Elogio della digressione

Deviare dalla retta via è sempre qualcosa di riprovevole. Così quando la digressione deroga dall’ambito narrativo prefissato e prende una strada diversa cambiando di ambiente, di personaggio o di situazione è probabile che il lettore si interroghi, ma cosa sta succedendo qui? Se quello narrativo è un “contratto”, allora la digressione ne è la rottura, sottoponibile a reclamo.
Non si tratta di una semplice pausa. Indubbiamente anche la descrizione sospende l’azione, ma è giustificata dal fatto che senza di essa non potremmo capire dove i fatti si svolgono o chi ne è l’agente e quindi si configura come un essenziale supporto alla comprensione e aiuto a immaginare mentalmente il teatro dell’azione (sebbene sappiamo bene che i lettori più frettolosi la “saltano”). Anche gli inserti riflessivi o i commenti del narratore possono essere percepiti come un rallentamento e tuttavia anch’essi non sconvolgono l’assetto narrativo, per quanto aprano una finestra su qualcuno che sta considerando la storia dal di fuori. La digressione narrativa fa di peggio, in quanto non si limita a sospendere la linearità del racconto, ma la sostituisce con una linea alternativa. La digressione è a rischio di sperdimento. Continua a leggere Elogio della digressione

Il fischio è un elisir

Qualche tempo fa ho incontrato Giorgio Mascitelli che non vedevo dai tempi del Gruppo 93. Ed eccomi qui a leggere il suo romanzo recente, intitolato Fischi per fiaschi, pubblicato da DeriveApprodi nel gennaio di quest’anno.
Il romanzo, con la sua ambientazione aziendale, si colloca nel solco della letteratura industriale, rinnovata dai suoi fasti ormai trascorsi dei Volponi, degli Ottieri e dei Parise e svolta sul pedale umoristico. Infatti il protagonista Gian detto John è un bravo informatico che però ha un difetto (nobody’s perfect!) o, per meglio dire, un punto debole: non riesce a trattenersi dal fischiettare durante il lavoro con conseguente disturbo dell’altrui concentrazione.
E subito due risvolti. Il primo: abbiamo un romanzo con una continua colonna sonora che spazia tra vari generi musicali (sempre però senza le parole). Il secondo: si crea una ambivalenza irrisolvibile tra culto e parodia perché da un lato i motivi arrivano all’improvviso fuori del controllo del soggetto in base alla forza della “orecchiabilità”; dall’altro lato, l’arte di fischiettare li abbassa al livello delle inezie e inerzie quotidiane. L’ambivalenza è forte soprattutto quando il personaggio intona l’inno sociale della ditta: dedizione o scherno? Continua a leggere Il fischio è un elisir

Sfide

Riprende “Voce&Parola”, il ciclo di letture di poesia che ho ideato e condotto insieme a Tonino Tosto. In autunno sono previsti due nuovi incontri costruiti in una maniera un po’ diversa dai precedenti. Non ci sarà un solo autore, ma due. Due autori contrapposti, che saranno messi a confronto per vedere cosa si apprende, anche a distanza di tempo, dal loro contenzioso. Ovviamente la selezione dei testi avrà, per forza di cose, il suo orientamento, quindi l’evento sarà dichiaratamente partigiano, tuttavia non mancherà la par condicio quantitativa e il pubblico sarà messo in grado di ricavare dalla lettura il suo proprio giudizio.
Il titolo complessivo è Sfide. Per il momento, ne abbiamo previste due: Gozzano vs d’Annunzio, che si svolgerà il 28 ottobre e Lucini vs Marinetti, salvo imprevisti il 25 novembre (vedi i dettagli nella colonna degli appuntamenti qui a destra). Continua a leggere Sfide

