La prima fase dell’opera poetica di Mariano Bàino si è svolta tra fine anni Ottanta e primi Novanta del Novecento, in una atmosfera di forte fermento, partecipando l’autore al gruppo formatosi attorno alla rivista “Baldus” e poi al dibattito e alla breve vita del Gruppo 93. Legate a quel momento “propulsivo” le sue due raccolte, Ônne ʼe terra e Fax giallo (non proprio prime: le precede Camera iperbarica, favente Spatola) sono ora riproposte dalle edizioni [dia·foria di Daniele Poletti, nel quadro del progetto di quella casa editrice (ben distinto dagli andazzi attuali) di rimettere in circolazione il più possibile di materiale letterario alternativo, delineando a largo raggio un panorama vivace di scritture anomale.
Il bi-libro di Bàino che, tra le altre cose, ripristina l’ordine cronologico di stesura delle due raccolte rispetto all’ordine di pubblicazione (Ônne ’e terra + Fax giallo), esce con il supporto di un saggio di Antonio Belfiore. Continua a leggere Il primo Bàino
Archivi tag: Plurilinguismo
Poesia fatta per Bene
Carmelo Bene – lo sappiamo – è “apparso alla Madonna”. Ce lo ha detto nella sua autobiografia, incentrando il momento estatico sulla lettura bolognese dei versi danteschi. Per altro un’estasi all’incontrario rispetto anche ad alcuni passi precedenti (il meraviglioso «ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l’ha vista mai»). Che poi la predilezione infantile per la Madonna è chiaro che si sviluppa in un eroismo/erotismo verso il femminile.
Ma insomma, qui s’ha da parlare invece di Carmine Lubrano che, sulla scia delle “apparizioni” beniane, intitola il suo nuovo libro in versi Come Carmelo Bene sono apparso alla Madonna di Roca, uscito per le edizioni di “Terra del Fuoco”. E in questo libro Lubrano continua la sua poesia davvero ininterrotta, la sua “letania” più profana che sacra. Continua a leggere Poesia fatta per Bene
La “letania” di Lubrano
Carmine Lubrano, a suo tempo tra i maggiori e più attivi rappresentanti della “Terza Ondata”, continuato a produrre poesia con grande assiduità, mantenendo nei suoi versi una accesa carica antagonista. Dopo la Letania salentina arrivano ora queste Nuove Letanie salentine e un Poema Manifesto, sempre per le edizioni Terra del Fuoco e Lab-Oratorio Poietico. Il libro, come il precedente, è di grande formato ed è corredato al suo interno da un apparato grafico di stampo surrealista e verbovisivo. Specifichiamo subito che la “letania” del titolo non ha nulla a che vedere con il responsorio religioso meccanicamente ripetitivo né con la melensaggine della “supplica”; è piuttosto (vicino all’uso di Emilio Villa) una sorta di “cantata lunga”, un simil-poemetto discontinuo e frammentario. Continua a leggere La “letania” di Lubrano
Jonida Prifti, la poesia del confine
Seguo la poesia di Jonida Prifti fin dai suoi inizi e, anche alla luce delle performance vocali, l’ho sempre interpretata non solo in chiave di contaminazione linguistica per l’intersezione tra la nativa lingua albanese e l’italiano acquisito, ma anche attraverso una considerevole ripresa dell’espressionismo. Una forte carica vitale che altera i linguaggi, si imprime in essi, li stravolge, li intensifica, li distorce.
Arriva ora in libreria una nuova raccolta: il titolo è Sorelle di confine, l’editore il milanese Marco Saya, la collana “Sottotraccia” curata da Antonio Bux, gli scritti di accompagnamento sono di Andrea Cortellessa la prefazione e di Pasquale Panella il congedo versificato in coda.
Il nuovo libro dimostra un’evoluzione, sia nella costruzione complessiva che per quanto riguarda le scelte di scrittura. Vediamo per ordine. Continua a leggere Jonida Prifti, la poesia del confine
Lubrano narratore e gli slittamenti del desiderio
In questo momento davvero effervescente e produttivo del suo percorso letterario Carmine Lubrano, oltre ai fascicoli di grande formato di “Terra del Fuoco”, tra i quali quello particolarmente impegnativo dell’antologia sull’Avanguardia permanente, ha pubblicato anche un suo testo di narrativa: ’O ciuccio ca vola, il romanzo di AnnArosa, sempre siglato dal Lab-Oratorio Poietico. E sempre accompagnato dalla impaginazione più eccentrica che si possa immaginare, che alterna parole e immagini, collages, caratteri diversi, spaziature e quant’altro cui l’estro dell’autore ci ha abituati. Romanzo, dice il frontespizio ed effettivamente il testo è scritto in prosa, sebbene subisca spesso la tentazione di andare a capo come la poesia e sia di certo fortemente imparentato allo stile poetico dell’autore. “Romanzo sperimentale”, rivendica Lubrano tenendo a distinguersi dai «contemporanei tutti attenti a confezionare “leggibili” insulse brodaglie illeggibili». Romanzo “anomalo”, dunque, e scrittura al confine dei generi. Continua a leggere Lubrano narratore e gli slittamenti del desiderio
Seminario su Il pasticciaccio di Gadda
I seminari della LUNA continuano ad esplorare i territori del “romanzo anomalo”. Questa volta è toccato a Carlo Emilio Gadda e al suo testo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana normalmente nominato, per farla breve, Il pasticciaccio. L’operazione narrativa gaddiana, a prima vista, appare abbastanza normale, possiede un’ambientazione storica ed è costruita come un romanzo giallo con relativo detective. Tuttavia, basta aprire una pagina a caso per rendersi conto di quanto sia anomalo il linguaggio, che parte per la tangente con una mescolanza di lingua e dialetti, una sovrapproduzione lessicale, e acrobatiche costruzioni sintattiche e sonore.
Il seminario è disponibile in registrazione per chi volesse seguire la presentazione e il dibattito: