Archivi categoria: Il libro del giorno

Scritture complesse

La casa editrice Diaforia – correttamente si dovrebbe scrivere [dia·foria – pubblica in un formato originale e con una impaginazione molto mossa, un libro di autori vari curato da Daniele Poletti, che è poi l’animatore stesso di tali edizioni. Un libro davvero impegnativo perché rivolto a mostrare con una serie di testi di 12 autori la possibilità di un approccio alternativo alla poesia e alla letteratura. Il titolo della raccolta è Continuo, repertorio di scritture complesse. Ciascun autore viene introdotto da una analisi di mano critica di volta in volta diversa. Gli autori sono: Daniele Bellomi, Alessandro De Francesco, Marilina Ciaco, Marco Mazzi, Luigi Severi, niccolò furri (non è un refuso: si firma con le minuscole), Morena Coppola, Augusto Blotto, Gabriele Stara, Alessandra Greco, frank leibovici (anch’egli volutamente privo di iniziali grandi), Lucio Saffaro. Da notare che, oltre ai “fuori quota” come Saffaro e Blotto, si tratta di generazioni diverse che comprendono anche alcuni piuttosto giovani trentenni (una media approssimativa fa 43 anni); e questo significa che finalmente si scommette sulle new entry.
Ma ciò che mi ha interessato maggiormente è che, fin dalle pagine iniziali, Poletti ha messo le carte in tavola con uno scritto propositivo di deciso orientamento, drastico senza ambagi. Continua a leggere Scritture complesse

Giuliani ci invita al festino dei libri

Già annunciata lo scorso anno nel corso del convegno di Pescara, esce ora da Adelphi la postuma raccolta di saggi di Alfredo Giuliani, intitolata La biblioteca di Trimalcione, per la cura di Andrea Cristiani. È un grosso volume di quasi 400 pagine, già progettato dall’autore utilizzando gli articoli comparsi sui quotidiani come aggiunta e integrazione ai precedenti libri di critica, Immagini e maniere, Le droghe di Marsiglia e Autunno del Novecento.
I motivi del titolo sono spiegati dall’autore proprio nel pezzo dedicato al Satyricon: durante il vanto delle sue proprietà, Trimalcione afferma di avere tre biblioteche, un greca e una latina. Si tratta dell’errore di un arricchito così ignorante da non saper neppure contare, oppure – come preferisce intendere Giuliani – di un trasporto del «flusso logorroico» prodotto dalla «esilarante ingordigia del personaggio»? E spunta allora un analoga ingordigia nel campo della lettura: «Non sono forse così, abbuffate trimalcioniche, vuoti farciti di studiate leccornie, le nostre incessanti letture e le biblioteche personali che mettiamo insieme e sfoggiamo alla nostra mente avida di trangugiare polpa di chimere?»
Il libro è appunto un invito al “festino dei libri”, con preferenza per quelli sovrabbondanti, trasgressivi e bizzarri. Continua a leggere Giuliani ci invita al festino dei libri

Giorgio Moio va “al fronte”

Poesia visiva e poesia lineare si possono disporre in un chiasma. Da un lato la poesia visiva utilizza come materiali parole e lettere incentivandone il valore grafico e magari ritagliandole come materiali visivi tra gli altri da assemblare in collage; dall’altro lato la poesia lineare può non esserlo poi tanto – lineare, dico – e spostare le sue linee in modo da occupare diverse posizioni, lasciare spazi bianchi, operare sui caratteri, e così via. Entrambe le operazioni sono unite dall’intenzione di strappare il lettore dalla consueta e abitudinaria percezione del linguaggio.
Di un simile chiasma approfitta da par suo Giorgio Moio nella recente pubblicazione di Testo al fronte, edito da Bertoni sul finire dell’anno appena terminato. E l’affrontamento cui allude il titolo è realizzato per l’appunto mediante l’alternanza di poesia visiva e poesia lineare che – con le interferenze che si sono dette – si danno il cambio rispettivamente alle pagine pari e a quelle dispari. Continua a leggere Giorgio Moio va “al fronte”

