Tutti gli articoli di francescomuzzioli

La politicità della letteratura

La politicità della letteratura. Si direbbe questione accantonata, nell’attuale andazzo della produzione per il mercato, del romanzo-intrattenimento, della poesia-emozione e via digradando per i rivoli della postletteratura. Eppure, ogni tanto, saran soprassalti nel sonno inquieto della ragione, ritorna a galla questo problema, magari nella forma etica della responsabilità dello scrittore. Si parla, magari, anche soltanto di “realismo”. E allora vale la pena di tornare a riflettere perché il binomio politica-letteratura si presta facilmente ad equivoci.
Il primo problema è: quale politica? Infatti, a rigore, la letteratura potrebbe essere politicizzata da entrambi i lati dello schieramento: eppure di solito la questione viene sollevata solo sul lato sinistro, quello dell’antagonismo. Infatti, dal punto di vista dell’egemonia costituita, è meglio che la politicità passi inavvertita sotto vesti neutrali (il valore estetico, l’intrattenimento, l’emozione e quant’altro) e tocca semmai agli oppositori demistificare quell’apparente innocenza, indicandone l’intrinseco cui prodest. Continua a leggere La politicità della letteratura

Import-export poesia

I rapporti tra le culture dipendono in buona parte dal lavoro di mediazione di alcuni benemeriti operatori culturali, che fungono da tramite attraverso traduzioni, presentazioni informative e ragguagli sistematici. Tra Italia e Stati Uniti, per quanto riguarda la poesia, operano da tempo Luigi Ballerini e Paul Vangelisti, ora con l’apporto di validissimi collaboratori più giovani. Per far conoscere in Italia la poesia americana di oggi, hanno già prodotto alcuni volumi antologici presso l’editore Mondadori; l’impresa passa ora all’editore Aragno, in una nuova veste tipografica di indubbio prestigio, con i due volumi di Nuova poesia americana dedicati a Chicago e le praterie, per la cura di Luigi Ballerini, Gianluca Rizzo e Paul Vangelisti. Continua a leggere Import-export poesia

Ritorno a Gramsci

Raul Mordenti è uno dei rari ‒ e perciò tanto più meritevoli, dal mio punto di vista ‒ critici alternativi che si ispirano alla tradizione del marxismo, aggiornandola come si deve per tenere il passo del dibattito internazionale (vedere L’altra critica, uscito nel 2007 e poi ripubblicato nel 2013), ma senza abbandonarne i presupposti metodologici e l’etica che vi è sottesa. E proprio di questo metodo ora Mordenti torna ad esplorare le radici, insistendo su Gramsci e andando anche più indietro a ritroso fino a De Sanctis, in cui Gramsci stesso indicava il proprio antecedente. Il libro, che esce per i tipi di Bordeaux, s’intitola De Sanctis, Gramsci e i pro-nipotini di padre Bresciani. Studi sulla tradizione culturale italiana.

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Lezione Lucini

Nel panorama di inizio Novecento la figura di Gian Pietro Lucini ha  un ruolo fondamentale e un posto di assoluto rilievo. Che poi questi ruolo e posto non gli siano stati riconosciuti, anzi per lungo tempo sia stato completamente rimosso dalle storie letterarie ed anche oggi gli venga di più in più negato ascolto, va tutto a disdoro di una critica disattenta, pigra e sostanzialmente conservatrice. Di contro alla persistente emarginazione, i motivi dell’importanza di Lucini sono molteplici: la sperimentazione che lo porta sulla linea del verso libero ben oltre d’Annunzio e Pascoli; l’etica radicale che gli fa sostenere posizioni libertarie e utopiche; la tendenza avanguardistica corroborata da lucida consapevolezza teorico-critica, che lo porta prima a convergere e poi a distinguersi polemicamente dal Futurismo italiano.Di tutto questo si parla nel video appena inserito nella sezione Videolezioni.

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Il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio

Se dovessi dire quali sono i dogmi che reggono il nostro attuale assetto sociale ‒ parlo di noi Italia, ma non solo ‒ direi: il modello ferroviario e lo stato a mezzo servizio.
Il modello ferroviario o anche la teoria del treno. Intanto questa immagine indica un percorso che una volta intrapreso non può essere cambiato, deve seguire per forza il binario prefissato, pena il rovinoso deragliamento (per cui la politica si riduce a gestione, al vedere chi guida meglio il treno). La teoria del treno si fonda su questo assunto: i vagoni non vanno da nessuna parte senza la motrice. Quindi, bisogna curare essenzialmente la motrice, tutti gli sforzi vanno fatti nella sua manutenzione, in modo che vada sempre più veloce; i vagoni verranno di per sé, trainati dietro.

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Corrado Costa, le dita nel “Caffè”

Riscoprire Corrado Costa? Sì, ma si potrebbe dire che, più propriamente, si tratta di scoprirlo, perché non lo si è trattato mai completamente, malgrado abbia avuto e abbia i suoi estimatori. Costa ha sempre tenuto, già nelle neoavanguardie degli anni Sessanta, una posizione extravagante e piuttosto aliena da narcisismi di presenzialismo. Basti dire che nella prima antologia del Gruppo 63 non era neanche compreso, la sua partecipazione risulta solo nel secondo convegno, quello tenuto nella sua Reggio Emilia nel 1964. Poi nel ʼ64 lo troviamo tra i redattori di “Malebolge” che è un po’ la casa di un sottogruppo degli emiliani del “parasurrealismo” (con Spatola, Celli e altri). Alla fine del decennio collabora a “Quindici” fin dal primo numero, poi negli anni Settanta è accanto a Spatola e Niccolai nell’avventura autogestita del Mulino di Bazzano, con le edizioni Geiger e la rivista “Tam tam”. Continua a leggere Corrado Costa, le dita nel “Caffè”