Carmine Lubrano, a suo tempo tra i maggiori e più attivi rappresentanti della “Terza Ondata”, continuato a produrre poesia con grande assiduità, mantenendo nei suoi versi una accesa carica antagonista. Dopo la Letania salentina arrivano ora queste Nuove Letanie salentine e un Poema Manifesto, sempre per le edizioni Terra del Fuoco e Lab-Oratorio Poietico. Il libro, come il precedente, è di grande formato ed è corredato al suo interno da un apparato grafico di stampo surrealista e verbovisivo. Specifichiamo subito che la “letania” del titolo non ha nulla a che vedere con il responsorio religioso meccanicamente ripetitivo né con la melensaggine della “supplica”; è piuttosto (vicino all’uso di Emilio Villa) una sorta di “cantata lunga”, un simil-poemetto discontinuo e frammentario. Continua a leggere La “letania” di Lubrano
Per un autobiografismo sostenibile
A riflettere sull’autobiografismo tanto in auge oggi può aiutare un romanzo “autobiografico” (ma tra virgolette…) come Bambine di Alice Ceresa, uscito da Einaudi nel 1990 e ora ripubblicato in edizione riveduta dall’editore Casagrande di Bellinzona, per la cura di Tatiana Crivelli. Nella nuova veste controllata sui materiali d’archivio, la curatrice ha ripristinato i capitoli-cornice (primo e ultimo) che Ceresa voleva fossero stampati in forma di versi, mentre Einaudi li mise in prosa e in corsivo; inoltre ha segnalato il titolo proposto dall’autrice, La cacciata dal paradiso, ponendolo come sottotitolo. Il testo è poi completato da interviste, lettere e un’utilissima postfazione della stessa Crivelli.
Alice Ceresa era nata in Svizzera (di qui l’interessamento dell’editore e delle università di quel paese), ma ha scritto prevalentemente in italiano e in particolare è stata apprezzata nella temperie del Gruppo 63. Nel suo primo romanzo, La figlia prodiga, apprezzato da Giorgio Manganelli, la ribellione al senso comune è affrontata con lo stile del trattato: la “figlia prodiga” è l’autrice, sì, ma solo attraverso l’astrazione della definizione di una particolare forma di comportamento che è appunto la “prodigalità”. In Bambine, che è la storia di due sorelle dall’infanzia all’adolescenza, il materiale autobiografico è più evidente, e tuttavia… Continua a leggere Per un autobiografismo sostenibile
Mori & C. alle Giubbe Rosse
Il libro di poesia è diventato ormai un veicolo che non fa molta strada: è escluso dal mercato e trova anche in libreria spazi assai angusti e riservati a pochi, coinvolto nella crisi generale del “cartaceo”, ma ulteriormente svantaggiato in quanto prodotto che “non si vende”. Ecco allora che la poesia, se pure si deposita in pagine, è forzata ad uscirne all’esterno ed è bene che trovi spazio in presentazioni, letture e circostanze simili. C’è tutta un’attività poetica che si disperde nell’evento, nell’effimero – come si diceva un po’ di tempo fa – e rischia di non restare nella memoria nemmeno di chi vi ha preso parte. Tanto più, poi, quando la sua realizzazione è in forma di performance e il libro eventuale solo un supporto o un vago testimone.