Le poesie “disarmoniche” di Antonino Contiliano

Antonino Contiliano è un autore di un tipo assai raro al giorno d’oggi che unisce ad un perentorio impegno politico un altrettanto forte impegno sull’invenzione formale. La nuova raccolta, Sparse disarmoniche, da poco pubblicata per le edizioni Prova d’autore, conferma questa insolita sinergia. E ne dà conferma anche Marco Palladini, nella sua esauriente introduzione al libro, dove definisce Contiliano «un autore combattente e però eterodosso che combina un evidente post-brechtismo con un postmodernismo linguistico estrosamente sperimentale» (Per una poesia resistente e di contraddizione).
Gli è che l’esperienza dell’avanguardia (e in particolare dell’Antigruppo siciliano) non è passata invano, per cui la polemica vibrante nei riguardi di un mondo preoccupato principalmente nella buona salute degli affari e ormai ridotto a parlare per anglismi, acronimi e sigle varie si svolge mediante un linguaggio in continuo movimento, tra abbondanza plurilinguista di vocaboli stranieri e frasi latine, ribalzi sonori di rime e paronomasie, citazioni più o meno distorte, giochi verbali, ecc. Il tutto con un verso che varia di lunghezza, sostanzialmente libero, nel quale anche i residui endecasillabi, involontariamente formatisi, non sono più percepibili come tali. Continua a leggere Le poesie “disarmoniche” di Antonino Contiliano

Pensare il verso

Di fronte a una poesia nuova il critico si trova in imbarazzo, cerca di attaccarsi a qualche precedente, si attacca al metodo che però lo aiuta relativamente perché – soprattutto in mancanza di segnali immediatamente riconoscibili (tipo il metro, la rima e simili) – non sa bene a quale livello testuale sia da dare la precedenza. Insomma, tira un po’ a indovinare. Nel caso di Antonio Francesco Perozzi, l’idea sulla quale provo a scommettere è che ciò che contraddistingue i suoi testi sia il fatto che ogni verso è attentamente pensato. Di solito, per i poeti è invalsa la concezione dell’ispirazione, ed è vero che ispirazione c’è sempre, è il qualcosa che viene in mente all’improvviso. Tuttavia un conto è affermare, come si fa a partire da Platone, che si è ricevuta la parola da un’entità superiore che suggerisce (con un “soffio” impalpabile) quel che si deve dire e un altro conto, del tutto contrario, è che ciò che viene in mente arrivi sulla carta appunto attraverso un filtro mentale.
Questa seconda ipotesi si verificava nel precedente Essere e significare e mi sembra ancora valida per la nuova raccolta di Perozzi Lo spettro visibile, che esce per i tipi di Arcipelago Itaca. Tutto quello che vi si può rintracciare, sia di procedimenti sul significante (come alcuni accapo e qualche scomposizione di parola), sia di particolari usi del lessico, sia di tracce del vissuto personale, come eventi, occasioni e ricordi, tutto ciò e altro ancora viene rifunzionalizzato e, per così dire, concettualizzato nel verso.
Pensare il verso: che poi vale anche nell’altro senso, direzionale, della tendenza implicita che sottende l’espressione. Continua a leggere Pensare il verso

Bugliani: il trattamento politico dell’immagine naturale

Ho conosciuto Roberto Bugliani nel collettivo redazionale delle riviste di Luperini, “L’Ombra d’Argo” e poi “Allegoria”. Erano gli anni Ottanta-Novanta, densi di discussioni e di studi controcorrente, quando volevamo mettere la critica marxista migliore a confronto e in conflitto con le nuove proposte dell’ermeneutica e della decostruzione. Interscambio e dibattito che oggi ce li sogniamo…
Ritrovo ora Bugliani come autore in prosa e in versi. In prosa ha pubblicato pochi anni fa il romanzo La disciplina dell’attenzione (Link edizioni) ambientato in quella America Latina che ha ben frequentata in chiave politica e letteraria: una proposta narrativa senza indulgenze buoniste, piuttosto con una costruzione complessa e punti di distacco tra narratore e personaggio. Vorrei però soffermarmi qui soprattutto sul libro in versi, L’età detestabile, edito recentemente da Transeuropa. Il titolo potrebbe far pensare al portato della senilità, una sorta di “musa canuta” o di “stile tardo”. Invece, si afferma subito come una dichiarazione di drastica critica sociale, derivato com’è da una citazione del Don Chisciotte posta in apertura: «in un’età tanto detestabile qual è questa in cui ci troviamo oggi a vivere». Dichiarazione decisa di non-appartenenza, di estraneità non omologata. Eppure, la poesia di Bugliani non esprime semplicemente una resistenza, ma lo fa a modo suo: in particolare mi ha colpito il trattamento a cui sottopone l’immagine naturale, tanto di casa nella lirica a buon mercato. Continua a leggere Bugliani: il trattamento politico dell’immagine naturale