“Evviva la dialettica!”

Da qualche tempo sono solito dire che su Brecht dovremmo essere tutti d’accordo. Certo, mi rendo conto, non proprio tutti tutti; e forse dovrei calare più o meno alla metà dei noi. Ma quello che intendo è: sia contenutisti che formalisti. Infatti il nostro vecchio Bertolt viene ben incontro a quelli che vogliono un impegno a favore degli svantaggiati, degli ultimi, degli oppressi; nello stesso tempo, però, offre agli apprezzatori dello specifico artistico-letterario da mettere sotto i denti notevoli sottigliezze procedurali (lo straniamento) e una acuta intelligenza nei riguardi del modo di espressione. Non a caso è ancora citatissimo nei discorsi dei sofisticati big della teoria internazionale (Badiou, Žižek, Rancière, quest’ultimo magari con qualche riserva) e Jameson gli ha dedicato una monografia in cui gli riconosce in buona sostanza il ruolo speciale di interpretare una “modernità diversa”, addirittura «l’unica forma legittima dell’innovazione modernista in quanto tale».
A proposito, dunque, tornano in libreria i Dialoghi di profughi per merito dell’editrice L’orma, in una nuova traduzione completa e con l’aggiunta di inediti. Nei Dialoghi troviamo un Brecht al meglio, come attesta l’ammirazione per questo libretto da parte di Sanguineti (citato nel retro della copertina) presso di noi e di Juan Carlos Rodríguez in Spagna. Per paradosso, Brecht qui è al meglio proprio perché al peggio, visto che lo scrive quando si trova esule nel Nordeuropa sotto l’avanzata delle truppe naziste attorno al 1940. Continua a leggere “Evviva la dialettica!”

I “lupopesci” di Lentini

È uscito un nuovo libro di Alfonso Lentini, autore passato attraverso la Terza Ondata e ora operante in una zona franca di scrittura fantastico-onirico-magica praticata con molta ironia. Il nuovo libro s’intitola Noi siamo i lupopesci ed è pubblicato dalle edizioni pièdimosca nella collana diretta da Carlo Sperduti.
Il libro, che raccoglie pezzi molto brevi, raramente superiori allo spazio di una pagina, è diviso in 4 sezioni: la prima (Scale) è percorsa da un buffo spirito di elevazione che coinvolge un’intera famiglia, dai propinqui agli antenati; la seconda (Del dormire) esplora le esperienze dell’altra metà dell’esistenza; la terza è dedicata ai Nani di mente che credono soltanto in quello che vedono (e quindi, in fondo, siamo noi); la quarta insiste sul quotidiano deformato-contraddittorio e si chiude con un Viaggio sulla Luna (che dà il titolo alla sezione) percorso al contrario, cioè scendendo al «centro della Terra». Tutte prospettive comunque molto vicine e convergenti nella creazione di “mondi impossibili”. Continua a leggere I “lupopesci” di Lentini

Salutando Giorgio

Abbiamo cominciato insieme, all’inizio degli anni ’70 del Novecento. Io e Giorgio Patrizi eravamo freschi di laurea e ci trovammo in un nutrito gruppo che Walter Pedullà aveva riunito con l’intento di fare una rivista con i giovani. Molti abbandonarono via via e restammo in pochi a proseguire il progetto autonomamente: furono i “Quaderni di critica” (titolo brechtiano e non crociano, si badi). Le nuove avanguardie erano appena trascorse e c’era la spinta propulsiva del Sessantotto. La nostra idea di tenere insieme sperimentazione linguistica e impegno politico era comunque abbastanza rara a quei tempi (1973: cinquant’anni fa esatti) e ci aiutava a portarla avanti il pensiero eterodosso di un altro Walter, Benjamin, appena allora conosciuto. Eravamo assertori del lavoro collettivo, convinti che solo nel confronto e nello scambio si potesse produrre davvero. In quel numero “in attesa di autorizzazione” Giorgio si occupò di Balestrini andando a indagare con molta precisione i meccanismi poetici nella correlazione delle forme e dei materiali, dei significanti e dei significati, della logica interna e del senso politico.

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Mari&Monti.4

Edoardo Cacciatore

La discorde assemblea

ll mare ci espone al suo massimo esempio
Il moto soffermo in cerca di un dove
In cui concentrarsi esaurito lo scempio
Di itti frementi con foga commuove
L’ammasso in comune in procinto di farsi
Discorde assemblea del tutto incapace
Di stendere accordi pacifici — sparsi
Sussulti a rimando in cui l’ira tace
La smossa sequenza agitata su a galla
Sofferma si ostenta ma inquieto è il ristagno
Già ovunque rioscilla ed a sprazzi sfarfalla
Di brano in brano rescisso compagno
Sì il centro elargisce arcicolma accoglienza
Ma accoglie ed augura buona partenza.

(La puntura dell’assillo, 1986)

26/08/2023

Mari&Monti.3

Dino Campana

Immagini del viaggio e della montagna

Pare la donna che siede pallida giovine ancora
Sopra dell’erta ultima presso la casa antica:
Avanti a lei incerte si snodano le valli
Verso le solitudini alte de gli orizzonti:
La gentile canuta il cuculo sente a cantare.
E il semplice cuore provato negli anni

A le melodie della terra
Ascolta quieto: le note
Giungon, continue ambigue come in un velo di seta.
Da selve oscure il torrente
Sorte ed in torpidi gorghi la chiostra di rocce
Lambe ed involge aereo cilestrino…
E il cuculo cola più lento due note velate
Nel silenzio azzurrino Continua a leggere Mari&Monti.3

Mari&Monti.2

EUGENIO MONTALE

Falsetto

Esterina, i vent’anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un’avventura più lontana
l’intento viso che assembra
l’arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t’avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell’elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d’incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t’impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.
L’acqua’ è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu!
Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T’alzi e t’avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s’incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t’abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

(Ossi di seppia, 1925)