Jameson e l’allegoria 4

Termina con questa terza puntata la discussione sull’allegoria a partire dal libro di Fredric Jameson Allegory and Ideology. La prima puntata ha riguardato soprattutto la distinzione tra la personificazione (che è semplificatrice e porta a immagini stereotipate) e l’allegoria a “quattro livelli”, che è, invece, secondo l’autore, polisensa e creativa. Nella seconda puntata si è ragionato sulla differenza tra la prospettiva dell’interprete e quella del produttore del testo, quindi sulla possibilità di una tendenza allegorica. Nella terza si è affronta una questione nodale in Jameson, cioè la differenza tra moderno e postmoderno. Rimane da considerare, con una breve appendice, l’uso del “quadrato semiotico” di Greimas che in Jameson prende nuova vita, anche al di là dell’impostazione strutturalista. I 4 sensi dell’allegoria, il quadrato semiotico: non potevo evitare di parlarne in 4 puntate…

4

Numerologia del quattro

Nel libro di Jameson, Allegory and Ideology, campeggia il ricorso al numero quattro, nettamente preferito al tre, quindi con distacco da una certa dialettica triadica. Ai quattro livelli dell’allegoria si sovrappone spesso e volentieri il “quadrato semiotico” elaborato da Algirdas Greimas, uno dei punti più alti della stagione strutturalista. Il quadrato semiotico ‒ per chi ne fosse digiuno ‒ è un modo per organizzare la materia (culturale o letteraria), articolandola secondo logica.


Partendo dal termine ritenuto centrale (S), gli si contrappone il suo opposto (-S) e a ciascuno di essi i due contraddittori (non -S e non S). Si ottiene questo schema:

Quadrato sem 1

In Italia, una ripresa attenta e competente del quadrato greimasiano è nei lavori teorico-critici di Giovanni Bottiroli. Per quanto riguarda Jameson, fin nel suo studio iniziale sullo strutturalismo (aveva cominciato per la verità con Sartre), La Prigione del linguaggio (1972, trad. Cappelli, 1982), del quadrato vemiva fatta una precisa e circostanziata discussione. E poi in svariate occasioni l’autore lo aveva reso funzionale alle sue analisi, spesso e volentieri, si trattasse di filosofia o di cinema, di grande romanzo o di fantascienza. Ad esempio, nel libro sull’allegoria troviamo questo quadrato che articola i livelli della realtà nell’epoca postmoderna, a partire dal contenuto:

Quadrato semiotico 2

E, in appendice, c’è un breve ma denso saggio esplicativo dedicato proprio a The Greimas Square. In esso Jameson rileva come, rispetto all’uso corrente in ambito strutturalista delle coppie di opposti, l’intuizione di Greimas sia quella di una maggiore complessità e quindi di una migliore profondità analitica. Infatti, invece di avere solo due termini, facilmente soggetti alla reductio, se ne ottengono quattro e poi, aggiungendo i lati, otto; e aggiungendo le diagonali addirittura 10!
Inoltre, per quanto il quadrato appaia come un metodo di classificazione, descrizione e spazializzazione sincronica (cadendo con ciò nella difficoltà strutturalista di pensare la storia), tuttavia Jameson sottolinea la presenza di una serie di opzioni discutibili, attraverso le quali la posizione storica entra nel quadro, per quanto non richiesta. Innanzitutto, il punto di partenza, il primo vertice, è frutto di una scelta che quindi può essere sottoposta ad alternative (nulla ci vieta di invertire l’opposizione e cominciare, per dire, nel caso dell’esempio sopra addotto, dalla “forma”, invece che dal “contenuto”, oppure dal “simulacro” o dal “Reale”, ottenendo risultati diversi). In secondo luogo, nei termini da inserire possono darsi situazioni di polisemicità, con complicazioni ulteriori. E, infine, Jameson sottolinea l’importanza del quarto termine, la “negazione della negazione”, quel termine che la classica dialettica triadica non sarebbe stata in grado di vedere.
Sicché, quel numero in più è, sostiene Jameson,

the place of novelty and of paradoxical emergence: it is always the most critical position and the one that remains open or empty for the longest time, for its identification completes the process and in that sense constitutes the most creative act of the construction. Once again, it is simply a matter of experience that the first three terms are relatively “given” and demand no great acts of intellection, but that the fourth one is the place of the great leap, the great deduction, the intuition that falls from the ceiling, or from heaven. 

Con quel salto, la “quadratura”, da statica diventa dinamica e individua una alternativa. In fondo, avviene la stessa reinterpretazione che nei confronti dei quattro sensi allegorici: come in quelli si evidenziavano gli spostamenti nella gerarchia e i passaggi intermedi (le transizioni) così nel quadrato si mette in luce lo “slippage”:

The diagram attempts to respect as much as possible the combinatory richness and intricacy of the text, very specifically including what I have called the slippage within the terms, that is their multiple semic content or the copresence of various levels and codes within each (…). 

Se il quadrato, come ha indicato più volte Jameson, coincide con l’ideologia («it constitutes a virtual map of conceptual closure, or better still, of the closure of ideology itself, that is, ideology as a mechanism»), nella misura in cui nel costruirlo continuano a intervenire l’“intelligenza” e l’“intuizione”, esso diventa la base per ogni tentativo di apertura. E non già con la pretesa di dissolvere il sistema a forza di pensiero (cioè idealisticamente, senza una rivoluzione materiale), ma come passaggio a una contraddizione più avanzata:

The semiotic square is thus not static but dynamic: (…) the attempt, rotating the square and generating its implicit positions, to find one’s way out of the conceptual or ideological closure, out of the old or given ‒ into which one is locked ‒ somehow desperately to generate the novelty of the event, or of breakthrough, or of the Novum. (…) one does not resolve a contradiction; rather, by praxis, one alters the situation in such a way that the old contradiction, now dead and irrelevant, moves without solution into the past, its place taken by a fresh and unexpected contradiction (which may or may not be some advance on the older aporias or ideological imprisonment). 

Dopo un ultimo esempio di applicazione, in omaggio alla Metastoria di Hayden White, dove si genera un quadrato piuttosto complesso, che comprende i termini di prospettiva (ottimismo-pessimismo), le figure retoriche (metafora, sineddoche, metonimia, ironia), i generi letterari (romanzo, commedia, tragedia, satira) e le posizioni teorico-filosofiche (Nietzsche vs. Hegel e Marx):

Quadrato semiotico 3

le ultime parole del saggio contengono un finale proiettivo:

That Greimassian semiotics should be “true” in some sense (or at any rate, pragmatically, richly usable and full of practical development) and at the same time stand as a profound historical symptom of the nature of the age I find no difficulty in reconciling: the latter­ the structure of the late capitalist global system ‒ constituting some­thing like the conditions of possibility for the conceptualizing and articulation of the new theoretical system. 

L’ultima parola è l’utopia. E bisogna dare atto a Jameson di averla sempre tenuta presente, in maniera quando più quando meno convincente, come stella polare di ogni suo discorso.

(Fine)

11-7-20

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