Ballare o pensare?

Al Parco dei Daini di Villa Borghese, dove moltissimi anni fa passavo i pomeriggi dopo la scuola inseguendo vanamente il pallone (mio cugino ricorda a quei tempi un imberbe Veltroni che, essendo d’età più piccolo di noi, veniva messo in porta), dunque in quel luogo per me “storico” oggi sorge un podio evidentemente predisposto per ospitare musica da ballo su cui campeggia in lettere dorate la scritta in inglese spiccio: DANCE FIRST THINK LATER.
A parte l’aspetto indelicato di quel “first” che ricorda un po’ troppo l’enfasi da Trump; a parte il fatto che nel ballo il percorso dal cervello alle gambe dev’essere minimo perché pensare troppo ai passi mentre si eseguono può portare ad inciampi, per cui sembra che pensiero non ci sia; a parte che quel “pensarci dopo” sembra proprio alludere alla minaccia delle conseguenze possibili, e si sa che il ballo è sempre stato “contagioso” anche prima del covid; a parte questo e quello, insomma, la scritta trovata all’impensata nei miei luoghi per così dire natii mi ha dato assai da pensare e più “prima” che “dopo”.

Mi pare infatti la frase perfetta per illustrare la logica del capitalismo liberista. Prima si balla: si balla sulla musica delle variazioni finanziarie e si va su e giù (ma più spesso giù) sull’onda delle tempeste globali. Basta un messaggino di WhatsApp e sei licenziato in tronco. Tutti “siamo in ballo” e non c’è altro da fare che, a cosa fatte, mitigare gli esiti disastrosi di questi movimenti. Pazienza, ci si penserà dopo. E poiché in fondo è sempre stata l’opzione della santa chiesa, cioè appoggiare i potenti per poi soccorrere le loro vittime, ecco come mai il Papa è ora, a detta di tutti, il più “di sinistra”… Ballare e sballare senza pensare non è solo imperativo da divertimentificio, ma in fondo è imperativo estetico generale di diminuzione del pensiero: da tempo considero la fiction (in particolare nella sua serialità senza fine) una forma di doping che propina dosi a volontà.
Ora, però, c’è un però. Avevo pensato che quella frase fosse improntata, che so, a La nascita della tragedia di Nietzsche, al suo furore dionisiaco che mette in mora l’illuminismo identificato in Euripide e soprattutto in Socrate, deprecando l’avvento dell’“uomo teoretico” della scienza e proprio della critica, tanto che la tesi del “mondo giustificato come fenomeno estetico” troverebbe consensi in molti odierni fautori della “bellezza”. E avrei riflettuto che tuttavia in Nietzsche c’è dialettica e, come si sa, il dionisiaco fa coppia con l’apollineo, insomma la forza espressiva dell’“eterna gioia dell’esistere” (che di per sé finirebbe in una affermazione molto ingenua e alquanto enfatica, cioè in una sorta di retorica del primigenio) si carica di più nel contrasto e nella contraddizione, ossia quando deve torcersi nel senso del “disarmonico” e della “dissonanza”, dove, se estetica deve essere, sia una estetica della “dismisura”.
Poi, invece, ho dato uno sguardo in rete: ed ecco che ti vedo circolare la frase surriportata in grande abbondanza, con per soprammercato il prosieguo di “It’s the natural order” (cioè primo il ballo, il pensiero dopo è la sequenza naturale). Ancor più allibito resto vedendo il tutto attribuito a Samuel Beckett. E adesso? Come faccio a dichiararmi in disaccordo con quello che ritengo un faro assoluto della modernità radicale? (E come avrà fatto lui a dire una frase del genere ?). Detto fatto, cerco di capire dove si trova la citazione, cosa che in rete – lo avete notato? – diventa difficilissimo, la provenienza non è mai indicata chiaramente e già mi è capitato di incappare in una falsa citazione dal Don Chisciotte. In questo caso la citazione è giusta ed effettivamente si reperisce in Aspettando Godot. Essa però è tutt’altro che una affermazione esaltante per i patiti delle discoteche. Fa parte della tortura del povero servo Lucky trattato come un animale ammaestrato dal suo cinico padrone Pozzo ed il senso, quindi, è totalmente rovesciato in una scena che si conclude nella parodia di una danza (ribaltando perciò anche Nietzsche). Vale la pena di citare un po’ più per esteso:

POZZO (…) Che cosa preferite? Che balli, che canti, che reciti, che pensi, che…
ESTRAGONE Chi?
POZZO Chi! Voi sapete pensare, voialtri?
VLADIMIRO E anche lui pensa?
POZZO Naturalmente. Ad alta voce. E vi dirò che una volta pensava anche molto bene, potevo starlo ad ascoltare per delle ore. Adesso… (Freme) Insomma, lasciamo stare. Allora, volete che ci pensi qualcosa?
ESTRAGONE Preferirei che ballasse, sarebbe più allegro.
POZZO Non necessariamente.
ESTRAGONE Non credi, Didi, che sarebbe più allegro?
VLADIMIRO Per me, lo sentirei pensare volentieri.
ESTRAGONE Potrebbe magari prima ballare, e poi pensare? Se non è chieder troppo.
VLADIMIRO (a Pozzo) si potrebbe?
POZZO Ma certo, niente di più facile. D’altronde, è l’ordine naturale. (Breve risata).
VLADIMIRO E allora, vada per il ballo. (Silenzio).
POZZO (a Lucky) Hai sentito?
ESTRAGONE Non succede mai che rifiuti?
POZZO Dopo vi spiegherò. (A Lucky) Balla, maiale!
Lucky posa valigia e paniere, si avvicina alla ribalta, si volta verso Pozzo. Estragone si alza per vedere meglio. Lucky balla. si ferma.
ESTRAGONE Tutto qui?
POZZO Continua!
Lucky ripete gli stessi movimenti, si ferma.
ESTRAGONE Bella roba! (Imita i movimenti di Lucky) Ci riuscirei perfino io. (Imita, quasi cade) Con un po’ di allenamento.

Come si vede, quello sparuto dionisismo residuale che fa a pugni con la società dello spettacolo è espressione di una povertà dell’esperienza che è proprio ciò che oggi si vorrebbe ignorare nella frenesia edonistica del consumo. Quanto al pensiero in Beckett, come scrive Adorno, «la contraddizione permanente dell’assurdo, il nonsenso che è punto termine della ragione, schiude con enfasi la possibilità di un Vero che non può più esser nemmeno pensato» (ma sul nonsense rimando a una prossima puntata).
Conclusione: non sarebbe male ballare pensando – che è poi il vero segreto dell’arte moderna (e in fondo lo stesso Nietzsche nel mentre esortava ai “salti” e agli “scarti”, univa la danza al riso: «dovreste imparare a ridere, o giovani amici…, forse che allora, ridendo, manderete un giorno ogni consolazione metafisica al diavolo»).
E poi, sulle citazioni in rete: pensateci bene prima di prenderle per buone.

22/07/2021

1 commento su “Ballare o pensare?”

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