Riprende “Voce&Parola”, il ciclo di letture di poesia che ho ideato e condotto insieme a Tonino Tosto. In autunno sono previsti due nuovi incontri costruiti in una maniera un po’ diversa dai precedenti. Non ci sarà un solo autore, ma due. Due autori contrapposti, che saranno messi a confronto per vedere cosa si apprende, anche a distanza di tempo, dal loro contenzioso. Ovviamente la selezione dei testi avrà, per forza di cose, il suo orientamento, quindi l’evento sarà dichiaratamente partigiano, tuttavia non mancherà la par condicio quantitativa e il pubblico sarà messo in grado di ricavare dalla lettura il suo proprio giudizio.
Il titolo complessivo è Sfide. Per il momento, ne abbiamo previste due: Gozzano vs d’Annunzio, che si svolgerà il 28 ottobre e Lucini vs Marinetti, salvo imprevisti il 25 novembre (vedi i dettagli nella colonna degli appuntamenti qui a destra). Continua a leggere Sfide
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Ottonieri, i sensi dello stile
Dopo i versi di Geòdi, Tommaso Ottonieri ha pubblicato una nuova raccolta di testi – questa più improntata alla prosa – con il titolo di Cinema di sortilegi (Editore La vita felice). Si tratta di un insieme di scritti elaborati per varie occasioni negli anni recenti (il più “antico” mi pare del 2009) e quindi soggetti a una certa varietà. Tuttavia, come vedremo, sono legati da diverse ricorrenze o “fili rossi” che vogliamo chiamarli. Piuttosto che andare ad analizzare i brani uno per uno, come pure sarebbe legittimo, mi sembra più opportuno usare un metodo sintetico per carcare di estrarre le linee direttrici della ricerca. A dimostrare che la raccolta è un macrotesto come lo intendeva Maria Corti, cioè «una microstruttura che si articola all’interno di una macrostruttura, donde il carattere funzionale e informativo della raccolta; il che è come dire che il significato globale non coincide con la soma dei significati parziali dei singoli testi, ma lo oltrepassa». Questi caratteri comuni potranno essere ricorrenze semantiche (e ce ne sono molte qui) e anche l’atteggiamento non-confessionale (nel senso che, se pure il testo dice “io”, non veniamo a sapere quasi nulla di personale); ma forse l’aspetto unitario maggiore è lo stile: uno stile ampio, ritmato, in qualche modo maestoso. Continua a leggere Ottonieri, i sensi dello stile
Poiché retorica c’è
La retorica può vantare senza dubbio una straordinaria resistenza nel tempo: è un insieme di termini provenienti dall’antica Grecia e tuttora utilizzati nel mondo intero, uno strumentario sostanzialmente immutato da Quintiliano a Lausberg, passato da un manuale all’altro con i relativi ritocchi, ma in fondo con la medesima logica. Si tratta di un repertorio tecnico indispensabile per la critica letteraria, per quanto i critici spesso preferiscano portare come pezze d’appoggio le proprie impressioni personali o emettere perentori giudizi di valore, tuttavia qualche riferimento a metafore, metonimie, ossimori e via dicendo lo devono pur fare (e qualche volta magari anche sbagliando di indicazione pertinente…). Per chi si occupa di letteratura conoscere le figure retoriche è un po’ come possedere l’abc del computer per chi si mette alla tastiera.
Sappiamo bene che la retorica è una faccenda d’ampio respiro e che il semplice elenco delle figure è una “retorica ristretta”. Tuttavia già qui, solo a parlare di “figure” e di “traslati”, cominciamo a ricevere delle notifiche importanti: con “figura” veniamo sapere che il linguaggio è capace di costruire con le parole delle sue proprie immagini, con un valore iconico che si aggiunge alla semplice funzione informativa; con “traslato” ci viene indicato il lavoro di spostamento e quindi siamo preparati ad affrontare parole e frasi che possiedono un supplemento di dinamismo. Insomma, la retorica modifica sia la forma che la forza. Continua a leggere Poiché retorica c’è
L’ispirazione: siamo ancora a questo punto?
