Archivi categoria: Le uscite

Volponi critico d’arte

Degli autori che stimiamo vogliamo giustamente sapere tutto e nessun documento di qualsiasi tipo è sprecato per illuminarli da ogni lato, sia pur secondario. Anzi, più le attività si allontanano dal centro verso interessi marginali e più la personalità se ne avvantaggia con l’apparire poliedrica.
Nel caso di Paolo Volponi, in realtà, l’esistenza di scritti dedicati all’arte (ora disponibili nel volume di Electa, Scritti critici 1956-1994) non dovrebbe stupire: basta infatti guardare tra le righe sia dei romanzi (che so, l’inventario di Trasmanati in Corporale) che delle poesie (il Presidente raffigurato come l’infante auratico delle pale d’altare) per rendersi conto di quanta competenza ci sia nell’ambito dell’arte figurativa. Ora, la figlia Caterina, nella nota all’inizio del volume (Paolo Volponi collezionista: qualche ricordo famigliare), ci fa capire come questo interesse – neanche tanto economico, ma una vera incoercibile passione – fosse profondo e vissuto, a corroborare la spinta culturale complessiva.
E dunque questo volume che comprende presentazioni di mostre, cataloghi, articoli su “Alfabeta”, interviste e molto altro, lungo un arco che copre tutta la vita dell’autore, è possibile leggerlo come un ulteriore capitolo della scrittura volponiana. Continua a leggere Volponi critico d’arte

Andrea Inglese non fa storie come gli altri

Storie! Storie! È quello che il pubblico desidera, che vuole, che consuma con passione, una storia tira l’altra altrimenti se ne sente l’astinenza, le storie prendono, tirano e si vendono… La curiosità indiscreta del lettore comune (sebbene in diminuzione numerica perché attratto da ben altre “serie”) ne fa man bassa e tanto più se storie di dolore e sofferenza, aureolate dal fatto di essere prodotte da esperienze autentiche, patemi dell’autore stesso in carne ed ossa. Prendono, tirano e si vendono ancora le storie del soggetto familiare, teste l’ultimo Strega con uno del padre e uno della madre, così da non far torto a nessuno in par condicio. Siamo avvolti nelle storie (e anche la retorica politica ce ne racconta un sacco).
Mi ha incuriosito, allora, il titolo dell’ultimo libro di Andrea Inglese, Storie di un secolo ulteriore, edito da DeriveApprodi. Non solo il titolo generale, ma anche il titolo dei singoli brani (o raccontini) contiene la fatidica parola: Storia del giro, Storia con cadaveri, e via di seguito “storieggiando” fino alla fine. Che si sia convertito all’andazzo corrente? Ma da Inglese, poeta prestato alla narrativa e proveniente dall’esperienza “fuori dei generi” dell’antologia Prosa in prosa, dove sta proprio in prima posizione con i suoi Prati, c’era da aspettarsi qualcosa di diverso. E infatti. Continua a leggere Andrea Inglese non fa storie come gli altri

La neoavanguardia vista attraverso l’ecfrasi

Dall’antico, oraziano, ut pictura poësis fino ai giorni nostri, il matrimonio tra arte e letteratura è stato – come dire – a “letti separati”… Grande attrazione, sì, ma poi prevalenti gli imperativi di settore e le categorie del mercato: e proprio il mercato le divide, ché nell’arte significa quotazioni a monte, mentre nella letteratura vale la diffusione a valle. Insomma, sono entrambe modi di rappresentazione: ma la letteratura con la mediazione del linguaggio, la pittura direttamente mimetica. Eppure, gli intrecci ci sono: la letteratura ha le sue figure (retoriche); mentre, dall’altra parte, spesso si sente dire che bisogna “leggere un quadro”. E poi c’è l’ecfrasi: che è per tradizione la descrizione verbale di un’opera d’arte visiva, una sfida a fare lo stesso con altri mezzi che si può allora considerare una pratica di confine.
Proprio l’ecfrasi è stata utilizzata e rimessa a nuovo da Chiara Portesine per riflettere sull’esperienza delle nuove avanguardie del secondo Novecento nel suo libro La continuazione degli occhi. Ecfrasi e forma-Galeria nelle poesie della Neoavanguardia (1956-1979), pubblicato nelle Edizioni della Normale di Pisa. Sembrerà strano, ma su questo tema classico l’avanguardia si rivela un’ottima cartina di tornasole, perché la sua istanza di cambiamento (diciamo pure: la sua “rivoluzione copernicana”) ha sempre sentito l’esigenza di non arrestarsi dentro le caselle prestabilite, ma di promuovere l’intera trasformazione del pianeta-estetica, puntando, in maniera più esplicita o meno, al rinnovamento della società. E allora l’alleanza tra scrittori e pittori porta con sé una nuova stagione dell’ecfrasi. Continua a leggere La neoavanguardia vista attraverso l’ecfrasi

