Viva la statistica!

VIVA LA STATISTICA! Lo diceva Leopardi nel suo Dialogo di Tristano e di un amico, davvero lungimirante, tanto che quando parla del “secolo”, ci sembra proprio che sia il nostro. Sentiamolo:

Amico mio, questo secolo è un secolo di ragazzi, e i pochissimi uomini che rimangono, si debbono andare a nascondere per vergogna, come quello che camminava diritto in paese di zoppi. E questi buoni ragazzi vogliono fare in ogni cosa quello che negli altri tempi hanno fatto gli uomini, e farlo appunto da ragazzi, così ad un tratto, senza altre fatiche preparatorie. Anzi vogliono che il grado al quale è pervenuta la civiltà, e che l’indole del tempo presente e futuro, assolvano essi e loro successori in perpetuo da ogni necessità di sudori e fatiche lunghe per divenire atti alle cose. Mi diceva, pochi giorni sono, un mio amico, uomo di maneggi e di faccende, che anche la mediocrità è divenuta rarissima; quasi tutti sono inetti, quasi tutti insufficienti a quegli uffici o a quegli esercizi a cui necessità o fortuna o elezione gli ha destinati. In ciò mi pare che consista in parte la differenza ch’è da questo agli altri secoli. In tutti gli altri, come in questo, il grande è stato rarissimo; ma negli altri la mediocrità ha tenuto il campo; in questo la nullità. Onde è tale il romore e la confusione, volendo tutti esser tutto, che non si fa nessuna attenzione ai pochi grandi che pure credo che vi sieno; ai quali, nell’immensa moltitudine de’ concorrenti, non è più possibile di aprirsi una via. E così, mentre tutti gl’infimi si credono illustri, l’oscurità e la nullità dell’esito diviene il fato comune e degl’infimi e de’ sommi. Ma viva la statistica! vivano le scienze economiche, morali e politiche, le enciclopedie portatili, i manuali, e le tante belle creazioni del nostro secolo!

Ora, se mi rifaccio all’elogio ironico del Tristano è perché mi sembra attagliarsi bene a uno dei lati difettosi della  politica attuale. Intendo dire quella rissa continua piuttosto infantile, di dispetti e ritorsioni controproducenti, esibizionismi sforzati, tentativi ridicoli di catturare attenzione attraverso la grancassa della rete e chi ne ha più ne metta. Giustamente si dice che la colpa è della “campagna elettorale permanente”. Ma questa “permanenza” perversa del clima comiziesco, è da imputare alla assiduità sondaggi chiamati a ogni pie’ sospinto a snocciolare presunti pareri popolari (“Cosa pensano gli italiani?”) e in particolare crescite o diminuzioni percentuali dei partiti nelle intenzioni di voto (“Come voterebbero gli italiani se si votasse oggi”). E’ colpa della statistica, allora, se ogni giorno diventa pre-elettorale e di conseguenza la retorica politica è sempre improntata al tenore dell’imbonimento, della circonvenzione degli ingenui, proprio “come se si votasse oggi”.
Cosa non va bene nei sondaggi? A prescindere dalle domande che vengono poste e che, chiaramente, possono orientare l’opinione in un senso o in altro, nel rilevare un voto tutt’altro che sicuro e non richiesto nel giusto momento, si dà il caso che nel sondaggio la gran parte degli aventi diritto non si esprime. I campioni utilizzati possono essere più o meno corretti dal punto di vista statistico, ma il fatto che quotidianamente ci venga mostrato il risultato di un voto cui di persona non abbiamo partecipato, sotterraneamente ci convince che il nostro voto non conta niente. Il che è anche vero: che lo si dia al meno peggio, o lo si getti in un piccolo partitino destinato a non farcela o ancora che si metta nell’urna la protesta di una scheda bianca o nulla, il risultato non cambia (L’Elogio della lucidità di Saramago, dove le schede bianche sono in maggioranza è un’utopia bella e buona); tuttavia, la prova di ininfluenza personale sottintesa dei sondaggi ha l’effetto di insistere, di rigirare implicitamente il coltello nella piaga, a detrimento dello spirito democratico.
Ci si lamenta della scarsa durata dei governi: ma, forse, se si lasciasse in pace la statistica ‒ magari a lavorare sul dato, dove può avere senso, e non su presunzioni future ‒ anche l’esecutivo (vedi cosa ne penso in un precedente articolo) potrebbe guadagnare in stabilità e serietà, perché per lo meno non dovrebbe inseguire di giorno in giorno una presunta popolarità, sbandierata come consenso generale. Come può essere tranquilla una maggioranza di governo se il sondaggio gli dice che “non è più maggioranza nel paese”? Ma si sa, la comunicazione di massa vuole eventi eclatanti e se non ci sono allora arriva in soccorso questo esito d’esame continuo, questo responso imperscrutabile, presentato come un fatto. Il voto virtuale, se non tutti i giorni, almeno ogni settimana!
E allora di che vi lamentate? Viva la statistica!, come diceva già il Tristano di Leopardi.

07/02/2021

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