Mangatour3

Il deserto

Che il mio itinerario includesse una selva, era del tutto ovvio ma, nella mia miope pudicizia da orologiaio, non ne avevo previsto la qualità spettacolare, registica, deliberatamente scenografica; la fantasticavo più significante; e tuttavia la sua socievole garbatezza mi ha assai confortato. Tradizionale, prevedibile, la quercia oracolare; ma non la sua puttaneria, tra furba e tracotante, e la rugosa, infantile frode del ruffiano. Del gioco dei viglietti questo solo dico, che la sua impudicizia mi ha giovato non poco. Ora oltrepassati foresta, quercia, ruffiano, mi trovo, naturalmente, ai margini del deserto. Il termine “deserto” ha dell’intimidatorio, quasi fosse la controfigura del nulla; ma questo è in primo luogo il magazzino che contiene l’attrezzeria del nulla. A codesto deserto mi ri-conosco congeniale, alle sue bizze, malumori, disforie, la sua mutria stizzosamente taciturna, l’assenza di immagini che distraggono, voci che illudono, ombre allarmanti; cose che potrebbero distogliermi dalla meditazione di te, cui ora posso propormi costante deuteragonista, amore.

Quel che ho notato fin qui di codesto deserto mi esenta dall’indulgere al colore locale; il lettore, aduso a mediocri e affollati ostelli, potrebbe accontentarsi del mio accenno al pessimo carattere del deserto; ma c’è dell’altro. Prima di procedere darò qualche ragguaglio essenziale sul modo di usare il deserto. Sprovvisto di un basso, un alto, di lati e orizzonte, un sopra e un sotto, non è possibile descriverlo. Ma da questa condizione derivano qualità, irrepetibili altrove; infatti, il deserto è il luogo degli infiniti possibili; e dunque io, fedele alla mia antica vocazione di guitto, posso recitare totalmente quel me stesso che ho offerto solo a frammenti, lungo la mia strada, barattando unghie contro pane. Ma di un’altra qualità del deserto si dovrà discorrere: in questo luogo non v’è riparo, né occultamento, nessun segreto, non reticenza. Sotto qualunque forma io mi scelga, io sono totalmente e irreparabilmente visibile e ascoltabile. Ne deduco: poiché tra il deserto e quell’ignoto che deserto non è, non v’è luogo per discontinuità o difese, io sono di fatto visto e ascoltato, sebbene io non veda né ascolti. Insomma, io sono nel cuore di un gran teatro, ed anzi sono il teatro; ma essendo, codesto teatro, nient’altro che lo stesso deserto, a me non giungono né applausi né irrisioni. Tutto ciò è ingegnoso e straziante: giacché io, fossi anche perdutamente e irreparabilmente amato, resto irraggiungibile ed ignaro. Guardami: non ti rifiuto, né mi sottraggo, rinuncio a sapermi destinatario dei tuoi messaggi, quali si siano. Posso raccontarmi che il tuo sonno sia stato lacerato dall’urgenza di raggiungermi; e che il mio deserto sia stato incluso nel tuo sogno. Ti fantastico spettatrice attenta, ammirante, deliziata, invisibile. Che tu definitivamente mi riconosca tuo, o altrettanto definitivamente mi discosti, è irrilevante; in parti uguali io godo letizia e disperazione.
Ti prego, osservami: la mia parlata è solenne ed enfatica, cammino a passi composti e lunghi, sono re, esercito, fragore d’armi, lampi di lance; ciò che voglio domare e catturare mi è ignoto e necessario; io recito l’assalto a te, ed esibisco coraggioso dolore ed impeto temerario; sono pronto a trasformarmi nei cavalli, nel carro del mio trionfo; ma so che verrò trafitto di pugnale, e morente scandirò parole che tu sola potrai rettamente, forse irridendo, interpretare; infine, decapitato, sarò pasto di sciacalli; spero che mi apprezzerai almeno come sciacallo di me stesso. Grazie. Ora mi adergo in edificio instabile, vertigine che si circonda di notte, cresce, e concresce; io mimo la tua casa dei sogni; voglio che tu sussulti, che tremando riconosca la tua vocazione ad immergerti nel sonno, e per quel tramite conseguirmi; ma anche ricondurti all’angoscia della fuga notturna, e al brulicar e di quei miti mostri che ora vedi in me, e dovunque ti custodiscono. Silenziosamente, io, tua casa insondabile, brucio, sono polvere, mi fingo il tuo urlo.
Grazie. Eccomi antica città, potente, viziosa, torva; percorrimi, io sono strade ed archi, taverne, risse, cloaca, pire per cadaveri, templi di falsi dèi, prostitute, assassini per denaro, matematici pensosi, monaci; se ami l’orrore e le sconce o inette guise dell’esistere, io sono quello appunto. E se vuoi che io aggiunga orrore ad orrore, io stesso plebe feroce e stolta dò alle fiamme me stesso città, mi decompongo in rovine che sanno di orina di cane, feci di predoni, e che insieme amano un maquillage di edera e lucertole viscide. Se mi vagheggi insidiosa, taciturna bruttura di palude, eccomi fango, e nel fango rettile enorme, potente, oscuramente consapevole della morte imminente mia, e di tutti coloro che hanno la mia forma e i miei desideri; nota in me fortezza, terrore, tristezza. Non ho anfratti per nascondermi, bersaglio su cui si esercita la mira esatta della fine. Amami come sicario: come tale mi amo. Ferocemente uccido un me stesso; inseguito – tu mi intendi – raggiunto, vilmente supplico, le lame attraversano le mani pietose, mi recidono il volto. Quante volte sono morto?
Ti prego, osserva attentamente; io sono il deserto, dunque io sono il luogo in cui sono, e vi sto in quanto assente, e il deserto, finalmente tale, se ne placa. Guitto ambizioso, la mia tentazione, ora, è il nulla. Non è facile, mia leziosa spettatrice, estinguere il maldestro pulsare del cuore; prego, contempla la devota, rischiosa finezza del mio essere non, questo niente che da sempre innervosisce le tue notti. Non hai riparo, sebbene tu non possa esserne sfiorata. Forse affermerai che il nulla, questo mio esser nulla, non ti riguarda affatto, o anche è esibizione di gusto pessimo; una bravata. Chiacchieri con i conspettatori, indispettita. Oppure, sola quanto io sono solo, opponi il tuo nulla al mio, e ti fai dunque visibilmente invisibile, infine a me simile, inesistenti e presenti entrambi, come tu sai, come io ho saputo da sempre.

(da Amore)

17/08/2022

1 commento su “Mangatour3”

  1. ” io sono il deserto, dunque io sono il luogo in cui sono, e vi sto in quanto assente, e il deserto, finalmente tale, se ne placa”: passaggio di particolare bellezza in questo Mangatour

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