Il testacoda dell’avanguardia

Uno degli standard con cui viene di solito considerata l’avanguardia è l’esasperata ricerca del “nuovo”. Che sarebbe poi anche un criterio generale di valutazione estetica (l’originalità). Tuttavia, questo motivo non è più tanto centrale nelle avanguardie “sperimentali” del secondo Novecento, e in fondo ancora prima, per esempio nel surrealismo. Nel surrealismo il problema non è tanto distanziare la tradizione – come nei futuristi – quanto attraversarla e contrapporle l’anti-canone degli scrittori cancellati perché trasgressivi. Insomma, la costruzione di una alternativa letteraria non può essere semplicemente liquidatoria (nel qual caso si rischia un plateale “ritorno del rimosso”), ma comporta un necessario atteggiamento critico nei confronti del passato.
Su questo mi ha fatto riflettere il libro di Marco Berisso, Documenti sulla neoavanguardia (edizioni del verri), uscito appena in tempo per rientrare nell’anno anniversario del Gruppo 63. Berisso da esperto medievista oltreché autore in proprio, si occupa di tre autori, Nanni Balestrini, Corrado Costa e Edoardo Sanguineti, mostrando come in ciascuno in modi diversi la tradizione continui ad essere considerata e in particolare quella delle origini letterarie. La prima impressione è stata di un rischio: rimettere questi autori eterodossi nel solco della lirica. Oppure di archiviarli storicamente attraverso l’omaggio della filologia. Tuttavia, l’apparato solido e convincente della ricerca compiuta da Berisso spinge a considerare il libro con più attenzione. Continua a leggere Il testacoda dell’avanguardia

Il fischio è un elisir

Qualche tempo fa ho incontrato Giorgio Mascitelli che non vedevo dai tempi del Gruppo 93. Ed eccomi qui a leggere il suo romanzo recente, intitolato Fischi per fiaschi, pubblicato da DeriveApprodi nel gennaio di quest’anno.
Il romanzo, con la sua ambientazione aziendale, si colloca nel solco della letteratura industriale, rinnovata dai suoi fasti ormai trascorsi dei Volponi, degli Ottieri e dei Parise e svolta sul pedale umoristico. Infatti il protagonista Gian detto John è un bravo informatico che però ha un difetto (nobody’s perfect!) o, per meglio dire, un punto debole: non riesce a trattenersi dal fischiettare durante il lavoro con conseguente disturbo dell’altrui concentrazione.
E subito due risvolti. Il primo: abbiamo un romanzo con una continua colonna sonora che spazia tra vari generi musicali (sempre però senza le parole). Il secondo: si crea una ambivalenza irrisolvibile tra culto e parodia perché da un lato i motivi arrivano all’improvviso fuori del controllo del soggetto in base alla forza della “orecchiabilità”; dall’altro lato, l’arte di fischiettare li abbassa al livello delle inezie e inerzie quotidiane. L’ambivalenza è forte soprattutto quando il personaggio intona l’inno sociale della ditta: dedizione o scherno? Continua a leggere Il fischio è un elisir

Poiché retorica c’è

La retorica può vantare senza dubbio una straordinaria resistenza nel tempo: è un insieme di termini provenienti dall’antica Grecia e tuttora utilizzati nel mondo intero, uno strumentario sostanzialmente immutato da Quintiliano a Lausberg, passato da un manuale all’altro con i relativi ritocchi, ma in fondo con la medesima logica. Si tratta di un repertorio tecnico indispensabile per la critica letteraria, per quanto i critici spesso preferiscano portare come pezze d’appoggio le proprie impressioni personali o emettere perentori giudizi di valore, tuttavia qualche riferimento a metafore, metonimie, ossimori e via dicendo lo devono pur fare (e qualche volta magari anche sbagliando di indicazione pertinente…). Per chi si occupa di letteratura conoscere le figure retoriche è un po’ come possedere l’abc del computer per chi si mette alla tastiera.
Sappiamo bene che la retorica è una faccenda d’ampio respiro e che il semplice elenco delle figure è una “retorica ristretta”. Tuttavia già qui, solo a parlare di “figure” e di “traslati”, cominciamo a ricevere delle notifiche importanti: con “figura” veniamo sapere che il linguaggio è capace di costruire con le parole delle sue proprie immagini, con un valore iconico che si aggiunge alla semplice funzione informativa; con “traslato” ci viene indicato il lavoro di spostamento e quindi siamo preparati ad affrontare parole e frasi che possiedono un supplemento di dinamismo. Insomma, la retorica modifica sia la forma che la forza. Continua a leggere Poiché retorica c’è