Il teatro della neoavanguardia

Notizie dall’America: è uscito per l’editore University of Toronto Press il libro di Gianluca Rizzo Poetry on stage. The theatre of the Italian neo-avant-garde. Il teatro della neoavanguardia italiana: che un libro su un nostro movimento artistico esca dall’altra parte dell’Oceano la dice lunga sulla miopia della critica indigena, che lo trascura dedicandogli, al massimo, qualche frecciatina sulla sua “desuetudine”. Rizzo invece ha esplorato l’azione del Gruppo 63 con ampio spazio e addirittura a partire da un aspetto apparentemente secondario e tuttavia rilevante come gli esperimenti di tipo teatrale, accompagnando l’indagine storica con la convinzione che i problemi cui rispondeva la neoavanguardia non sono poi molto diversi dall’oggi.
Il libro è organizzato in una serie di capitoli che riguardano: prima di tutto gli spettacoli degli autori del Gruppo 63 organizzati a margine delle iniziative collettive (uno spettacolo accompagnò proprio, nel 1963, il convegno fondativo di Palermo); poi il confronto con l’avanguardia teatrale dell’epoca (da Carmelo Bene a Ricci, a Quartucci, a Scabia: di uno spettacolo di quest’ultimo è l’immagine in testa a questo articolo); inoltre il libro procede a vari sondaggi sul teatro di Pagliarani (da un incontro con lui ha preso slancio la ricerca), di Porta, Giuliani, Celli; altri (interessanti approfondimenti riguardano i rifacimenti dell’Ubu roi e del Faust); e infine il libro si chiude con le interviste originali a Valentina Valentini, Pippo Di Marca, Nanni Balestrini e Giuliano Scabia.

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Il nuovo libro di Michele Fianco: Delicatisimo

Dopo aver pubblicato lo scorso anno con Aragno Un semplicissimo universo inespanso, che era il consuntivo del suo percorso poetico fino allora, rappresentato per testi esemplari, Michele Fianco ha dato alle stampe da pochissimo un nuovo libro, Delicatisimo, che vuole essere un’opera di ripartenza e di svolta. Già caratterizzato com’è da una forte originalità, Fianco prova a sperimentale una nuova “confezione”, basata su un sotterraneo modello cinematografico. Infatti il libro appena edito da Zona è presentato fin dalla copertina come un film di cui l’autore è il regista (sul frontespizio è scritto «directed by») ed è presente all’interno anche come personaggio con il suo proprio nome. Troppo facile attribuire allora al testo una matrice autobiografica e volervi andare a trovare i corrispettivi esistenziali o sentimentali. Con Fianco bisogna fare molta attenzione: il titolo stesso potrebbe riferirsi a questioni di cuore e sottili patemi, senonché proprio la sottrazione di una “s” al superlativo ‒ visto che, in qualunque modo lo si interpreti, non si tratta di un refuso ‒ sembra precisamente abbassare o comunque sfumare la “delicatezza” degli eventuali contenuti personali.

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Seminario su Le ceneri di Gramsci di Pasolini

Ieri si è svolto il seminario dedicato a Le ceneri di Gramsci di Pasolini. Inserito nel programma sull’allegoria, l’incontro ha naturalmente sondato il testo sul rapporto tra allegoria e simbolo, che nel caso risulta piuttosto intrecciato ed oscillante, ma l’analisi è andata anche oltre, toccando il posizionamento nella situazione letteraria (Pasolini nella rivista “Officina”, la sua proposta di neosperimentalismo e la successiva polemica con il Gruppo 63), il contrastato rapporto con il lato “organizzativo” della politica (rappresentato da Gramsci e in generale dal Partito Comunista), l’adesione viscerale al sottoproletariato, cioè allo strato dell’umanità vergine, non produttiva, che circonda la città, inoltre il clima malinconico ed “elegiaco”, eppure il ritorno al mito e, di qui, di nuovo si viene alle questioni simboliche o allegoriche.
Per chi volesse ascoltare (o eventualmente anche scaricare) il seminario, inserisco qui la registrazione.

Con questo incontro terminano i seminari della LUNA per il 2020. Il prossimo anno dovrebbero riprendere a fine gennaio, con un nuovo programma attualmente in preparazione che verrà comunicato appena pronto.

26/11/2020

Gli “incontri impossibili” di Malerba

L’editore Italo Svevo, nella collana “Piccola biblioteca di letteratura inutile”, ripubblica le Avventure di Luigi Malerba, in una nuova veste molto elegante. Il titolo non inganni, non è che Malerba si sia messo sulla strada dell’“avventuroso” di tipo salgariano, per quanto, da scrittore sorprendente qual era, sarebbe stato capace di farlo: in realtà qui l’avventura consiste nella ripresa di personaggi letterari che, prelevati dalle loro storie, finiscono nelle storie di altri personaggi. Insomma, diversi ma non del tutto dissimili dalle “interviste impossibili” (anche di quelle il nostro ne produsse di buone), sono piuttosto “incontri impossibili”; una tipologia che l’autore aveva sperimentato alla grande già nel suo Pinocchio con gli stivali, dove il nasuto burattino collodiano oltrepassava i limiti che separano le fiabe, mettendone il reame in gran subbuglio.
Fenomeno di riscrittura postmoderna? Direi di no: perché mentre il postmoderno riusa il già scritto in scioltezza indifferente, invece Malerba punta sull’attrito: perché, di volta in volta, c’è un personaggio estraneo che si intromette e disturba, provocando disordine nel “mondo possibile” della finzione. Continua a leggere Gli “incontri impossibili” di Malerba

Interviene Contiliano: Le astuzie e i depistaggi del neocapitalismo

Ricevo e pubblico un nuovo intervento di Nino Contiliano:

Le astuzie e i depistaggi del neocapitalismo

Un vecchio adagio recita: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Così se la rivoluzione post-fordista dell’economia capitalistica si è riciclata attraverso l’economia della conoscenza, quella codificata degli sviluppi della cybernetica e della tecnologia digitale open source (sempre più avanzata e personalizzata nei luoghi, nella tempistica e nelle prestazioni), il cuore del suo vizio capitalistico – la logica del valore privatizzato (oggi global value chain, e shared value), o la ricerca del business/profitti come valore condiviso – è rimasto immobile. Condivisione. Parola magica. La magia che imbriglia e imbroglia gli stessi produttori del valore, gli sfruttati. Neanche riciclati. Coinvolti nella catena della valorizzazione fino all’esaurimento della forza creativa, sono imbavagliati, svalorizzati e poi, esauriti, pronti per la discarica usa-e-getta.

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