Ottonieri, i sensi dello stile

Dopo i versi di Geòdi, Tommaso Ottonieri ha pubblicato una nuova raccolta di testi – questa più improntata alla prosa – con il titolo di Cinema di sortilegi (Editore La vita felice). Si tratta di un insieme di scritti elaborati per varie occasioni negli anni recenti (il più “antico” mi pare del 2009) e quindi soggetti a una certa varietà. Tuttavia, come vedremo, sono legati da diverse ricorrenze o “fili rossi” che vogliamo chiamarli. Piuttosto che andare ad analizzare i brani uno per uno, come pure sarebbe legittimo, mi sembra più opportuno usare un metodo sintetico per carcare di estrarre le linee direttrici della ricerca. A dimostrare che la raccolta è un macrotesto come lo intendeva Maria Corti, cioè «una microstruttura che si articola all’interno di una macrostruttura, donde il carattere funzionale e informativo della raccolta; il che è come dire che il significato globale non coincide con la soma dei significati parziali dei singoli testi, ma lo oltrepassa». Questi caratteri comuni potranno essere ricorrenze semantiche (e ce ne sono molte qui) e anche l’atteggiamento non-confessionale (nel senso che, se pure il testo dice “io”, non veniamo a sapere quasi nulla di personale); ma forse l’aspetto unitario maggiore è lo stile: uno stile ampio, ritmato, in qualche modo maestoso. Continua a leggere Ottonieri, i sensi dello stile

Poiché retorica c’è

La retorica può vantare senza dubbio una straordinaria resistenza nel tempo: è un insieme di termini provenienti dall’antica Grecia e tuttora utilizzati nel mondo intero, uno strumentario sostanzialmente immutato da Quintiliano a Lausberg, passato da un manuale all’altro con i relativi ritocchi, ma in fondo con la medesima logica. Si tratta di un repertorio tecnico indispensabile per la critica letteraria, per quanto i critici spesso preferiscano portare come pezze d’appoggio le proprie impressioni personali o emettere perentori giudizi di valore, tuttavia qualche riferimento a metafore, metonimie, ossimori e via dicendo lo devono pur fare (e qualche volta magari anche sbagliando di indicazione pertinente…). Per chi si occupa di letteratura conoscere le figure retoriche è un po’ come possedere l’abc del computer per chi si mette alla tastiera.
Sappiamo bene che la retorica è una faccenda d’ampio respiro e che il semplice elenco delle figure è una “retorica ristretta”. Tuttavia già qui, solo a parlare di “figure” e di “traslati”, cominciamo a ricevere delle notifiche importanti: con “figura” veniamo sapere che il linguaggio è capace di costruire con le parole delle sue proprie immagini, con un valore iconico che si aggiunge alla semplice funzione informativa; con “traslato” ci viene indicato il lavoro di spostamento e quindi siamo preparati ad affrontare parole e frasi che possiedono un supplemento di dinamismo. Insomma, la retorica modifica sia la forma che la forza. Continua a leggere Poiché retorica c’è

L’ispirazione: siamo ancora a questo punto?

Mi è capitato spesso in passato, negli incontri nelle scuole e nel dialogo con studenti e professori, di imbattermi nel culto dell’“ispirazione”. In pratica, questo argomento: un testo poetico è valido se deriva da un’ispirazione. L’ispirazione è la misura del valore: se essa manca, il testo è debole o insignificante.
Sarebbe stato facile esprimere semplicemente contrarietà a queste asserzioni. Per esempio, affermando che sono vecchie come il mondo e quindi stantie; oppure che appartengono a un armamentario mistico e quindi valide solo per chi ci crede. La teoria dell’ispirazione si trova pari pari in Platone e si può riassumere così: l’autore non è l’autore, ma semplicemente il portavoce di una forza soprannaturale (la Musa) che soffiando come un vento “spira”, per l’appunto, attraverso l’autore umano. Il poeta, insomma che è ispirato, lascia entrare in sé quest’aria superiore che lo invade e determina la sua propria espressione. La cattiva poesia, in tale contesto, sarebbe quella di un poeta privo di ispirazione, disdegnato dalla Musa (si sa che lo spirito soffia dove vuole lui), che pertanto non può che suonare a vuoto quando si sforza di imitare dall’esterno i tratti dei beniamini del sacro fuoco. Continua a leggere L’ispirazione: siamo ancora a questo punto?