Della poesia performativa Massimo Mori è un autorevole rappresentate e il principale dell’area fiorentina. Già autore di una preziosa raccolta tesa a illustrare iniziative, gruppi e riviste (Il circuito della poesia, Manni, 1997), Mori aggiorna ora il suo panorama con particolare riguardo a serate, interventi, convegni e quant’altro è stato organizzato nell’entourage dello storico caffè delle Giubbe Rosse: titolo del libro è Assolo corale per le Giubbe Rosse e lo ha pubblicato Florence art in data 2024 in una molto elegante edizione ricca di illustrazioni. Continua a leggere Mori & C. alle Giubbe Rosse
Gran magnate 3
CARLO EMILIO GADDA
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Rotoli di trippe lesse l’un sull’altro come tappeti arrotolati, gentili anatomie di capretti spellati, rosso bian¬che, il codonzolo appuntito, m a terminato nel ciuffetto, a significarne in modo veridico la nobiltà: «pe quattro lire v’oo do tutto,» diceva l’abbacchiaro presentandolo a mezz’aria, tutto cioè mezzo: e i bianchi cespi de la lattuga romana, o insalatine ricciolute tutte riccioli verdi, polli vivi coi loro occhi che smicciano da un lato solo e vedono, ognuno, un quarto del mondo, galline vive chiotte chiotte stipate nelle loro gabbie, o nere o belghe o padovane avorio-paglia, peperoni secchi gialloverdi, rossoverdi, che al mirarli solo ti pizzicavano la lingua, ti mettevano in salive la bocca: e poi noci, noci di Sorrento, nocciuole di Vignanello, e castagne a mucchi. Continua a leggere Gran magnate 3
Gran magnate 2
TEOFILO FOLENGO
Baldus
Cuncta super tavolam portant miro ordine paggi,
suscalchi magnos incedunt ante piattos,
apponuntque illos taciti, tacitosque regazzos
ire iubent, veluti bella est usanza fameiae
quae servit regi in coenis magnisque maestris.
Ergo nihil parlant, nisi sit parlare bisognus,
immo aliis rebus nemo strepitescit agendis,
ni dent suscalchi paggis quandoque bufettos,
dentque traversatis canibus gattisque pedadas.
Trenta taiatores non cessant rumpere carnes,
dismembrare ochas, vitulos, gialdosque capones,
465furcinulas ficcant in zalcizzonibus, atque
smenuzzant rotulas gladio taliante frequentes.
Saepe bonos tamen hi robbant taliando bocones,
atque caponorum pro se culamina servant.
Persuttos huc terra suos Labruzza recarat,
huc ve supressadas Napoli gentilis et offas
Millanus croceas et quae salcizza bibones
cogit franzosos crebras vacuare botecchias. Continua a leggere Gran magnate 2
Gran magnate 1
Come tutti gli anni, Critica integrale va in vacanza, ma non lascia a bocca asciutta, i suoi lettori proprio insaziabili, ma tiene loro compagnia con alcuni brani scelti. Questa volta, si tratta precisamente di “bocca” e di “insaziabilità”, quel lato alimentare che pure in ferie non guasta.
FRANÇOIS RABELAIS
Gargantua e Pantagruel
Ciò detto fu preparata la cena e in più del consueto furono arrostiti sedici buoi, tre manze, trentadue vitelli, sessantatre caprioli lattonzoli, novantacinque pecore, trecento porcellini di latte con salsa di mosto, duecento e venti pernici, settecento beccaccie, quattrocento capponi del Ludunese e della Cornovoglia, seimila pollastri e altrettanti piccioni, seicento gallinelle, mille e quattrocento leprotti, trecento e tre ottarde e millesettecento capponcelli. Non molta cacciagione si poté procurare così all’improvviso; non v’erano che undici cinghiali inviati dall’abate di Turpenay e diciotto fra daini, cervi e caprioli regalati dal signore di Granmont, più venti fagiani mandati dal signore di Essars e qualche dozzina di colombacci, d’uccelli acquatici, di arzavole, tarabusi, chiurli, pivieri, francolini, oche selvatiche, pizzacheretti, vannelli, palettoni, pavoncelle, aironetti, folaghe, tadorne, gazze, cicogne, oche granaiuole, fiammanti (cioè fenicotteri) terragnoli, dindi, gran quantità di gnocchetti e rinforzo di minestre.
Senza alcun dubbio i viveri abbondavano e furono cucinati a modino da Pestasalsa, Scuotipentola e Rubagresto, cuochi di Grangola. Giannotto, Michele e Gottochiaro, prepararono assai bene da bere.
06/08/2025