Le edizioni Vita Nuova inaugurano una collana di monografie letterarie diretta da Paolo Allegrezza, critico che si è distinto in varie occasioni intervenendo sui temi dell’avanguardia. Non a caso la collana viene dedicata agli scrittori “extraVaganti”, dove il termine – si legge in una pagina iniziale illustrativa – «è inteso come rifiuto dei linguaggi codificati e dei messaggi inclini alla mera evasione». In particolare, la collana ospiterà autori che hanno praticato diverse strade, agendo sia nel campo della poesia che in quello dell’arte figurativa (intrecci, interferenze e simili). La struttura dei volumi prevede due parti distinte: una ampia introduzione critica sull’autore e una parte antologica, fatta sia di testi che di immagini. Una collana coraggiosa, quindi, che presenterà libri agili, guide di alto livello per introdurre autori che il circuito della comunicazione tende a passare sotto silenzio o a trattare senza risalto.
Per la prima uscita, giustamente Allegrezza si è assunto la responsabilità di fornire il prototipo da seguire. E l’autore che ha scelto per tale esordio è stato Carmine Lubrano, poeta a tutto campo tuttora in grande attività (come testimoniano le numerose menzioni che ha ricevuto presso la mia “Critica integrale”). Quale miglior viatico per questa collana di un “poliartista plurilinguista” alieno dalle «derive liriche o intimiste»? Continua a leggere Una nuova collana inizia con Lubrano
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Ottonieri, i sensi dello stile
Dopo i versi di Geòdi, Tommaso Ottonieri ha pubblicato una nuova raccolta di testi – questa più improntata alla prosa – con il titolo di Cinema di sortilegi (Editore La vita felice). Si tratta di un insieme di scritti elaborati per varie occasioni negli anni recenti (il più “antico” mi pare del 2009) e quindi soggetti a una certa varietà. Tuttavia, come vedremo, sono legati da diverse ricorrenze o “fili rossi” che vogliamo chiamarli. Piuttosto che andare ad analizzare i brani uno per uno, come pure sarebbe legittimo, mi sembra più opportuno usare un metodo sintetico per carcare di estrarre le linee direttrici della ricerca. A dimostrare che la raccolta è un macrotesto come lo intendeva Maria Corti, cioè «una microstruttura che si articola all’interno di una macrostruttura, donde il carattere funzionale e informativo della raccolta; il che è come dire che il significato globale non coincide con la soma dei significati parziali dei singoli testi, ma lo oltrepassa». Questi caratteri comuni potranno essere ricorrenze semantiche (e ce ne sono molte qui) e anche l’atteggiamento non-confessionale (nel senso che, se pure il testo dice “io”, non veniamo a sapere quasi nulla di personale); ma forse l’aspetto unitario maggiore è lo stile: uno stile ampio, ritmato, in qualche modo maestoso. Continua a leggere Ottonieri, i sensi dello stile
I testi per musica di Giovanni Fontana
Oggi, 25 maggio, viene consegnato a Giovanni Fontana il Premio Pagliarani alla carriera. Per festeggiarlo, pubblico la recensione al suo recente volume Controcanti.
Controcanti, pubblicato da Molesini editore, raccoglie i “testi per musica”, scritti in occasione di collaborazioni con i musicisti, progetti multimediali o performance. I brani raccolti sono numerosi e infatti il libro supera le 500 pagine. Come spiega Barbara Meazzi nel saggio introduttivo, vi sono compresi
trentacinque fra testi e pre-testi, pressoché tutti inediti, composti da Giovanni Fontana tra il 1991 e il 2017 e organizzati qui in sei sezioni: si tratta di parole per canzoni, progetti di voci video-poetiche, dialoghi per teatrini sonori o flash opera, tra cui una versione originale per l’ Histoire du soldat di Stravinsky; vi sono poi anche alcune straordinarie tracce di performance.