Mi è capitato spesso in passato, negli incontri nelle scuole e nel dialogo con studenti e professori, di imbattermi nel culto dell’“ispirazione”. In pratica, questo argomento: un testo poetico è valido se deriva da un’ispirazione. L’ispirazione è la misura del valore: se essa manca, il testo è debole o insignificante.
Sarebbe stato facile esprimere semplicemente contrarietà a queste asserzioni. Per esempio, affermando che sono vecchie come il mondo e quindi stantie; oppure che appartengono a un armamentario mistico e quindi valide solo per chi ci crede. La teoria dell’ispirazione si trova pari pari in Platone e si può riassumere così: l’autore non è l’autore, ma semplicemente il portavoce di una forza soprannaturale (la Musa) che soffiando come un vento “spira”, per l’appunto, attraverso l’autore umano. Il poeta, insomma che è ispirato, lascia entrare in sé quest’aria superiore che lo invade e determina la sua propria espressione. La cattiva poesia, in tale contesto, sarebbe quella di un poeta privo di ispirazione, disdegnato dalla Musa (si sa che lo spirito soffia dove vuole lui), che pertanto non può che suonare a vuoto quando si sforza di imitare dall’esterno i tratti dei beniamini del sacro fuoco. Continua a leggere L’ispirazione: siamo ancora a questo punto?
Giorgio Moio sulla poesia
Dopo quello di Antonino Contiliano, pubblico l’intervento sulla poesia che mi ha inviato Giorgio Moio. Che stia nascendo un dibattito?
GIORGIO MOIO
Poesia come normalità o azzardo?
Il compito della poesia è stato sempre quello di ricercare qualcosa che non c’è (o non ci è dato – forse – sapere), un linguaggio della contraddizione, palinodico e giocoso, tragicomico, che non affabuli ma aggrovigli, che non addomestichi ma interroghi. Sul piano prettamente stilistico, un accumulo delirante di parole deliranti apparentemente giocose e comiche da scorticare, scardinare, aprire squarci, ogni qualvolta il risultato si avvii verso l’ovvio, non senza il gioco delle combinazioni. Una poesia come avventura nel mare della conoscenza per una mobilità linguistica che non prometta consolazioni, che non raggiunga mai la centralità di un qualcosa fatto passare per verità; mai patetica, né intimistica, né romantica, ma irriverente, demistificatoria, dissacrante per una fisica visione dinamico-allegorica del mondo, per un itinerarium corporis in mundum. Continua a leggere Giorgio Moio sulla poesia
Le “Poesie scelte” di Gio Ferri
Facendo seguito a un progetto dell’autore stesso, le edizioni di Anterem pubblicano una antologia di Gio Ferri, il poeta veronese scomparso nel 2018. Si tratta di un volume assai ampio, intitolato Poesie scelte, sottotitolo Un’autoantologia 1964-2014, che copre per sezioni cronologiche l’intera attività dell’autore. Aperta da uno scritto della figlia, Paola Ferrari, e da una introduzione di Flavio Ermini che rivendica l’importanza di Gio Ferri nella scrittura di ricerca del secondo Novecento, l’antologia è suddivisa in diverse parti che si avvalgono di specifiche introduzioni critiche, rispettivamente di Giovanni Fontana (1964-74), di chi scrive (1975-1983), di Chiara Portesine (1984-1996) e di Marilina Ciaco (1997-2014). Completano il libro gli ulteriori contributi di Adam Vaccaro e Vincenza Guarracino, nonché la biografia e la bibliografia essenziale. Importante acquisizione è la presenza, nell’ultima sezione, dei testi inediti dei canti XXXVI-XLI del “poema interminabile” L’assassinio del poeta, ultima fatica di Ferri e tra le sue prove principali.
Complessivamente il libro è un ottimo strumento per conoscere un autore altrimenti introvabile nelle sue prime e piccole edizioni sparse. Continua a leggere Le “Poesie scelte” di Gio Ferri