Tutti gli articoli di francescomuzzioli

Seminario sul romanzo anomalo

Il ciclo di seminari della LUNA dedicato al romanzo anomalo si è concluso con una seduta volta a tirare le somme dei precedenti incontri e a discutere in generale il problema di una narrativa “non allineata”, sia nell’ambito della storia del romanzo che a proposito dell’interrogativo sulla situazione attuale della letteratura.
Chi volesse ascoltare l’intero dibattito lo trova caricato qui:

https://youtu.be/vwWxx6M01ts

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Il significato della parodia

Il significato della parodia è di essere un controcanto.
Non a caso si esercita soprattutto nei confronti dei capolavori, cioè delle opere che la cultura pone sul piedistallo e che si ritiene debbano essere ammirate da tutti, senza distinzioni né discussioni. La parodia ha bisogno di esercitarsi sul molto noto, perché altrimenti rischia di non essere percepita come tale: deve prendere un modello che tutti conoscono e trattarlo (ri-scriverlo, ri-produrlo) abbassandolo. Prendere il sacro per dissacrarlo. Prendere la Gioconda e disegnarle i baffi (vedi Duchamp); uno sberleffo da monelli, che tuttavia mette bene in evidenza lo spirito anti-accademico . È un po’ come il buffone del re, che ha dispensa di deriderlo.
Noto subito alcuni corollari: non rispettando i valori del gusto, la parodia dà prova di una certa insensibilità, oltre che di irriverenza e mancanza di riguardo verso gli idoli (non ottempera a quello che Benjamin chiamava il valore cultuale dell’arte). Inoltre, inutile dirlo, però va sottolineato, è manifestamente un testo secondario, che deriva da uno precedente e non esisterebbe senza quello, perciò imputabile di parassitismo. Infine, nel suo processo di abbassamento compie necessariamente una trasposizione del testo-base (quindi è citazione e insieme deconstestualizzazione). Continua a leggere Il significato della parodia

Lo dice Borges

All’altro, a Borges, accadono le cose. Io cammino per Buenos Aires e indugio, forse ormai meccanicamente, a guardare l’arco d’un androne e la porta che dà a un cortile; di Borges ho notizie attraverso la posta e vedo il suo nome in una terna di professori o in un dizionario biografico. Mi piacciono gli orologi a sabbia, le mappe, la stampa del secolo XVIII, il sapore del caffè e la prosa di Stevenson; l’altro condivide queste preferenze, ma in un modo vanitoso che le muta negli attributi d’un attore. Sarebbe esagerato affermare che la nostra relazione è di ostilità; io vivo, mi lascio vivere, perché Borges possa tramare la sua letteratura, e questa mi giustifica. Continua a leggere Lo dice Borges

Malacoda, nuovo numero

È in rete il nuovo numero della rivista “Malacoda”, che già più volte ho segnalato da questa postazione, essendone anche tra i collaboratori assidui. Questo è il terzo numero del VII anno della “Webzine di lotta letteraria e culturale, per una riforma intellettuale e morale”, come recita l’intestazione. Bisogna dare atto al direttore Mario Quattrucci di avere perseguito, ormai in un arco di tempo piuttosto lungo, una iniziativa aliena dalle mode e, si può ben dirlo, controcorrente. Il taglio di questa rivista, che si adatta alla rete, sì, ospitando contributi meno lunghi della misura del “saggio” propria di una rivista cartacea, ma più lunghi e impegnativi di un semplice articolo da blog, nello stesso tempo mantiene l’idea del periodico novecentesco, basato su “numeri” complessivi editati a distanza di tempo (non un sito con pubblicazioni random). Un indubbio segnale di resistenza. Continua a leggere Malacoda, nuovo numero

Michele Fianco e i “meravigliosi”

Un nuovo libro di Michele Fianco appare con il titolo I meravigliosi, dall’editore Arcipelago Itaca. È un libro diverso dal solito, in quanto legato a una precisa esperienza compiuta dall’autore come supplente in una scuola. Di solito, l’attività del supplente non è un gran che: ci si sente comunque supplementari e si stenta ad ingranare con alunni abituati a modalità diverse. Supplenza=supplizio, lo dice anche l’omofonia. E invece qui tutto è andato meglio, anzi è andato al meglio. Tanto che da quei mesi meravigliosi trascorsi in classe è venuto fuori questo libro.
Non aspettatevi però un racconto rievocativo e neppure una galleria di tipi simpatici o di bozzetti di vita vissuta. Michele Fianco resta fedele a se stesso e quindi al suo stile (o tono come preferisco chiamarlo) che è fondamentalmente anti-realistico. O, per essere più precisi, di un realismo radicale, convinto che la realtà più autentica stia nelle pieghe del vissuto e non nel suo primo piano “normale”. Continua a leggere Michele Fianco e i “meravigliosi”

Di ricoveri e ristori

Una volta le cose andavano diversamente. C’era un viandante, lacero, affamato, con le suole delle scarpe consunte per il lungo cammino, stanche le membra e corrose dalle intemperie incontrate lungo la strada, il quale finalmente, magari in seguito ad una fortuita deviazione dalla via maestra, per sbaglio o per caso, trovava scampo e per l’appunto un ricovero: sia pure di fortuna, sia pure costituito soltanto da due assi in croce e un tettuccio, oppure magari – che scialo! – construtto di muri tirati su alla buona e con dentro se non un letto, almeno un giaciglio di paglia pulita e asciutta dove, in termini esatti, ricoverare le stanche membra. Di ricovero, appunto, si trattava. E possibilmente di ristoro, significante non solo il buon sonno, che è – come sul dirsi – ristoratore, però anche una qualche cibaria sommaria ed essenziale che lo rimettesse in forze, il suddetto viandante, in grado di riprendere con lena il cammino, il giorno dopo, con il sole spuntato dopo il di molto maltempo, per le vie curve del mondo rotondo. Così un tempo si favoleggiava di ricoveri e ristori. Erano un soccorso povero per i più poveri. Continua a leggere Di ricoveri e ristori