione di Derrida che “non c’è extra-testo”, per cui il metalinguaggio non sarebbe altro che anch’esso linguaggio, allo stesso modo si potrebbe argomentare che anche il metaromanzo non è che un romanzo.
Per di più, se interpretiamo il “meta-” come un “nel”, allora il “racconto nel racconto” è un fenomeno che più usuale non si può, risalendo addirittura come si sa all’Odissea con la lunga narrazione di Ulisse ai Feaci. Ma anche attenendosi alla declinazione riflessiva del prefisso, se ne troverebbe traccia un po’ dappertutto negli interventi del narratore in terza persona, nei suoi commenti e nei passaggi nei quali si rivolge direttamente al lettore.
Certo in alcune fasi, quali quelle settecentesche degli Sterne e dei Diderot (quegli straordinari Tristram Shandy e Jacques il fatalista) la cosa prende una piega più radicale e il “commento sul discorso” tende a farsi ipertrofico mostrando davvero una verve “sperimentale” quando vediamo il racconto farsi sotto i nostri occhi e il narratore esibire l’arbitrarietà del suo procedere («Come è facile raccontare!», dice provocatoriamente Diderot, dato che si può far accadere tutto quello che si vuole). Continua a leggere Metaromanzo 1 e 2 →

Incontro con Marcello Carlino

Il nuovo ciclo di seminari della LUNA, dedicato al “romanzo anomalo” si è aperto con un incontro con Marcello Carlino, svoltosi – come altre volte ‒ in forma di colloquio-intervista- dibattito.
Per chi volesse ascoltare o riascoltare l’incontro:

Nel corso del seminario, Carlino ha svolto alcune indicazioni di fondo partendo dallo stato attuale di degrado del romanzo, così come è determinato dagli standard commerciali vigenti nell’editoria e tornando a proporre vari elementi di “anomalia”, cioè di differenza e alternativa per una narrazione degna dello statuto letterario, o anche solamente di inventiva, vitalità e “intelligenza”. Continua a leggere Incontro con Marcello Carlino →

Il romanzo anomalo

La forma-romanzo ha una lunga storia ed ha, nelle sue prime apparizioni moderne, lo stigma della libertà (Rabelais, Cervantes, poi Sterne lo concepiscono come invenzione sempre nuova, non come codice da rispettare). Secondo Bachtin il romanzo cresce con l’emergere della borghesia ed è la forma letteraria legata al presente e alla varietà sociale, mentre l’epica guardava al passato e alle origini fondative. Al suo interno però è sempre passibile di divaricazioni: può orientarsi, secondo Bachtin, in senso monologico (di chiusura attorno a un asse principale) oppure aprirsi ‒ opzione più auspicabile ‒ alla pluralità (polifonia, plurilinguismo, ecc.). Nell’Ottocento si stabilizzerà una vocazione “realista”, con risultati anche di grande complessità e problematicità (ma già allora con le deroghe nel fantastico).

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