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Docentoidi artificiali nelle fantascuole di Lentini

Per solito la fantascienza ha immaginato prodigi tecnologici e straordinarie novità nell’ambito dei trasporti e delle telecomunicazioni (capaci di coprire distanze “astronomiche”) ed ha anche presentato un campionario sterminato nel campo della robotica (androidi e compagnia per tutti i gusti), ma poco ha pronosticato a proposito dell’istruzione, delle scuole del futuro e delle loro insegnanti. A riempire la lacuna, anzi a “supplire” (per usare un verbo adatto al ruolo docente) questa mancanza, ci ha pensato Alfonso Lentini con il suo libro di racconti Le professoresse meccaniche e altre storie di scuola, edito da Graphofeel.
Racconti separati e a sé stanti, ma attraversati tutti dallo stesso filo, cioè la proiezione dei problemi della scuola nel lontano futuro, o piuttosto nei futuri, perché ogni brano reinventa il proprio mondo, non si sa mai bene se in epoche o addirittura in pianeti diversi. Assenti le precise coordinate di spazio e tempo, sembra quasi che ogni racconto nasca come una specie di sogno (o incubo) di un professore stremato dagli scrutini…

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Migranti e marziani

Tra le ovvietà che di solito si dicono a proposito dei migranti, che so, “non possiamo accoglierli tutti”, “aiutiamoli a casa loro”, “ospitateli nelle vostre ville, se vi piacciono tanto”, una che mi irrita assai è l’espressione “migranti economici”. I migranti economici sarebbero quelli che non hanno diritto di asilo, perché le motivazioni del loro migrare sarebbero soltanto la miseria e la fame. Mossi da queste ragioni non decisive e  non giustificate (che diamine: anche qui da noi ci sono i derelitti e i morti di fame…), verrebbero nel nostro paese con intenti subdoli mescolandosi agli autentici profughi. Cioè: si giocherebbero i già scarsi e sudati risparmi, si sottoporrebbero a viaggi improbi, metterebbero ad alto rischio l’integrità e incolumità personale sapendo di poter probabilmente annegare in prossimità della meta, tutto questo al solo scopo malvagio di turbare i nostri sonni e di gravare sul nostro fragile assetto sociale?

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