I Papi si sono sempre interessati alla letteratura, se non di persona attraverso i loro inquisitori che ne fornivano occhiuti indici e volentieri mettevano ad ardere oltre ai libri anche gli autori ritenuti pericolosi. Una critica censoria, dunque, di tipo morale, rigidamente “distinzionista”, che sottintendeva un sospetto generale verso le scritture laiche: bastante il Libro Sacro, diretta emanazione divina, tutt’al più completato da breviari edificanti di preghiere e agiografie.
Ma i tempi cambiano, ragazzi! Ed ecco comparire nel caldo estivo del luglio scorso una lettera di Papa Francesco Sul ruolo della letteratura nella formazione. E scopriamo un completo rovesciamento strategico: l’obiettivo è sempre il miglioramento morale, ci mancherebbe, ma la letteratura adesso è vista come uno strumento utile, sia pure di mediazione e passaggio ad maiora, addirittura consigliabile nei seminari per la formazione dei futuri sacerdoti. Invece di rigettare le tentazioni diaboliche del “mondo”, il Santo Padre suggerisce di esplorare a fondo le pieghe del cuore umano, avendo a guida proprio le rappresentazioni letterarie. Continua a leggere Eclettismo ecclesiastico
Una nuova collana inizia con Lubrano
Le edizioni Vita Nuova inaugurano una collana di monografie letterarie diretta da Paolo Allegrezza, critico che si è distinto in varie occasioni intervenendo sui temi dell’avanguardia. Non a caso la collana viene dedicata agli scrittori “extraVaganti”, dove il termine – si legge in una pagina iniziale illustrativa – «è inteso come rifiuto dei linguaggi codificati e dei messaggi inclini alla mera evasione». In particolare, la collana ospiterà autori che hanno praticato diverse strade, agendo sia nel campo della poesia che in quello dell’arte figurativa (intrecci, interferenze e simili). La struttura dei volumi prevede due parti distinte: una ampia introduzione critica sull’autore e una parte antologica, fatta sia di testi che di immagini. Una collana coraggiosa, quindi, che presenterà libri agili, guide di alto livello per introdurre autori che il circuito della comunicazione tende a passare sotto silenzio o a trattare senza risalto.
Per la prima uscita, giustamente Allegrezza si è assunto la responsabilità di fornire il prototipo da seguire. E l’autore che ha scelto per tale esordio è stato Carmine Lubrano, poeta a tutto campo tuttora in grande attività (come testimoniano le numerose menzioni che ha ricevuto presso la mia “Critica integrale”). Quale miglior viatico per questa collana di un “poliartista plurilinguista” alieno dalle «derive liriche o intimiste»? Continua a leggere Una nuova collana inizia con Lubrano
La neoavanguardia vista attraverso l’ecfrasi
Dall’antico, oraziano, ut pictura poësis fino ai giorni nostri, il matrimonio tra arte e letteratura è stato – come dire – a “letti separati”… Grande attrazione, sì, ma poi prevalenti gli imperativi di settore e le categorie del mercato: e proprio il mercato le divide, ché nell’arte significa quotazioni a monte, mentre nella letteratura vale la diffusione a valle. Insomma, sono entrambe modi di rappresentazione: ma la letteratura con la mediazione del linguaggio, la pittura direttamente mimetica. Eppure, gli intrecci ci sono: la letteratura ha le sue figure (retoriche); mentre, dall’altra parte, spesso si sente dire che bisogna “leggere un quadro”. E poi c’è l’ecfrasi: che è per tradizione la descrizione verbale di un’opera d’arte visiva, una sfida a fare lo stesso con altri mezzi che si può allora considerare una pratica di confine.
Proprio l’ecfrasi è stata utilizzata e rimessa a nuovo da Chiara Portesine per riflettere sull’esperienza delle nuove avanguardie del secondo Novecento nel suo libro La continuazione degli occhi. Ecfrasi e forma-Galeria nelle poesie della Neoavanguardia (1956-1979), pubblicato nelle Edizioni della Normale di Pisa. Sembrerà strano, ma su questo tema classico l’avanguardia si rivela un’ottima cartina di tornasole, perché la sua istanza di cambiamento (diciamo pure: la sua “rivoluzione copernicana”) ha sempre sentito l’esigenza di non arrestarsi dentro le caselle prestabilite, ma di promuovere l’intera trasformazione del pianeta-estetica, puntando, in maniera più esplicita o meno, al rinnovamento della società. E allora l’alleanza tra scrittori e pittori porta con sé una nuova stagione dell’ecfrasi. Continua a leggere La neoavanguardia vista attraverso l’ecfrasi
E’ romanzabile Benjamin?
