Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Convinzione, conversione o cosa?

Ti trovi con uno che non la pensa come te. Cosa fai? Provi a convincerlo?
Beninteso, qui non c’è alcuna indicazione di tecniche psicologiche per far pensare gli altri come vuoi tu – nel qual caso questo sarebbe un blog come gli altri… La questione che mi interessa e che, come si vedrà subito, è fatta di serpenti che si mordono la coda, è di come spostare posizioni consolidate, di come scalfire il senso comune: insomma, quella che si potrebbe chiamare una strategia illuministica oppure una critica dell’ideologia.
Le quali si basano, in sintesi, su questo presupposto: “non sanno quello che fanno”. Allora con-vincere significa far aprire gli occhi alla cecità, risvegliare il dormiente, sanare l’errore con qualsiasi mezzo, di argomenti o di arte (nel qual caso “impegnata”).
Ultimamente, però, si è insinuato il tarlo della ragione cinica con la formula: “sanno quello che fanno, ma lo fanno”. Di fronte ad essa, il convincimento sembra inutile, una fatica sprecata. Continua a leggere Convinzione, conversione o cosa?

La “letania” di Lubrano

Carmine Lubrano, a suo tempo tra i maggiori e più attivi rappresentanti della “Terza Ondata”, continuato a produrre poesia con grande assiduità, mantenendo nei suoi versi una accesa carica antagonista. Dopo la Letania salentina arrivano ora queste Nuove Letanie salentine e un Poema Manifesto, sempre per le edizioni Terra del Fuoco e Lab-Oratorio Poietico. Il libro, come il precedente, è di grande formato ed è corredato al suo interno da un apparato grafico di stampo surrealista e verbovisivo. Specifichiamo subito che la “letania” del titolo non ha nulla a che vedere con il responsorio religioso meccanicamente ripetitivo né con la melensaggine della “supplica”; è piuttosto (vicino all’uso di Emilio Villa) una sorta di “cantata lunga”, un simil-poemetto discontinuo e frammentario. Continua a leggere La “letania” di Lubrano

Per un autobiografismo sostenibile

A riflettere sull’autobiografismo tanto in auge oggi può aiutare un romanzo “autobiografico” (ma tra virgolette…) come Bambine di Alice Ceresa, uscito da Einaudi nel 1990 e ora ripubblicato in edizione riveduta dall’editore Casagrande di Bellinzona, per la cura di Tatiana Crivelli. Nella nuova veste controllata sui materiali d’archivio, la curatrice ha ripristinato i capitoli-cornice (primo e ultimo) che Ceresa voleva fossero stampati in forma di versi, mentre Einaudi li mise in prosa e in corsivo; inoltre ha segnalato il titolo proposto dall’autrice, La cacciata dal paradiso, ponendolo come sottotitolo. Il testo è poi completato da interviste, lettere e un’utilissima postfazione della stessa Crivelli.
Alice Ceresa era nata in Svizzera (di qui l’interessamento dell’editore e delle università di quel paese), ma ha scritto prevalentemente in italiano e in particolare è stata apprezzata nella temperie del Gruppo 63. Nel suo primo romanzo, La figlia prodiga, apprezzato da Giorgio Manganelli, la ribellione al senso comune è affrontata con lo stile del trattato: la “figlia prodiga” è l’autrice, sì, ma solo attraverso l’astrazione della definizione di una particolare forma di comportamento che è appunto la “prodigalità”. In Bambine, che è la storia di due sorelle dall’infanzia all’adolescenza, il materiale autobiografico è più evidente, e tuttavia… Continua a leggere Per un autobiografismo sostenibile

Libertà e uguaglianza

Per il suo prossimo Annuario 2025 la redazione di “Malacoda” ha scelto come termine-tema la parola Libertà. Una parola che, negli ultimi tempi è stata travisata in molti modi. Va bene che la “Casa della libertà” e il successivo “Popolo” fanno ormai parte del passato, tuttavia ancora la questione è dibattuta malamente con strani paradossi (il divieto di “apologia di fascismo”, secondo i fascisti, sarebbe illiberale) e con alquanta confusione tra liberismo e conservatorismo che genera leggi lassiste e leggi repressive secondo convenienza.
Approfondire necessita. E, in particolare, occorre, a mio parere, ribadire il nesso indissolubile tra libertà e uguaglianza. Una libertà “disuguale” è una libertà per pochi, dunque non è una vera libertà, se la maggior parte rimane in stato di necessità. D’altra parte, la fine della servitù ha comportato il paradosso che i servi liberati sono liberi solo di vendersi (di vendere la loro forza-lavoro, il che è lo stesso). Continua a leggere Libertà e uguaglianza

Mori & C. alle Giubbe Rosse

Il libro di poesia è diventato ormai un veicolo che non fa molta strada: è escluso dal mercato e trova anche in libreria spazi assai angusti e riservati a pochi, coinvolto nella crisi generale del “cartaceo”, ma ulteriormente svantaggiato in quanto prodotto che “non si vende”. Ecco allora che la poesia, se pure si deposita in pagine, è forzata ad uscirne all’esterno ed è bene che trovi spazio in presentazioni, letture e circostanze simili. C’è tutta un’attività poetica che si disperde nell’evento, nell’effimero – come si diceva un po’ di tempo fa – e rischia di non restare nella memoria nemmeno di chi vi ha preso parte. Tanto più, poi, quando la sua realizzazione è in forma di performance e il libro eventuale solo un supporto o un vago testimone.
Della poesia performativa Massimo Mori è un autorevole rappresentate e il principale dell’area fiorentina. Già autore di una preziosa raccolta tesa a illustrare iniziative, gruppi e riviste (Il circuito della poesia, Manni, 1997), Mori aggiorna ora il suo panorama con particolare riguardo a serate, interventi, convegni e quant’altro è stato organizzato nell’entourage dello storico caffè delle Giubbe Rosse: titolo del libro è  Assolo corale per le Giubbe Rosse e lo ha pubblicato Florence art in data 2024 in una molto elegante edizione ricca di illustrazioni. Continua a leggere Mori & C. alle Giubbe Rosse

Gran magnate 3

CARLO EMILIO GADDA

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Rotoli di trippe lesse l’un sull’altro come tappeti arrotolati, gentili anatomie di capretti spellati, rosso bian¬che, il codonzolo appuntito, m a terminato nel ciuffetto, a significarne in modo veridico la nobiltà: «pe quattro lire v’oo do tutto,» diceva l’abbacchiaro presentandolo a mezz’aria, tutto cioè mezzo: e i bianchi cespi de la lattuga romana, o insalatine ricciolute tutte riccioli verdi, polli vivi coi loro occhi che smicciano da un lato solo e vedono, ognuno, un quarto del mondo, galline vive chiotte chiotte stipate nelle loro gabbie, o nere o belghe o padovane avorio-paglia, peperoni secchi gialloverdi, rossoverdi, che al mirarli solo ti pizzicavano la lingua, ti mettevano in salive la bocca: e poi noci, noci di Sorrento, nocciuole di Vignanello, e castagne a mucchi. Continua a leggere Gran magnate 3