È uscito il volume con tutte le poesie di Alfredo Giuliani. S’intitola semplicemente Poesie. È stato curato dagli esperti Luigi Ballerini, Federico Milone e Ugo Perolino. L’editore è Marsilio. Comprende, naturalmente tutte le edite, partendo dalla precedente edizione feltrinelliana Versi e nonversi e proseguendo con le raccolte della seconda fase, Ebbrezza di placamenti e Poetrix Bazaar. Poi sono state reintegrate le poesie della primissima raccolta, Il cuore zoppo, non più ristampate, come pure le varie poesie sparse e disperse (ad esempio quelle date ai libretti di artista di Cosimo Budetta e anche quelle inserire nell’“Almanacco Odradek”, curato a suo tempo da me con Lunetta e Sproccati). Non basta: sono aggiunti testi inediti tratti dalle carte del Centro Manoscritti di Pavia e vi si trova, tra le altre cose, quel testo a più mani che si situa all’origine dei Novissimi, scritto con Balestrini e Porta come reazione a una retrospettiva di Schwitters. In mezzo al volume, spiccano le riproduzioni vivacissime delle poesie visive, stampate su carta patinata. Insomma, un’opera che più omnia non si può. Continua a leggere Tutto Giuliani
Jonida Prifti, la poesia del confine
Seguo la poesia di Jonida Prifti fin dai suoi inizi e, anche alla luce delle performance vocali, l’ho sempre interpretata non solo in chiave di contaminazione linguistica per l’intersezione tra la nativa lingua albanese e l’italiano acquisito, ma anche attraverso una considerevole ripresa dell’espressionismo. Una forte carica vitale che altera i linguaggi, si imprime in essi, li stravolge, li intensifica, li distorce.
Arriva ora in libreria una nuova raccolta: il titolo è Sorelle di confine, l’editore il milanese Marco Saya, la collana “Sottotraccia” curata da Antonio Bux, gli scritti di accompagnamento sono di Andrea Cortellessa la prefazione e di Pasquale Panella il congedo versificato in coda.
Il nuovo libro dimostra un’evoluzione, sia nella costruzione complessiva che per quanto riguarda le scelte di scrittura. Vediamo per ordine. Continua a leggere Jonida Prifti, la poesia del confine
L’Annuario Malacoda 2024
Sono stato particolarmente legato alla rivista “Malacoda”, organizzata e prodotta dalla direzione di Mario Quattrucci, negli anni Dieci del nuovo Millennio. Quattrucci assumeva in sé e nelle sue attività, la spinta politica e quella letteraria e così la sua rivista è vissuta su questa duplicità di impegno, in entrambi i campi con acume analitico e disposizione polemica.
Scomparso purtroppo il suo fondatore, “Malacoda” – questo diavolo fondamentalmente buono e tuttavia non privo di malizia critica – è riapparso con una nuova redazione riprendendo le pubblicazioni online. Tuttavia, a un certo punto, ha tenuto fede all’idea di “stare nella rete per uscirne fuori”. Ed ecco che, grazie alla collaborazione con l’editore Castelvecchi, il terzo numero della nuova rivista, dedicato al tema del Lavoro, si è trasformato in un libro, secondo il progetto di diventare una pubblicazione annuale: l’Annuario Malacoda. Dando vita – chi vivrà vedrà – a una serie di volumi, di volta in volta, su argomenti decisivi del nostro dibattito culturale, a formare una sorta di piccolo dizionario di questioni-base, secondo una ragione enciclopedica ramificata e plurale, per ripartire con l’alternativa. Continua a leggere L’Annuario Malacoda 2024
I seminari della LUNA: Lo sperimentalismo com’è (1 parte)
Il ciclo di seminari sullo sperimentalismo ha compiuto un passo avanti, forse fin troppo avanti. Infatti, finché ricostruiamo lo sperimentalismo negli anni Sessanta del Novecento e loro dintorni, siamo abbastanza sul sicuro. Abbiamo un contesto in cui la nozione si chiarisce e abbiamo autori che, bene o male, vi si riferiscono. Ma spostarsi sull’attualità è per forza di cose problematico. Di sperimentalismo nessuno parla più, se non in termini dispregiativi come se fosse soltanto una meccanica arida e priva di capacità inventive. È vero che negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito pubblico, del quale “Critica integrale” ha dato notizia, attorno al termine “ricerca”, che allo sperimentalismo è imparentato; e che suggerisce, al posto della solita e abusata “emozione”, almeno un atteggiamento attento, una calibratura anche teorica, una certa diminuzione dell’individualità dell’operatore. È ugualmente vero, però, che “ricerca” indica un percorso non preordinato e quindi non potrà essere riconosciuto sic et simpliciter con l’ausilio di vecchie forme.
Per chi vuole, l’audio del seminario si ascolta a questo link:
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Volponi critico d’arte
Degli autori che stimiamo vogliamo giustamente sapere tutto e nessun documento di qualsiasi tipo è sprecato per illuminarli da ogni lato, sia pur secondario. Anzi, più le attività si allontanano dal centro verso interessi marginali e più la personalità se ne avvantaggia con l’apparire poliedrica.
Nel caso di Paolo Volponi, in realtà, l’esistenza di scritti dedicati all’arte (ora disponibili nel volume di Electa, Scritti critici 1956-1994) non dovrebbe stupire: basta infatti guardare tra le righe sia dei romanzi (che so, l’inventario di Trasmanati in Corporale) che delle poesie (il Presidente raffigurato come l’infante auratico delle pale d’altare) per rendersi conto di quanta competenza ci sia nell’ambito dell’arte figurativa. Ora, la figlia Caterina, nella nota all’inizio del volume (Paolo Volponi collezionista: qualche ricordo famigliare), ci fa capire come questo interesse – neanche tanto economico, ma una vera incoercibile passione – fosse profondo e vissuto, a corroborare la spinta culturale complessiva.
E dunque questo volume che comprende presentazioni di mostre, cataloghi, articoli su “Alfabeta”, interviste e molto altro, lungo un arco che copre tutta la vita dell’autore, è possibile leggerlo come un ulteriore capitolo della scrittura volponiana. Continua a leggere Volponi critico d’arte
Domenico Cara su Antonino Contiliano
Ricevo da Antonino Contiliano questa recensione al suo testo Tempo spaginato. Chi-asmo scritta da Domenico Cara nel gennaio 2008 e rimasta inedita. La pubblico qui anche per ricordare Domenico Cara, con cui ho avuto in passato vari contatti, e che è scomparso da poco.
Domenico Cara
Sarcasmo terminale
In più apparenti derive, in uno stato progettuale già avanzato e colto, Antonino Contiliano ritrova (con noi lettori del suo manifesto di poesia) se stesso, impigliato in una duttile e felice intensità di ricerca a dir poco performatica. Le radici dei suoi versi in questa nuova silloge: Tempo spaginato, iniziano il loro itinerario verso il basso (e la continuità implicita) con una morbidità imposta a ostinazione liricistica, lieve, limpida di senso e di conflitto; poi la testualità verticale dilaga per flussi complicati, nel dominio di un dettato esperto ed acuto, e su briosi o tesi intrugli di verbum critico, forse a scompiglio infinito e senza dubitazioni civili o ritmi monocordi e friabili. Continua a leggere Domenico Cara su Antonino Contiliano