È un materiale che certamente contribuisce a completare la conoscenza di un autore che giustamente è stato definito “un classico dell’avanguardia”; e che, anche in assenza del completamento musicale che lo accompagnava, indica con evidenza alcuni valori artistici di fondo. Continua a leggere I testi per musica di Giovanni Fontana
Fontana, la voce che fa testo
La poesia sonora si può definire in generale come l’uso dei significanti avulso dai significati. Storicamente essa ha prodotto le sue provocazioni utilizzando “tratti soprasegmentali”, fonemi liberi o, in parole povere, “puri suoni”, con un esito certamente “antilogocentrico”, tuttavia recepibile sostanzialmente in ambito percettivo, cioè in chiave solamente estetica. Ma cosa succede se la poesia sonora punta al ri-contatto con i significati, ovverosia “riprende la parola” senza però perdere l’emergenza primaria della voce?
Risponde a questo interrogativo l’opera di Giovanni Fontana che della poesia sonora è un vessillifero riconosciuto e ne è anche stato l’illustratore (vedi La voce in movimento). E soprattutto fa testo (in tutti i sensi dell’espressione) la recente pubblicazione de La discarica fluente per opera delle edizioni [dia•foria. Perché qui la scommessa si fa più alta, in quanto non si tratta soltanto di reintegrare la parola nella sua interezza, ma addirittura di riavvolgerla nel contesto di un tema. Un tema di tutto riguardo, per giunta, che è precisamente, come si deduce già dal titolo, quello dei rifiuti e del loro smaltimento, quindi un tema da impegno civile, che sottintende un compito (l’ingaggio dell’engagement), che tuttavia viene assolto in modo tutto particolare e alieno da qualsiasi perorazione o lamentanza. Continua a leggere Fontana, la voce che fa testo
Lubrano, il poeta in dimissione
Una quarantina di anni fa, Edoardo Sanguineti, in un convegno sulla critica di quelli di una volta, propose la dimissione del critico, versione rovesciata della “missione del dotto” di Fichte. Oggi, Carmine Lubrano, che con Sanguineti ha collaborato in manifestazioni e libri, dichiara una analoga dimissione, questa volta dalla poesia: «Basta! Vado via dalla poesia!» esplode proprio in apertura del suo libro di versi, or ora in uscita per l’editore Fabio D’Ambrosio.
E non gli si può dare torto. Tale è l’andazzo al ribasso dei verseggiatori attuali che occorre stare bene attenti a non essere equivocati e scambiati con quelli, che sotto l’ombrello generico del termine poesia – “aura fritta”, ho scritto su questo blog – proliferano e infestano, ormai diffondendo un errato senso comune e cancellando accuratamente le tracce dei radicalismi novecenteschi. Provate a guardarvi la premiazione dello Strega-Poesia e poi mi direte. Tra spettacolarità d’accatto, melensaggini ufficiali e ammiccamenti vari, circolano le solite presunzioni emotive, vaghe nostalgie, stanchi patetismi in toni ispirati privi di sostanza. Cosa resta da fare allora ai poeti se non smarcarsi e dire chiaro e tondo che con quella roba lì non si ha nulla a che fare? Continua a leggere Lubrano, il poeta in dimissione
Michele Fianco, esce “Lì”
Michele Fianco, autore sempre più eclettico, torna in libreria (ormai in rete, ma tant’è…) con alcune piccole opere di grande spessore.
Continua nella via della prosa, dopo gli exploit di Swing (eccellente romanzo-antiromanzo) e della Confezione (vincente del premio Feronia), ora con un nuovo esperimento dal laconico titolo Lì. Scrittura fatta per frammenti, brani in parte narrativi e in parte no, tutti collegati da un “tono” stilistico (il tono-Fianco, di cui ho parlato altre volte), con riprese e ripetizioni, come del resto è naturale trattandosi di pezzi cronologicamente coevi, una sorta di diario (o pseudo-diario) dell’ultima estate.
Il libro, insieme ai volumetti fotografici di Monsieur Côté (ne dirò alla fine) è disponibile su Amazon. La scelta dell’autoedizione è comprensibile: il vantaggio della rete è che si può essere subito raggiunti saltando la mediazione editoriale che ormai presenta, anche in caso positivo, lungaggini, procrastinazioni e incertezze. Continua a leggere Michele Fianco, esce “Lì”