Ovviamente, la risposta è sì. Benjamin è “romanzabile” come qualunque altro personaggio storico. Anzi, se diviene personaggio di romanzo – come ad esempio, per dirne una, in Tutto il ferro della Torre Eiffel di Michele Mari – non si può neanche sindacare se corrisponda al profilo del Benjamin “vero” come risulta dagli atti, in quanto piuttosto c’è da domandarsi della sua funzione nel dispositivo narrativo in cui è incluso.
Quello però che si può obiettare è la “biografizzazione”, che nel caso del nostro autore significa ricondurre la sua teoria alle vicissitudini di un intellettuale erratico assai sfortunato e a vederne quindi i patemi d’animo, sbirciando magari nella sua problematica “camera da letto”, piuttosto che entrare nelle spire del suo pensiero: pensiero, del resto, estremamente complicato, per cui il biografismo offre una scorciatoia molto più comoda. Negli ultimi tempi, per altro, mi sembra che i commentatori tendano prevalentemente a riportarlo alle radici ebraiche, privilegiando il primo Benjamin a dispetto dell’ultimo, riducendo a inessenziale l’amicizia con Brecht e la collaborazione con la Scuola di Francoforte a necessaria provvigione per sbarcare il lunario. Come se fosse possibile, insomma, liberare il nano gobbo della teologia dall’automa marxista, per usare una fondamentale allegoria dell’autore stesso. Continua a leggere E’ romanzabile Benjamin?
I seminari della LUNA: Lo sperimentalismo com’era
I seminari della LUNA tornano sul tema dello sperimentalismo, caro alla linea di ricerca di “Critica integrale”; e lo affrontano ora in due puntate con una nuova formula, quella del piccolo convegno con interventi programmati. Il primo incontro, sotto il titolo Lo sperimentalismo com’era, è stato dedicato a ripercorrere la fase storica del secondo Novecento in cui la nozione è stata impostata e ampiamente dibattuta. Anche aspramente avversata: infatti, per la sua stessa origine scientifica, il termine “sperimentalismo” è stato – dai fautori della concezione estetica corrente – ritenuto inadatto e inapplicabile alla intuitività e creatività dell’arte. Spesso in base a un equivoco: infatti, è erroneo ritenere che l’autore sperimentale si limiti ad applicare meccanicamente uno schema presupposto a priori; in realtà “sperimentare” significa al contrario non partire con un risultato già previsto, come invece fa proprio chi si affida a retoriche liriche tradizionali ben rodate.
Gli interventi di questo seminario hanno riguardato tre autori tutti e tre assai rilevanti: Pier Paolo Pasolini (che ha aperto il problema proponendo su “Officina” il neosperimentalismo); Edoardo Sanguineti (in rappresentanza del Gruppo 63, dove il termine è stato discusso in rapporto alla revisione della nozione di avanguardia); e Paolo Volponi (che in poesia ha avuto una fase di sperimentazione eccedente e sbalorditiva, per così dire, “fuori tempo”).
In realtà gli interventi – ascoltabili usando il link qui di seguito – si sono soffermati soprattutto sugli anni Settanta del Novecento.
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Il testacoda dell’avanguardia
Uno degli standard con cui viene di solito considerata l’avanguardia è l’esasperata ricerca del “nuovo”. Che sarebbe poi anche un criterio generale di valutazione estetica (l’originalità). Tuttavia, questo motivo non è più tanto centrale nelle avanguardie “sperimentali” del secondo Novecento, e in fondo ancora prima, per esempio nel surrealismo. Nel surrealismo il problema non è tanto distanziare la tradizione – come nei futuristi – quanto attraversarla e contrapporle l’anti-canone degli scrittori cancellati perché trasgressivi. Insomma, la costruzione di una alternativa letteraria non può essere semplicemente liquidatoria (nel qual caso si rischia un plateale “ritorno del rimosso”), ma comporta un necessario atteggiamento critico nei confronti del passato.
Su questo mi ha fatto riflettere il libro di Marco Berisso, Documenti sulla neoavanguardia (edizioni del verri), uscito appena in tempo per rientrare nell’anno anniversario del Gruppo 63. Berisso da esperto medievista oltreché autore in proprio, si occupa di tre autori, Nanni Balestrini, Corrado Costa e Edoardo Sanguineti, mostrando come in ciascuno in modi diversi la tradizione continui ad essere considerata e in particolare quella delle origini letterarie. La prima impressione è stata di un rischio: rimettere questi autori eterodossi nel solco della lirica. Oppure di archiviarli storicamente attraverso l’omaggio della filologia. Tuttavia, l’apparato solido e convincente della ricerca compiuta da Berisso spinge a considerare il libro con più attenzione. Continua a leggere Il testacoda dell’avanguardia