I difetti del critico e loro conseguenze positive

«Sono soltanto un critico» è una battuta di Iago nell’Otello. Potremmo usarla per evidenziare un difetto della figura del critico, più volte stigmatizzato nel corso della storia. In fondo Iago è un invidioso (dei successi di Cassio) fino alle estreme conseguenze che sappiamo. Ecco allora il sillogismo: Iago è invidioso; Iago dice di essere un critico; il critico è un invidioso.
Il che è una comune convinzione: il critico come scrittore fallito, o quanto meno mancato, che si vendica della sua condizione sussidiaria abbassando a suo piacere i veri scrittori “creativi”. Ha perso la “speranza dell’altezza” e quindi, per ripicca, non la concede a nessun’altro. Gli fa le pulci senza remissione. Continua a leggere I difetti del critico e loro conseguenze positive

Riscoprire Silvano Martini

La casa editrice [dia•foria, proseguendo nel suo benemerito recupero di testi sperimentali dimenticati, ripubblica ora Sotto il leone di Silvano Martini, autore – da non confondere con il pur ottimo Stelio Maria – legato al gruppo della rivista “Anterem”. Il romanzo (ammesso che di romanzo si possa parlare) ha avuto una storia travagliata: scritto verso la fine degli anni Sessanta del Novecento, almeno stando alla data della nota dell’autore che rimanda al 1969, doveva venir pubblicato nel 1976, ma vide la luce postumo soltanto nel 1993. Martini rimase relativamente sconosciuto – però ho ritrovato tra i miei libri il suo Spartito per Clizia – e sempre più mentre andava a consolidarsi il romanzo postmoderno e di consumo. Sotto il leone dunque va compreso nella stagione dell’antiromanzo, di cui porta alcune premesse alle estreme conseguenze, come vedremo tra poco.
La nuova edizione di [dia•foria è corredata da una introduzione di Chiara Serani, che ne segue la storia e ne illustra le principali caratteristiche. Inoltre, in appendice, è riportata la dichiarazione dell’autore (come detto, del 1969) e lo scritto di Gilberto Finzi preparato per l’edizione del 1976 e aggiornato per quella del 1993. Continua a leggere Riscoprire Silvano Martini

Lo dice Vonnegut

C’erano una volta su Tralfamadore delle creature che non assomigliavano affatto alle macchine. Non erano affidabili. Non erano efficienti. Non erano prevedibili. Non erano durevoli. E queste povere creature erano ossessionate dall’idea che tutto ciò che esisteva doveva avere uno scopo, e che certi scopi erano più nobili di altri.
Queste creature passavano quasi tutto il loro tempo cercando di scoprire qual era il loro scopo. E ogni volta che scoprivano quello che sembrava il loro scopo, quello scopo sembrava così abietto che le creature si sentivano riempire di disgusto e di vergogna. Continua a leggere Lo dice Vonnegut

Tra i “Faldoni” di Ostuni

In forma di “faldoni” numerati Vincenzo Ostuni aveva già pubblicato i suoi versi in edizioni parziali presso vari editori e alcuni testi si trovano anche inclusi in una mia antologia. Tuttavia questa nuova raccolta “completa” (tra virgolette perché nulla impedisce all’autore di metterci ancora mano), uscita per i tipi de il Saggiatore, si presenta davvero come un’opera mastodontica, rasentando le 800 pagine. Il titolo è al singolare, Faldone, ma in realtà il contenuto è plurale, fatto com’è di sottosezioni, per raggiungere il numero significativo di 99 faldoni (e significativo – come vedremo – proprio perché non tocca per poco la cifra rotonda). Un’opera di tale impegno non può che essere la summa dell’intera attività poetica dell’autore e infatti raccoglie testi elaborati dal 1992 al 2024, ma è iniziata ancor prima, addirittura negli anni Settanta.
A causa della lunghezza dei versi il libro è stampato sul lato lungo, il che rende difficoltosa, se non acrobatica, la lettura, non solo a letto o sul bus, ma anche su una appropriata scrivania. Il che non è l’unica difficoltà. Il problema per il critico è anche memorizzare come si deve l’insieme dei frammenti che compongono l’opera; per non trovarsi alla fine a non aver presente l’inizio è necessario prendere appunti, selezionare i brani più significativi, con il patema che magari proprio quello che è stato tralasciato contenesse le principali chiavi di lettura. Quanto segue è un primo rudimentale approccio a questo vero e proprio “universo poematico”. Continua a leggere Tra i “Faldoni” di Ostuni

Il tragico e il comico, di alcune complicazioni

Se dovessi scegliere per forza tra il tragico e il comico, allora mille volte il comico. Sarà che il mio interesse per la letteratura è cominciato dalla parodia; sarà che, in quanto critico, sto sempre con la letteratura “secondaria”; sarà quel che sarà, ma il tragico per me ha sempre avuto una coloritura troppo nobiliare, da alte sfere, in atteggiamento di sopracciò, mentre il comico proveniente dal basso e per lungo tempo ritenuto subalterno e di minor credito, possiede l’energia del ritorno del represso. Il tragico è legato allo spirito e all’ideale, mentre il comico è materiale e corporeo. Quanto agli effetti, le lacrime sono tutte nella testa, il riso è di pancia.
Detto questo, però, le cose sono sempre un po’ più complicate rispetto a una semplice scelta di campo. Continua a leggere Il tragico e il comico, di alcune complicazioni

Narrazione sì, narrazione no

Ho spesso segnalato come caratteristica ideologica della nostra epoca l’esaltazione della centralità della narrazione. C’è al riguardo una bibliografica più che ampia che tocca svariati livelli e posizioni: in chiave tecnica (Brooks), femminista (Cavarero), piscologica (Gottshall), terapeutica (Cometa) e sicuramente ne sto dimenticando di importanti. Una vera valanga. Di narrazione si parla dappertutto e perfino, fatto significativo, nei talk-show della politica.
Tanto per non perdermi niente, sono andato a leggermi il libro di Byung-Chul Han, pensatore coreano operante in Germania, che ha già al suo attiva varie opere sulla filosofia sociale e sul mondo della comunicazione (l’infosfera). Il libro in questione, pubblicato da poco presso Einaudi, s’intitola La crisi della narrazione e subito questo titolo mi ha incuriosito. Come crisi? Ma se la narrazione straripa ovunque e bisognerebbe semmai contenerla! Han muove appunto da un paradosso: che quanto più se ne parla tanto meno è in buona salute… E siccome il paradosso mi è sempre parsa una buona maniera di rovesciamento dialettico, valeva la pena di andare a vedere un po’ più a fondo. Continua a leggere Narrazione sì, narrazione no